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Fintech in Italia: le startup, i numeri e i protagonisti della rivoluzione

16 aprile 2020 / Di Filippo Renga / Nessun commento

Il Fintech, vale a dire l’applicazione degli strumenti digitali al mondo finanziario, conquista anche l’Italia. Un settore sempre più dinamico, la cui crescita è testimoniata da diversi fattori: da un lato ci sono le banche sempre più aperte alle tecnologie digitali e alle innovazioni introdotte dalle startup Fintech, dall'altro i consumatori italiani e le PMI che non disdegnano i nuovi servizi finanziari e assicurativi a disposizione.

L’entrata in vigore della PSD2, nuova direttiva europea sui servizi di pagamento, ha inoltre rimescolato le carte, ampliando le opportunità per startup e operatori Fintech, in una logica sempre più di Open Finance.

Ma in che modo il Fintech sta facendo breccia in Italia? In quest'articolo abbiamo raccolto i numeri più interessanti del fenomeno, tra startup, utilizzo dei servizi finanziari digitali e approccio delle banche.

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Quanto è diffuso il Fintech in Italia

Secondo una ricerca condotta da Nielsen e l'Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, il digitale continua a diffondersi nel mondo finanziario e assicurativo: il 33% degli utenti italiani tra i 18 e i 74 anni ha utilizzato almeno un servizio Fintech o Insurtech, con una soddisfazione media elevata.

Questi nel dettaglio, i servizi Fintech più utilizzati e quindi più diffusi tra i consumatori in Italia:

  • Mobile Payment, cioè acquisto e pagamento di beni e servizi tramite cellulare;
  • Chatbot per comunicare con la propria banca;
  • servizi per gestire il proprio budget personale o familiare;
  • servizi per trasferimenti istantanei di denaro tra privati;
  • prelievi di denaro senza carta via Smartphone.

Anche il comparto PMI, spina dorsale del tessuto economico italiano, fa i conti con questa rivoluzione digitale italiana in campo finanziario e assicurativo, pur conservando una domanda più tradizionale. Il 64% delle nostre PMI dichiara di aver fatto uso di prodotti e servizi finanziari rivolti alle imprese come Invoice Trading, Prestiti a medio-lungo termine, Investimenti, Factoring, Lettera di Credito, Strumenti di previsione dei cash flow. Ma per quel che riguarda le modalità di accesso a tali servizi si osserva un equilibrio tra canale fisico (filiale o consulente) e digitale (Internet Banking da PC). Solo per i servizi di pagamento (come bonifici, F24, RI.BA, ecc.) il canale digitale prevale nettamente (96% delle PMI).

Per quanto riguarda le coperture assicurative, le PMI sono ancora fortemente radicate a modalità e attori tradizionali, come compagnie assicurative e banche. Solo il 2% delle PMI ha comprato una copertura online e il 18% si è affidata a soluzioni ibride, dove il digitale supporta il processo. Diverso il discorso nella parte di supporto digitale: il 55% delle PMI è supportata digitalmente dal proprio agente nella gestione dell’assicurazione, prevalentemente tramite email.

 

Il quadro delle startup Fintech in Italia

Sono 326 in tutto le startup Fintech italiane, operanti soprattutto nel settore dei servizi bancari (soluzioni di Bank Account, Wallet & Payments, Personal Finance Management e Lending & Financing), dei servizi di Investment e Insurance e dei servizi tecnologici orientati al mondo finanziario e assicurativo. Rientrano in questa categoria, ad esempio, soluzioni di Cyber Security, software per la Security Analysis o strumenti per la certificazione digitale dell’identità.

L’Osservatorio Fintech & Insurtech ha analizzato 149 di queste startup, approfondendone modelli di business, offerta innovativa e rapporto con l’ecosistema. Le startup italiane stanno improntando il proprio modello verso un’architettura open, aperta a partnership con altri attori sia finanziari che non finanziari (nel 50% dei casi). A spingere questa sinergia è soprattutto il supporto tecnologico che le startup possono rappresentare per questi attori.

Le startup Fintech & Insurtech italiane sembrano però meno propense alle collaborazioni con altre startup. Addirittura, vedono proprio le altre startup come principale competitor, anche più di istituti finanziari e compagnie assicurative.

A livello di finanziamenti ricevuti, le startup italiane non attraggono ancora capitali consistenti. Il volume raccolto a dicembre 2019 da tutte le startup Fintech & Insurtech italiane si assesta a 654 milioni di euro, una media di soli 2,6 milioni di euro per startup, che diventano ancora meno se si escludono i finanziamenti assai più consistenti di due tra le principali protagoniste di questo ecosistema, vale a dire le startup Prima Assicurazioni e Moneyfarm.

Sono le API, acronimo di Application Programming Interface, le tecnologie più utilizzate dalle startup italiane, seguite da Data Analytics e Artificial Intelligence (in particolar modo in ambito Insurance Services), Blockchain, Distributed Ledger Technologies (DLT) e IoT.

 

Un Sandbox per il Fintech italiano

Un tema di sicuro interesse per il mondo del Fintech in Italia è quello del cosiddetto Sandbox “regolamentare” previsto dal legislatore tramite un recente emendamento alla legge di conversione del Decreto Crescita.

Le motivazioni principali che muovono le startup Fintech italiane a chiedere la creazione di un Sandbox italiano sono sostanzialmente due:

  • la ricerca di un supporto alla crescita, in quanto mezzo per ridurre i costi, per nuove soluzioni e prodotti con un minore Time to market, per creare fiducia indiretta negli stakeholder;
  • un indirizzo nella regolamentazione, in un settore ancora tutto da indirizzare dal punto di vista normativo.

La creazione di un Sandbox Italiano è ritenuta utile in particolare da quelle startup Fintech & Insurtech operanti nei settori Wallet & Payments, Crowdfunding e Proptech (cioè Property Technologies, applicazione delle tecnologie al settore Real Estate), a prescindere dal rientrare o meno nel perimetro già regolamentato da Banca d’Italia o altre autorità. All’opposto, le startup che ritengono meno utile un Sandbox sono quelle operanti nella Cybersecurity, nell’Insurance e nel Financial Advisoring.

 

Fintech in Italia: opportunità o minaccia per le banche?

Le startup Fintech sono aziende innovative che, offrendo servizi nuovi e mirati, stanno svolgendo un ruolo cruciale nella digitalizzazione del mercato finanziario italiano. È però importante rispondere a una domanda di sottofondo: il ruolo delle aziende Fintech è da intendersi come un’opportunità di collaborazione per banche e attori tradizionali o una minaccia competitiva? Un discorso che vale in tutto il mondo, a maggior ragione nel nostro Paese storicamente caratterizzato da importanti pilastri qual risparmio delle famiglie, credito bancario e piccole e medie imprese ancora poco avvezze alla digitalizzazione.

Abbiamo visto come i modelli di business delle startup tendono verso un approccio collaborativo: alcune supportano le banche ad affrontare la trasformazione digitale, altre invece vedono gli attori tradizionali come degli intermediari, delle piattaforme tramite cui offrire i propri servizi.

Al momento, tutte queste realtà si propongono come diretti competitor solo su un numero ristretto di servizi, mentre poche puntano ad offrire una suite completa di servizi bancari o assicurativi.


Filippo Renga, Laura Grassi e Alessandro Faes - Osservatorio Fintech & Insurtech

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Filippo Renga

Filippo Renga

Co-Fondatore degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano. È inoltre Direttore degli Osservatori Innovazione Digitale nel Turismo, Fintech & Insurtech e Smart Agrifood.