Lo Smart Working nella PA: direttiva, progetti e prospettive future

Ultimo aggiornamento / Di Mariano Corso / 4 Comments

Durante l’emergenza sanitaria il 94% delle PA italiane ha adottato misure di lavoro da remoto associabili allo Smart Working. Si stima che circa il 58% dei dipendenti pubblici (circa 1,85 milioni) abbia lavorato da remoto.

La spinta nel settore pubblico è avvenuta grazie ai diversi provvedimenti governativi che, durante l'emergenza sanitaria, hanno incentivato le amministrazioni a potenziare il ricorso al Lavoro Agile e a snellire le procedure di acquisto di dotazioni informatiche. Un impulso altrettanto significativo è arrivato dalla didattica a distanza che ha visto coinvolti circa 900 mila insegnanti di ogni ordine e grado.

Alla luce di questi numeri, possiamo considerare positiva l’esperienza della PA con il Lavoro Agile?

Lo Smart Working nelle PA oggi

Il Lavoro Agile nella Pubblica Amministrazione continua a costituire una delle modalità ordinarie di svolgimento della prestazione lavorativa, con le stesse modalità organizzative, criteri e principi di flessibilità introdotti durante la prima fase della pandemia.

Se durante lo stato di emergenza lo Smart Working ha costituito la consuetudine per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, dal 15 ottobre 2021 la modalità di lavoro ordinaria ritorna ad essere quella in presenza, sebbene sia ancora possibile praticare il Lavoro Agile nel settore pubblico rispettando quanto previsto dal POLA di ciascuna Pubblica Amministrazione.

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L’evoluzione del Lavoro Agile nella PA

Quanto visto nel precedente paragrafo è soltanto la punta dell’iceberg di un processo iniziato in realtà molto prima dell’emergenza sanitaria.

Lo Smart Working nel settore pubblico, da un punto di vista normativo, è inquadrato già da tempo. Dal 2017 esattamente, con l'approvazione della legge sul Lavoro Agile e la direttiva della riforma Madia. Tali input normativi avevano sicuramente contribuito a sviluppare maggiore sensibilità e conoscenza sul tema, ma non avevano sollecitato quel salto dimensionale in cui era lecito sperare alla luce dei principi e degli obblighi introdotti.

La direttiva, benché sufficientemente chiara dal punto di vista degli obblighi e delle scadenze, non prevedeva specifiche risorse e misure di accompagnamento a disposizione (le poche presenti sono state attivate con grave ritardo rispetto alle scadenze), né tantomeno sanzioni in caso di mancato rispetto dei termini.

Inoltre, sussistevano diversi limiti tecnologici e culturali che hanno limitato il diffondersi dello Smart Working nelle pubbliche amministrazioni. Tra tutti la scarsa digitalizzazione, la percezione che molte attività presenti negli enti pubblici non fossero compatibili con il lavoro da remoto, le complesse procedure burocratiche e la mancanza di consapevolezza sui benefici ottenibili.

Il lavoro emergenziale, soprattutto nella PA, ha dunque costituito un’esperienza preziosa. Oltre ad accelerare il lavoro da remoto nei numeri, ha permesso di fare in poco tempo un balzo culturale indifferente: un percorso di apprendimento e crescita di consapevolezza che in condizioni normali avrebbe richiesto anni.

Il POLA e il PIAO nella Pubblica Amministrazione italiana

È in questo quadro di grande fermento culturale che si è installato il POLA, lo strumento di programmazione previsto dal Decreto Rilancio, con l'obiettivo di individuare le modalità di attuazione e di sviluppo dello Smart Working all’interno delle amministrazioni pubbliche.

Tale iniziativa rappresenta un po’ la chiave di volta per evolvere verso una visione dello Smart Working finalmente vincente. Non una pura misura emergenziale, dunque, ma un fondamentale strumento di modernizzazione e ripensamento del modo di lavorare delle amministrazioni. Con indubbi vantaggi per i cittadini e non solo.

Il 2 dicembre 2021 è stato approvato il PIAO (Piano Integrato di Attività e Organizzazione), uno strumento di programmazione integrata della salute organizzativa e professionale, della gestione annuale delle performance e delle misure di contrasto ai rischi (corruttivi) e delle strategie triennali verso la generazione di valore pubblico.

L'obiettivo del PIAO è quello di annettere gli altri piani già approvati, tra cui il Piano delle Performance, il Piano triennale dei fabbisogni di personale, il Piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza, il Piano delle azioni positive per la parità di genere e, infine il Piano Organizzativo del Lavoro Agile (POLA).

I progetti di Smart Working nella PA italiana

Ma cosa sta avvenendo nella pratica? Se nel settore privato lo Smart Working costituisce una realtà più consolidata, ben diversa è la situazione nelle pubbliche amministrazioni. Durante le diverse fasi dell’emergenza, sono state diverse le iniziative messe in campo dalle organizzazioni pubbliche per garantire la continuità dei servizi.

Tuttavia, secondo una ricerca dell’Osservatorio Smart Working, nell'ultimo anno le PA con iniziative di Smart Working nel settore pubblico, passando dal 67% del 2021 al 57% del 2022. Allo stesso modo, è diminuito anche il numero di lavoratori pubblici che fruiscono del lavoro agile, che sono passati da circa 860.000 nel 2021 a circa 570.000 nel 2022.

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  • Autore

Docente del Politecnico di Milano e Responsabile Scientifico degli Osservatori Smart Working e Cloud Transformation