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Cos’è il Sandbox e perché può aiutare le startup Fintech in Italia

24 aprile 2020 / Di Laura Grassi / Nessun commento

Sono diversi i Paesi nel mondo in cui, a partire dal 2016, è in vigore un Regulatory Sandbox. Insieme al Regno Unito, hanno visto la nascita del Regulatory Sandbox in questi anni anche Hong Kong, Singapore, Olanda, Danimarca, Polonia e Lituania. Anche in Italia si parla da diverso tempo di un Sandbox per il Fintech, trend fortemente in crescita che tocca tutte le innovazioni digitali in ambito finanziario. Un Sandbox “regolamentare”, infatti, è stato previsto dal legislatore a partire da giugno 2019, nell’ambito del Decreto Crescita ed è in fase di studio da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze e delle Autorità competenti.

Andiamo quindi con ordine. Che cos’è il Sandbox in ambito Fintech e in che modo può aiutare le startup e le aziende operanti in questo ambito dai contorni tanto innovativi quanto sfumati?

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Cos’è il Sandbox e come si applica in ambito Finance

L'espressione Sandbox, letteralmente il "recinto di sabbia" dove giocano i bambini, è oggi un’espressione usata nel linguaggio informatico per indicare l’area di test dove gli sviluppatori provano nuovi programmi ancora in fase di sviluppo prima del lancio definitivo online del programma.

Nel nostro caso, il Sandbox ha invece a che fare con il profilo giuridico e regolamentare relativo al Fintech. Ricollegandoci all’origine del termine, possiamo definire il Sandbox come la sperimentazione di un’attività disciplinata dalla normativa del settore bancario, finanziario, assicurativo.

A seconda di come è configurato il Sandbox, l’Autorità di vigilanza che lo organizza può consentire ai promotori di disapplicare alcune norme nella realizzazione del progetto o fornire assistenza nell’interpretazione e nell’applicazione della regolamentazione man mano che emergono questioni e dubbi durante la sperimentazione.

 

Perimetro regolamentato e Sandbox regolamentare

Questo supporto normativo e interpretativo si applica, tuttavia, all’interno del cosiddetto “perimetro regolamentato”. Il concetto di perimetro regolamentato nasce dall’esigenza di disciplinare e monitorare attività che rispondono all’interesse pubblico, come ad esempio tutela dei consumatori e dei clienti o prevenzione del riciclaggio, e può essere identificato come l’insieme di quelle attività finanziarie che, per essere esercitate, necessitano di un’autorizzazione o di una qualche forma di registrazione da parte dell’Autorità competente.

Per fare qualche esempio quanto più aderente al mondo Fintech, in Italia rientrano all’interno del perimetro regolamentato i servizi bancari, di pagamento e di investimento. Al contrario, il Peer to Peer Lending non rientra attualmente nel perimetro regolamentato e non richiede quindi un’autorizzazione.

Il Fintech, per sua natura innovativo, rende in diversi casi complesso identificare se e come l’attività proposta rientri o meno nel perimetro regolamentato, sia per via di norme che in origine non potevano prevedere certe evoluzioni di business oggi in atto, sia per le difficoltà a identificare anche solo l’impianto nazionale a cui riferirsi.

Ma come si rapporta quindi questo concetto con il Sandbox? Poiché il Sandbox prevede una agevolazione o un’assistenza normativa da parte dell’Autorità nei confronti di un operatore, così da permettergli di testare i propri prodotti e servizi in ambito Fintech, è fondamentale capire se l’attività di quest’operatore rientri o meno nel perimetro regolamentato. Se non vi rientra, difficilmente avrà bisogno di un Sandbox “regolamentare”.

Va infine precisato che le tre Autorità di Vigilanza Europee hanno ribadito che il Sandbox non può derogare alla necessità di autorizzazione. Ciò significa che la deroga potrebbe riguardare non l’autorizzazione in sé, ma singoli aspetti che riguardano i presupposti per ottenere l’autorizzazione o le modalità di esercizio dell’attività.

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Il Sandbox regolamentare in Italia

In Italia, il Sandbox “regolamentare” è stato previsto dal legislatore a giugno 2019 tramite un emendamento alla legge di conversione del Decreto Crescita. La legge ha dato mandato al Ministero dell’Economia e delle Finanze di emanare, sentite le principali Autorità di vigilanza Italiane (Banca d’Italia, Consob e IVASS), i regolamenti necessari a “definire le condizioni e le modalità di svolgimento di una sperimentazione relativa alle attività di tecno-finanza (FinTech)”. Il Ministero ha quindi lavorato su una bozza di regolamento, che è stata sottoposta a consultazione pubblica per raccogliere contributi dagli attori interessati.

Secondo una survey dell’Osservatorio Fintech & Insurtech, la creazione di un Sandbox Italiano è ritenuta utile da un gran numero di startup Fintech e Insurtech operanti in Italia, a prescindere che esse rientrino o meno nel perimetro regolamentato di Banca d’Italia. Il Sandbox rappresenta infatti una valida opportunità di crescita, in quanto mezzo per ridurre i costi, per sperimentare nuove soluzioni e prodotti, per possedere una sorta di certificazione di qualità, nonché una notevole possibilità di adempiere più efficientemente e con minori costi alle normative vigenti.

 

L’esempio del Regno Unito

L’esperienza più nota è probabilmente quella del Regno Unito. Il Regulatory Sandbox promosso dalla FCA, l’organo di regolamentazione finanziaria del Regno Unito, nasce all’interno del più ampio progetto “Innovate” del 2014 e può vantare la partecipazione di 118 aziende. Si tratta di un’iniziativa che consente alle imprese di testare prodotti, servizi e business model innovativi direttamente sul mercato in un contesto regolatorio adattato, favorendo l’innovazione nel settore finanziario nell’interesse dei consumatori tramite una stretta collaborazione tra azienda e Autorità.

Al centro del progetto c’è il consumatore, sia in termini di protezione, che deve essere garantita dal piano di test proposto dall’azienda, che di chiari benefici derivanti dal prodotto/servizio testato. I benefici derivanti dalla partecipazione delle aziende al Regulatory Sandbox possono essere riassunti in:

  • maggior facilità nell’introdurre soluzioni innovative sul mercato;
  • maggior tutela del cliente e minor rischi per il consumatore finale;
  • migliore accesso ai finanziamenti, con l’ammissione al Sandbox che potrebbe agire da indicazione di qualità;
  • minore incertezza normativa e miglior comprensione della regolamentazione per le aziende;
  • maggior conoscenza delle Autorità degli sviluppi in innovazione finanziaria.

D’altro canto, la FCA richiede alle aziende interessate a partecipare al Sandbox di rispettare alcuni criteri quali innovatività (va precisato che il Sandbox non si rivolge solo a startup), reale necessità di supporto e potenziale beneficio per i consumatori finali. La stessa FCA ha poi previsto strumenti di supporto, da consulenze informative per comprendere meglio la regolamentazione a indicazioni informali sulle potenziali implicazioni normative di un prodotto.


Laura Grassi, Davide Lanfranchi e Alessandro Faes - Osservatorio Fintech & Insurtech

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Laura Grassi

Laura Grassi

Ricercatrice al Politecnico di Milano dove svolge attività di ricerca e formazione su temi Fintech e di Corporate Governance ed è titolare del corso in Investment Banking. È inoltre Direttore dell'Osservatorio Fintech & Insurtech.