Cosa sono le Open API e come innoveranno il mondo dei pagamenti

23 October 2020 / Di Ivano Asaro / 0 Comments

Il mondo dei pagamenti è in continua evoluzione: progrediscono i dispositivi, le modalità di pagamento e le normative di riferimento. E a far da ponte tra evoluzione normativa e trasformazione tecnologica c’è il cosiddetto fenomeno dell’Open API.

L’Open API è il paradigma che impatterà maggiormente nel breve termine sul mondo dei pagamenti digitali. A spingere il fenomeno anche l’entrata in vigore della PSD2, la nuova direttiva europea sui servizi di pagamento che, a partire da settembre 2019, ha ridisegnato le logiche all’interno del mercato finanziario europeo e ha aperto la strada per l’affermazione del cosiddetto Open Banking.

Andiamo dunque con ordine e scopriamo in questo articolo perché le Open Api rappresentano una novità così importante.

 

In cosa consistono le Open API e qual è il ruolo della PSD2

Per API (acronimo di Application Programming Interface) si intende un insieme di funzioni e procedure che consentono ad una applicazione di accedere a funzionalità, dati e/o audience di altre applicazioni o altri servizi digitali. Una API accessibile a chiunque è detta "aperta" e può essere definita appunto Open API.

Questa definizione ci aiuta a comprendere l’importanza di tale “apertura”, ma da sola non è sufficiente. A ciò va aggiunta la spinta normativa della PSD2. Secondo la direttiva, infatti, le banche devono rendere obbligatoriamente “Open” (ossia accessibili anche ad attori esterni) queste Application Programming Interface (API). L’obbligo riguarda la condivisione di alcuni dati: con la PSD2 le banche sono obbligate a esporre tramite API le informazioni sui conti e la possibilità di disporre pagamenti.

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I servizi API “aperti”

I servizi resi accessibili dalla normativa sono fondamentalmente di tre tipi:

  • Account Information, per accedere ai conti correnti tramite applicazioni diverse da quelle bancarie;
  • Payment Initiation, per poter disporre un ordine di pagamento dal proprio conto corrente tramite altre applicazioni;
  • Fund Confirmation, per verificare la presenza di fondi a copertura dell’importo richiesto per una transazione.

In realtà, emerge come diversi attori bancari abbiano già allargato a funzionalità ulteriori, offrendo API aggiuntive rispetto a quelle richieste dalla PSD2, classificabili in 5 categorie principali:

  • Payment (come quelle che permettono trasferimenti di denaro da conto a conto);
  • Consumer (come quelle che permettono di identificare un cliente);
  • Bank (come quelle che danno le informazioni sulla posizione di filiali e ATM);
  • Finance (come quelle che permettono di ottenere il tasso di cambio valuta in tempo reale o di offrire un’assicurazione istantanea a chi acquista un prodotto);
  • Business (come quelle che offrono informazioni dettagliate sulle transazioni dell’account bancario aziendale o che consentono di interagire con la blockchain della banca per archiviare o recuperare transazioni).

Tutti questi servizi aprono un ventaglio di opportunità fino a prima inimmaginabili sul fronte Payments, banche permettendo.

 

Le opportunità delle Open API per i pagamenti digitali: alcuni esempi concreti

L’avvento delle Open API ha senz’altro allargato lo scenario competitivo nel settore dei servizi finanziari, incentivando contemporaneamente la collaborazione tra attori tradizionali, come le banche, e player terzi abilitati dalla PSD2.

Il vantaggio principale per le banche è proprio quello di poter offrire al cliente servizi a valore aggiunto e un’esperienza diversa e più completa. BBVA, nota banca spagnola, ne è forse l’esempio più calzante a livello europeo. Il colosso bancario nel 2019 reso operativo il suo API Market, uno store aperto agli sviluppatori esterni, con possibilità di accesso alle informazioni dei conti e possibilità di inizializzare pagamenti e trasferimenti di denaro.

In Italia la maggioranza delle banche ha deciso di affrontare la sfida dell’Open API con un approccio di ecosistema, con l’iniziativa consorziale CBI Globe o con piattaforme aperte come Fabrick.

L’Open API facilita anche l’utilizzo dei pagamenti istantanei. Grazie al connubio tra Open API e Instant Payment, ad esempio, l’International Air Transport Association (IATA) ha testato con successo un servizio di pagamento online – IATA Pay – per l’acquisto dei biglietti aerei dai siti web delle compagnie aree tramite conto corrente, con vantaggi in termini economici e finanziari per le compagnie stesse.

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Chi sono gli API Provider

L’Open API apre dunque un’autostrada su cui poter costruire servizi innovativi. In tale scenario emergono nuovi protagonisti, come gli API provider, che si occupano di mettere in connessione aziende non in possesso di licenze con le API bancarie attraverso servizi di “License as a service”.

Spiccano in particolar modo le figure dei PISP (Payment Initiation Service Provider) e degli AISP (Account Information Service Provider), strettamente correlati alle tipologie di servizi resi obbligatori dalla PSD2. Gli API provider ampliano ulteriormente la platea degli attori che potranno sfruttare questa opportunità senza la necessità di dotarsi di una licenza ad hoc, il cui ottenimento può essere anche difficoltoso.

Gli API Provider, che in questo nuovo contesto di “Open Finance” hanno visto crollare diverse barriere all’ingresso, sono perlopiù giovani startup, tallonate però dalle stesse aziende del mondo finanziario che non hanno intenzione di cedere il loro presidio. Ma il piatto si fa sempre più ricco. Oltre a questi attori, bussano alle porte i grandi player del web (Big Tech come Google, Facebook e Zalando) o NewCo nate da aziende già consolidate da altri settori.

 

Le banche alla sfida delle Open API

Ma se da un lato il mercato dei servizi finanziari e dei pagamenti apre a questi nuovi protagonisti, dall’altro sorge spontaneo interrogarsi sull’approccio delle banche.

Almeno nella teoria le banche dovrebbero obbligatoriamente favorire questa apertura. Ma nella pratica? Da un’analisi condotta dall’Osservatorio Innovative Payments, emerge come i grandi istituti bancari non abbiano ancora pienamente compreso la rilevanza strategica del fenomeno Open API in ambito pagamenti.

Sono poche le realtà cosiddette “Open Minded” che stanno sfruttando in maniera proattiva le opportunità derivanti dalle Open API, sperimentando funzionalità a valore aggiunto; ancor meno le banche che offrono API specializzate su precisi business. La gran parte degli attori tradizionali si limita ad adeguarsi agli obblighi normativi, aprendo solo alle API strettamente richieste dalla PSD2.

L'arena competitiva dei pagamenti risulta quindi sempre più affollata e le barriere all'ingresso sono state definitivamente abbattute. Chi saprà meglio cogliere le opportunità? Avrà più senso per le banche competere o collaborare con i nuovi protagonisti dell’era Open API?

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