Open API, cosa sono e come innoveranno i pagamenti digitali

creato il / aggiornato il / Di Ivano Asaro / 0 Commenti

Il mondo dei pagamenti digitali è in continua evoluzione: progrediscono i dispositivi, le modalità di pagamento e le normative di riferimento. A far da ponte tra evoluzione normativa e trasformazione tecnologica c’è il cosiddetto fenomeno dell’Open API. In questo articolo illustriamo dunque che cosa sono le Open API, perché rappresentano una novità così importante e quanto sono diffuse, grazie alla Ricerca dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano

Ma partiamo dal principio e iniziamo dunque rispondendo a una domanda essenziale: cos’è un’Open API?

Cosa sono le Open API

Partiamo con una doverosa definizione del significato di Open API, fornita dall’Osservatorio Innovative Payments:

Per API (acronimo di Application Programming Interface) si intende un insieme di funzioni e procedure che consentono a una applicazione di accedere a funzionalità, dati e/o audience di altre applicazioni o altri servizi digitali. Una API accessibile a chiunque è detta "aperta" e può essere definita appunto Open API.

Open API e il loro ruolo nella PSD2 e nella PSD3

Negli ultimi anni il fenomeno dell’OpenAPI è cresciuto notevolmente, spinto in particolare dall’entrata in vigore della PSD2. Questa direttiva europea sui servizi di pagamento (che è già sottoposta a revisione per una versione successiva, la PSD3) a partire da settembre 2019 ha ridisegnato le logiche all’interno del mercato finanziario europeo e ha aperto la strada per l’affermazione del cosiddetto Open Banking.

Secondo la normativa PSD2, infatti, le banche devono rendere obbligatoriamente “Open” (ossia accessibili anche ad attori esterni) queste Application Programming Interface (API). L’obbligo riguarda la condivisione di alcuni dati: con la PSD2 le banche sono obbligate a esporre tramite API le informazioni sui conti e la possibilità di disporre pagamenti. 

Un altro elemento chiave dello sviluppo dell’Open API è la “coopetizione” – ossia una "cooperazione" che è allo stesso tempo una "competizione" – fra gli attori tradizionali del mondo bancario e le fintech, con l’obiettivo portare una vera e propria innovazione per i consumatori.

I servizi Open API

I servizi di Open Api resi accessibili dalla normativa sono fondamentalmente di tre tipi:

  • Account Information, per accedere ai conti correnti tramite applicazioni diverse da quelle bancarie;
  • Payment Initiation, per poter disporre un ordine di pagamento dal proprio conto corrente tramite altre applicazioni;
  • Funds Checking, che consentono ai TPP (Third Party Payment Services Provider) di emettere una carta che possa verificare la disponibilità di fondi sul conto corrente acceso presso un altro istituto e di finalizzare un pagamento.

In realtà, emerge come, in ambito Open API, diversi attori bancari abbiano già allargato a funzionalità ulteriori, offrendone di aggiuntive rispetto a quelle richieste dalla PSD2. Le Open API aggiuntive, poi, sono classificabili in cinque categorie principali:

  • Payment, come quelle che permettono trasferimenti di denaro da conto a conto;
  • Consumer, come quelle che permettono di identificare un cliente;
  • Bank, come quelle che danno le informazioni sulla posizione di filiali e ATM;
  • Finance, come quelle che permettono di ottenere il tasso di cambio valuta in tempo reale o di offrire un’assicurazione istantanea a chi acquista un prodotto;
  • Business, come quelle che offrono informazioni dettagliate sulle transazioni dell’account bancario aziendale o che consentono di interagire con la Blockchain della banca per archiviare o recuperare transazioni.

Tutti questi servizi di Open API aprono un ventaglio di opportunità fino a prima inimmaginabili sul fronte Payment, banche permettendo.

Open API, le opportunità per i pagamenti digitali: alcuni esempi concreti

L’avvento delle Open API ha senz’altro allargato lo scenario competitivo nel settore dei servizi finanziari, incentivando contemporaneamente la collaborazione tra attori tradizionali, come le banche, e player terzi abilitati dalla PSD2.

Il vantaggio principale delle Open API per le banche è proprio quello di poter offrire al cliente servizi a valore aggiunto e un’esperienza diversa e più completa. BBVA, nota banca spagnola, ne è forse l’esempio più calzante a livello europeo. Il colosso bancario nel 2019 reso operativo il suo API Market, uno store aperto agli sviluppatori esterni, con possibilità di accesso alle informazioni dei conti e possibilità di inizializzare pagamenti e trasferimenti di denaro.

In Italia l’Open API per la maggioranza delle banche è una sfida che hanno deciso di affrontare con un approccio di ecosistema, con l’iniziativa consorziale CBI Globe o con piattaforme di Open Finance come Fabrick.

L’Open API facilita anche l’utilizzo dei pagamenti istantanei. Grazie al connubio tra Open API e Instant Payment, ad esempio, l’International Air Transport Association (IATA) ha testato con successo un servizio di pagamento online – IATA Pay – per l’acquisto dei biglietti aerei dai siti web delle compagnie aree tramite conto corrente, con vantaggi in termini economici e finanziari per le compagnie stesse. 

Chi sono i provider di Open API

L’Open API ha aperto, dunque, un’autostrada su cui costruire servizi innovativi. In tale scenario emergono nuovi protagonisti, come gli API provider, che si occupano di mettere in connessione aziende non in possesso di licenze con le API bancarie attraverso servizi di “License as a service”.

Spiccano come provider di Open API, in particolar modo, le figure dei PISP (Payment Initiation Service Provider) e degli AISP (Account Information Service Provider), strettamente correlati alle tipologie di servizi resi obbligatori dalla PSD2. Gli API provider ampliano ulteriormente la platea degli attori che potranno sfruttare questa opportunità senza la necessità di dotarsi di una licenza ad hoc, il cui ottenimento può essere anche difficoltoso.

Gli API Provider, che in questo nuovo contesto di “Open Finance” hanno visto crollare diverse barriere all’ingresso, sono perlopiù giovani startup, tallonate però dalle stesse aziende del mondo finanziario che non hanno intenzione di cedere il loro presidio. Oltre a questi attori, bussano alle porte i grandi player del web (Big Tech come Google, Facebook e Zalando) o NewCo nate da aziende già consolidate da altri settori.

Open API, la diffusione e il mercato

Diversi sono i dati chiavi sulla crescita della diffusione delle Open API e sul loro mercato. Se da un lato il mercato dei servizi finanziari e dei pagamenti apre a questi nuovi protagonisti, dall’altro, però, sorge spontaneo interrogarsi sull’approccio delle aziende.

I numeri dimostrano come l’interesse verso il fenomeno delle Open API stia crescendo. Secondo il Payment Institution Register della European Banking Authority (EBA) nel 2022 il numero totale di aziende dell’Unione Europea ad avere ottenuto una autorizzazione come AISP o PISP è 356, in crescita del +12% rispetto al 2021. Stando ai dati della Banca d’Italia, cresce anche il numero di chiamate alle API effettuato sia per i servizi di Account Information – che nel primo semestre del 2022 sono 105 milioni – sia per i servizi di Payment Initiation, che arrivano a 10,4 milioni nello stesso periodo di tempo.

La crescita del numero di imprese che hanno ottenuto una autorizzazione per fornire servizi di Open API e l’aumento del numero di chiamate sono indice di un forte interesse attorno al tema. Oltre all’impatto della PSD2, anche la coopetizione tra le aziende non sono certo di secondaria importanza: le crescenti collaborazioni consentono di garantire nuovi servizi più efficienti ed efficaci e la soddisfazione dei clienti, sempre più focalizzati sui servizi offerti indipendentemente da chi li offra (banca o terza parte).

Tuttavia, il potenziale dell’Open API rimane ancora oggi inespresso (soprattutto a livello europeo), considerando specialmente il grande potenziale che la normativa e la coopetizione possono portare.

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  • Autore

Direttore dell'Osservatorio Innovative Payments