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Cos'è l'Open Finance e perché è l’evoluzione dell’Open Banking

01 aprile 2020 / Di Filippo Renga / Nessun commento

Competizione finanziaria allargata, aziende retail che offrono servizi assicurativi, piattaforme software collaborative. In una sola parola Open Finance, o meglio l’Open Innovation nel mondo finanziario.

 

Da Open Banking a Open Finance

La PSD2, vale a dire la nuova direttiva europea sui servizi di pagamento, ha accelerato l’apertura e la creazione di interazioni tra banche e attori esterni e posto quindi l’accento sul fenomeno del cosiddetto Open Banking. L’espressione stessa è tuttavia limitante, in quanto apertura e innovazione sembrerebbero circoscritte al solo mondo bancario. Per questo è necessario evolvere in Open Finance, perché il cambiamento riguarda l'innovazione finanziaria a 360 gradi e perché l’innovazione apre le porte a nuovi attori, provenienti da diversi settori.

Se il passaggio da Open Banking ad Open Finance può sembrare un mero esercizio definitorio, nella sostanza evidenzia come tutto il mondo finanziario debba evolvere con decisione e apertura nell’approcciare e nel predisporsi all’innovazione. E molti elementi, che illustreremo in questo articolo, stanno emergendo in tal senso, nelle ricerche condotte e nelle azioni degli attori del settore. Approfondiremo:

 

Che cos’è esattamente l’Open Finance

L’Open Finance è l’Open Innovation (l’innovazione aperta) applicata al settore finanziario e assicurativo, che ha l’obiettivo di catturare tutte le opportunità di business derivanti dal ricorso a risorse (idee, competenze, dati, ecc.) esterne all’azienda.

È un concetto olistico, che parte dall’idea di Open Banking, e da questa si evolve per abbracciare e includere anche attori meno tradizionali. Non solo banche dunque, ma anche startup, BigTech, case automobilistiche, Retailer Utility.

Per capire fino in fondo perché parliamo di Open Finance e perché il concetto di Open Banking, seppur di recente definizione, è già limitante, è bene partire dall’evento che più di tutti ha accelerato quest’apertura del mondo finanziario-assicurativo. Parliamo appunto dell’introduzione della normativa PSD2 (Payment Services Directive 2), in vigore dal 14 settembre 2019.

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Gli effetti della PSD2 sul panorama bancario e finanziario

La PSD2 ha avuto il grande merito di aver spinto tutte le banche europee ad avviare l’apertura verso l’esterno. All’atto pratico, con questa normativa europea, le banche sono obbligate dal regolatore ad aprire le proprie API e condividere, previo consenso dei propri clienti, i dati di questi ultimi con terze parti. Un passaggio che viene identificato, innanzitutto, con l’Open Banking, cioè un modello bancario più aperto.

Gli effetti sono stati tangibili, ad esempio:

  • i consigli di amministrazione di molte banche europee hanno iniziato a occuparsi di Open Innovation;
  • tante banche hanno iniziato a lavorare sulle API (finalmente, perché sono uno strumento fondamentale nell’era digitale);
  • molte istituzioni finanziarie hanno allocato dei budget legal per gestire la PSD2 (un po’ meno bene, perché la PSD2 prima di essere un tema legale o tecnologico è un tema di business);
  • moltissime startup e alcuni attori non bancari (ad esempio alcuni retailer) hanno cercato di sfruttarne le implicazioni di business, ecc.

 

Perché è giusto parlare di Open Finance

Questo impulso però non è vera Open Innovation, e soprattutto non è quello che chiamiamo Open Finance Journey: il percorso che consente di introdurre l’Open Innovation in modo efficace in un operatore del mondo finanziario. Percorso fondamentale per poter competere nel nuovo mondo plasmato dai recenti cambiamenti, tecnologici e non.

 

Partiamo da tre punti che evidenziano come mai l’Open Banking e, a maggior ragione, la sola PSD2 non sono sufficienti per introdurre l’Open Finance.

1) Innovation pianificata

In primo luogo, l’innovazione e l’apertura ragionata ad altri attori che possono portare innovazione all’interno di un’impresa non può essere spinta solo da un fattore normativo. L’innovazione deve essere un processo strategico pianificato per rendere più competitive le aziende nel ungo periodo, anche attraverso modelli strategici che supportino l’innovazione quali il Design Thinking o la Blue Ocean Strategy, ma non solo. A maggior ragione in una fase di così rilevante discontinuità competitiva come quella attuale portata dall’innovazione digitale.

2) Finance a 360 gradi, non solo Banking

In seconda battuta, l’innovazione non deve essere limitata ai soli servizi bancari di conto corrente e di pagamento, ma applicata a tutti i servizi finanziari, a partire da quelli di gestione dei patrimoni o di intermediazione finanziaria, che sono i più contigui, ma anche quelli più “innovativi” e non prettamente bancari come la strong authentication, i nuovi servizi assicurativi o tutto l’open commerce.

3) Open davvero

Infine, il processo innovativo deve coinvolgere tutti gli attori che gravitano intorno al mondo finanziario. L’Open Innovation non si fa solo con le startup, ma con i propri clienti (aziendali o consumer), con le università, gli incubatori, ecc. A questo riguardo, proprio per la staticità del mondo bancario, sono centinaia le aziende non finance a livello mondiale che stanno sviluppando servizi finanziari non strettamente collegati con il proprio core business. Non a caso, si parla sempre più di competizione finanziaria allargata.

 

Open Finance e competizione allargata

Cosi come attori del mondo finanziario e assicurativo stanno rivolgendo la propria offerta a nuovi mercati, allo stesso modo l’offerta di servizi finanziari non è esclusiva di attori del settore finanziario. Uno dei principali fini della PSD2, d’altronde, è proprio di quello di facilitare e incentivare la competizione nel settore finanziario.

L’Osservatorio Fintech & Insurtech, a tal proposito, ha mappato aziende di oltre 12 settori non finanziari (Agrifood, Oil&Gas, Tech Companies, Automotive, Utilities, Retail, Food Service, Transport, Telecommunication, Real Estate, Travel e Sport ed Entertainment) che hanno avviato in vari casi servizi finanziari non rivolti unicamente ai propri clienti. Si spazia da sistemi di pagamento innovativi proposti da utilities come Enel o Sorgenia, alle assicurazioni viaggio offerte da attori come Booking e Costa Crociere, o ancora alle carte di pagamento offerte da fornitori di carburante come ENI.

Soffermandoci sui 4 settori più rilevanti cioè Tech, Automotive, Utilities e Retail, si intuisce come prevalga l’offerta di servizi assicurativi (41%), seguiti da prestiti e finanziamenti (31%) e pagamenti e trasferimenti (18%). Nel settore Utilities, in particolare, quasi tutti gli attori considerati nell’indagine (il 92%) offrono almeno una soluzione assicurativa, che può essere legata ai sistemi di fornitura di gas o energia, o includere coperture più varie (ad esempio assicurazioni sugli infortuni o sulla casa). Il Retail è invece il settore in cui sono più diffusi i servizi di pagamento e trasferimento, rappresentati ad esempio da carte di credito come quelle offerte da Auchan.

 

L’Open Finance a livello internazionale: la diffusione delle piattaforme software

Anche a livello internazionale, sono diverse le iniziative emergenti orientate verso una logica di Open Finance. Sono consorzi, innovation hub, aziende e in particolare modo le piattaforme software ad abilitare e supportare, anche a livello tecnologico, le interazioni e le collaborazioni tra i diversi attori.

A tal proposito, lo stesso Osservatorio Fintech & Insurtech ha individuato e analizzato ben 48 piattaforme software presenti nell’Unione Europea.

Tali piattaforme permettono in modo più agevole lo scambio di dati ed elaborazioni, l’attivazione di servizi, la creazione di ecosistemi di collaborazione tra attori diversi e, allo stesso tempo, sono anche aggregatori di idee innovative grazie all’ecosistema che abilitano: si tratta quindi di uno dei principali strumenti in grado di abilitare l’Open Finance Journey, e quindi quel percorso auspicabile prima accennato di Open Finance in grado di concretizzarsi con l’innovazione finanziaria continuativa.


Filippo Renga e Alessandro Faes - Osservatorio Fintech & Insurtech

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Filippo Renga

Filippo Renga

Co-Fondatore degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano. È inoltre Direttore degli Osservatori Innovazione Digitale nel Turismo, Fintech & Insurtech e Smart Agrifood.