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Open Banking: cos'è e come evolve verso il concetto di Open Finance & Insurance

14 marzo 2019 / Di Filippo Renga / Nessun commento

L’Open Banking è un concetto che deve la sua fortuna a una legge, più esattamente alla PSD2, la direttiva europea sui pagamenti digitali. Nota all’anagrafe con il nome di Payment Services Directive 2, la direttiva ha segnato un’apertura senza precedenti tra banche e società Fintech (non solo startup).

Una delle più importanti novità introdotta dalla PSD2 è l’obbligo per le banche di aprire le proprie API (Application Program Interface) a queste società, rimodulando così le gerarchie preesistenti nel rapporto tra consumatori e istituti finanziari. È da questo passaggio cruciale che trae linfa vitale l’idea di Open Banking. Un paradigma che cambia le logiche competitive tra banche e società finanziarie-assicurative, ma che riguarda un po’ tutti noi, nel modo di gestire i risparmi, i mutui o prestiti, e spendere i soldi nella vita di tutti i giorni.

Entriamo dunque nel vivo del tema Open Banking e della sua naturale evoluzione in Open Finance, approfondendo:

 

La strada per l’Open Banking

È bene precisare come la strada verso l’Open Banking sia solo agli inizi. Per entrare meglio nel merito della questione è importante conoscere i protagonisti di questa rivoluzione:

  • la PSD2, la normativa che introduce, almeno sulla carta, il concetto di Open Banking;
  • le API, che rappresentano lo strumento abilitante, in grado di tradurre in realtà quanto suggerito dalla normativa;
  • l’idea stessa di Open Banking, inevitabilmente legata a questi due attori.

 

La PSD2 e le nuove opportunità in ambito Finance

La Payment Services Directive 2, direttiva europea sui servizi di pagamento, è in vigore dal 13 gennaio 2018 è ha “aperto”, in senso sia letterale che metaforico, notevoli opportunità in ambito Fintech & Insurtech (dal Payment al Lending, dall’Asset Management all’Online Banking, dall’eCommerce al’Instant Insurance, ecc...)

Senza entrare troppo nel dettaglio della normativa, possiamo dire che gli obiettivi fondanti della PSD2 sono due. Da un lato contribuire alla diffusione di soluzioni digitali e infondere fiducia nell’impiego di tali servizi. Dall’altro, agevolare, se non addirittura incentivare, la competizione nel mondo Finance. In che modo? Attraverso l’accesso ai dati finanziari, un tempo tradizionale terreno delle banche, anche a società terze.

Il punto saliente della PSD2, in ottica Open Banking, è proprio quest’ultimo: viene introdotto l’obbligo alle banche di aprire API e dati del cliente, ovviamente previo consenso di quest’ultimo, ad altre società.

>> Approfondisci: La PSD2 e le nuove opportunità in ambito Mobile Payment

 

API: cosa sono e perché abilitano l’Open Banking

Ma cosa si intendere per API? Con Application Programming Interface (API) si intende un insieme di funzioni e procedure (in sostanza, si tratta di una stringa di codice) che consentono ad una applicazione di accedere a funzionalità, dati e/o audience di altre applicazioni o altri servizi digitali.

Una API che è accessibile a chiunque è detta "aperta" e viene definita Open API. Al giorno d’oggi quando si parla di API, si fa spesso riferimento a quelle che in realtà sono Open API, ossia quelle API che rendono possibile a chiunque accedere alle funzionalità o ai dati di un’altra azienda (es. Google rende disponibili le API per poter integrare le mappe basate su Google Maps all’interno di altri siti).

Da qui si capisce in che modo le Open API siano in grado di rendere possibile l’Open Banking, un modello in cui le banche rendono disponibili delle API tramite cui è possibile accedere alle informazioni sui conti dei clienti della banca. Per poter far ciò un’azienda deve avere l’esplicito consenso del diretto interessato.

Diverse aziende (non solo startup) sfruttano tale tecnologia per poter offrire, ad esempio, la possibilità di visualizzare tutti i conti (anche su banche diverse) di una persona in un’unica vista. Ma le possibilità aperte dall’Open Banking sono davvero multiple: pagamenti online più semplici, gestione di conti separati su un unico cruscotto, gestione dei finanziamenti più puntuale e così via. Il tutto a costi molto più bassi.

 

Dall’Open Banking all’Open Finance & Insurance

I servizi finanziari evolvono e le nuove normative introducono un nuovo modo di fare banca, più semplice e ad accessibile a nuovi e molteplici attori. Da qui l’Open Banking si allarga verso il concetto più olistico di Open Finance & Insurance. È questa l’espressione coniata dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, punto di riferimento costante per l’innovazione digitale all’interno dell’ecosistema finanziario e assicurativo italiana, al fine di governarne al meglio i cambiamenti in atto attraverso la creazione di cultura.

Nell’idea di Open Finance & Insurance, infatti, i servizi finanziari e assicurativi sono trattati indipendentemente dall’attore che li sta proponendo. Non solo banche e attori tradizionali, dunque, ma anche startup, BigTech, case automobilistiche, Retailer, Utility e chiunque si proponga nel mondo finanziario e assicurativo.

Se è vero che l’Open Banking apre le porte a società terze, allora, è lo stesso concetto di “banking” a risultare limitante. In sostanza, il cambiamento riguarda tutto il mondo finanziario e assicurativo, non solo il modo di fare banca o assicurazione.

Diversi attori si muovono oggi in uno scenario che va allargandosi in quello che può essere definito l’Open Finance & Insurance Journey: percorso che istituti finanziari e assicurativi, ma anche fornitori di tencologia e advisor devono seguire per tenere il passo rispetto a tutti questi cambiamenti.

 

L'Open Finance & Insurance nella pratica - Il punto di vista dei protagonisti

Da Open Banking a Open Finance, dunque. Un tema, in teoria, di sicuro appeal che, nella pratica, diventa ancora più incalzante. In cosa si concretizza esattamente il concetto di Open Finance? Che ruolo può giocare nelle strategie dei protagonisti della consulenza finaziaria-assicurativa?  Ci sono i presupposti tecnologici e culturali per metterlo in pratica?

Per rispondere a queste domande l'Osservatorio Fintech & Insurtech ha chiesto direttamente ad alcuni dei partner più rappresentativi della ricerca 2019, raccogliendo i pareri di chi su quest'idea ha deciso di puntare in maniera decisa. Qui di seguito, le riflessioni più eccellenti.

Quello che gli operatori (che siano banking piuttosto che insurance company) dovrebbe fare a livello di Open Finance è un investimento massivo a livello di piattaforme. Due sono le possibili strategie: puntare su prodotti nativi digitali con l'obiettivo di semplificare il back end e puntare su dei canali innovativi, flessibili e in grado di integrare terze parti.

Alessandra Ceriani - Partner - Deloitte

Sul tema dell’Open Finance, il progetto dove dovremmo essere impegnati tutti quanti è quello del cambiamento culturale all’interno delle diverse organizzazioni di cui facciamo parte. La sfida di cambiamento più grossa e più difficile, non è da ricondurre né dalla tecnologia, né dal legacy system, né delle competenze, bensì è rappresentata dal percorso culturale che necessario all’interno delle organizzazioni. Non è sufficiente un mercato open, ma è necessaria anche una mentalità open su cui bisogna pian piano lavorare.

Marco Folcia - Partner - PwC

L’Open Finance è l’ambito Fintech sul quale oggi è più complesso e oneroso lavorare, ma è anche quello più interessante. Fare il Booking dei servizi finanziari richiede grandi investimenti su dati e Intelligenza Artificiale, ma potrebbe essere quello che a tendere cambia davvero il modo di intendere i servizi finanziari.

Andrea Metelli - Partner - e*Finance Consulting Reply



Fillippo Renga, Nadir Snouno, Laura Grassi - Osservatorio Fintech & Insurtech

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Filippo Renga

Filippo Renga

Co-Fondatore degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano. È inoltre Direttore degli Osservatori Innovazione Digitale nel Turismo, Fintech & Insurtech e Smart Agrifood.