Lo Smart Working nella PA: direttiva, progetti e prospettive per il 2021

01 February 2021 / Di Mariano Corso / 4 Comments

Durante l’emergenza sanitaria il 94% delle PA italiane ha adottato misure di lavoro da remoto associabili allo Smart Working. Si stima che circa il 58% dei dipendenti pubblici (circa 1,85 milioni) abbia lavorato da remoto.

La spinta nel settore pubblico è avvenuta grazie ai diversi provvedimenti governativi che, durante l'emergenza sanitaria, hanno incentivato le amministrazioni a potenziare il ricorso al Lavoro Agile e a snellire le procedure di acquisto di dotazioni informatiche. Un impulso altrettanto significativo è arrivato dalla didattica a distanza che ha visto coinvolti circa 900 mila insegnanti di ogni ordine e grado.

Alla luce di questi numeri, possiamo considerare positiva l’esperienza della PA con il Lavoro Agile?

 

Lo Smart Working nelle PA oggi: fino a quando durerà?

Partiamo dai fatti più recenti. La ministra Dadone per la Pubblica Amministrazione ha firmato il decreto 20 gennaio 2021 che proroga lo Smart Working agevolato nelle PA fino al 30 aprile 2021, data in cui dovrebbe cessare anche lo stato di emergenza in Italia.

Il decreto conferma dunque quanto già stabilito nel Decreto Ministeriale sullo Smart Working del 19 ottobre 2020, che attuava le norme del Decreto Rilancio. Il Lavoro Agile nella Pubblica Amministrazione continua a costituire una delle modalità ordinarie di svolgimento della prestazione lavorativa, con le stesse modalità organizzative, criteri e principi di flessibilità introdotti durante la prima fase della pandemia.

Ogni amministrazione assicura lo svolgimento del Lavoro Agile su base giornaliera, settimanale o plurisettimanale almeno al 50% del personale impegnato in attività che possono essere svolte secondo questa modalità. Stando alla recente proroga, questo potrà essere fatto in modalità semplificata fino al 30 aprile 2021.

 

Lo Smart Working nella PA: tutte le prospettive per il settore pubblico

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L’evoluzione del Lavoro Agile nella PA

Quanto visto nel precedente paragrafo è soltanto la punta dell’iceberg di un processo iniziato in realtà molto prima dell’emergenza sanitaria.

Lo Smart Working nel settore pubblico, da un punto di vista normativo, è inquadrato già da tempo. Dal 2017 esattamente, con l'approvazione della legge sul Lavoro Agile e la direttiva della riforma Madia. Tali input normativi avevano sicuramente contribuito a sviluppare maggiore sensibilità e conoscenza sul tema, ma non avevano sollecitato quel salto dimensionale in cui era lecito sperare alla luce dei principi e degli obblighi introdotti.

La direttiva, benché sufficientemente chiara dal punto di vista degli obblighi e delle scadenze, non prevedeva specifiche risorse e misure di accompagnamento a disposizione (le poche presenti sono state attivate con grave ritardo rispetto alle scadenze), né tantomeno sanzioni in caso di mancato rispetto dei termini.

Inoltre, sussistevano diversi limiti tecnologici e culturali che hanno limitato il diffondersi dello Smart Working nelle pubbliche amministrazioni. Tra tutti la scarsa digitalizzazione, la percezione che molte attività presenti negli enti pubblici non fossero compatibili con il lavoro da remoto, le complesse procedure burocratiche e la mancanza di consapevolezza sui benefici ottenibili.

Il lavoro emergenziale, soprattutto nella PA, ha dunque costituito un’esperienza preziosa. Oltre ad accelerare il lavoro da remoto nei numeri, ha permesso di fare in poco tempo un balzo culturale indifferente: un percorso di apprendimento e crescita di consapevolezza che in condizioni normali avrebbe richiesto anni.

 

 

L’importanza del POLA, il Piano Organizzativo del Lavoro Agile nelle PA

È in questo quadro di grande fermento culturale che si installa il POLA, lo strumento di programmazione previsto dal Decreto Rilancio.

Il POLA individua le modalità di attuazione e di sviluppo dello Smart Working all’interno delle amministrazioni pubbliche. Tale piano deve essere redatto entro la data di proroga prevista dalla direttiva e ha l’obiettivo di definire, con un orizzonte triennale, come almeno il 60% dei dipendenti possa avvalersi del Lavoro Agile, garantendo che gli stessi non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera.

Tale iniziativa rappresenta un po’ la chiave di volta per evolvere verso una visione dello Smart Working finalmente vincente. Non una pura misura emergenziale, dunque, ma un fondamentale strumento di modernizzazione e ripensamento del modo di lavorare delle amministrazioni. Con indubbi vantaggi per i cittadini e non solo.

 

I progetti di Smart Working nella PA italiana: best practice e prospettive future

Quando il Covid-19 sarà finalmente sotto controllo, il ricorso allo Smart Working dovrebbe diventare strutturale ed è proprio questo il principale obiettivo del POLA.

Ma cosa sta avvenendo nella pratica? Se nel settore privato lo Smart Working costituisce una realtà più consolidata, ben diversa è la situazione nelle pubbliche amministrazioni. Durante le diverse fasi dell’emergenza, sono diverse le iniziative messe in campo dalle organizzazioni pubbliche per garantire la continuità dei servizi. Al di là degli aspetti normativi e dell’incertezza del momento, l’Osservatorio Smart Working ha mappato gli impatti dell’emergenza Covid-19 sul settore pubblico, mettendo in luce le criticità e gli aspetti positivi riscontrati dall’esperienza.

Trend di crescita, progetti concreti e best practice che emergono da questo studio sono stati raccolti e descritti in un recente webinar dal titolo più che mai eloquente "Lo Smart Working nella PA: tutte le prospettive per il settore pubblico".

Lo Smart Working nella PA: tutte le prospettive per il settore pubblico

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Docente del Politecnico di Milano e Responsabile Scientifico degli Osservatori Smart Working e Cloud Transformation