Lo Smart Working nel settore privato: i dati dell'Osservatorio

23 December 2020 / Di Fiorella Crespi / 2 Comments

Nelle grandi imprese private la diffusione dello Smart Working, o Lavoro Agile, procedeva già a passi spediti prima dell'emergenza sanitaria. Oggi più che mai rappresenta una rivoluzione da non fermare. Ciò può avvenire se si riesce a legare gli obiettivi del progetto di Smart Working con quelli del business, dando sempre più visibilità ai benefici ottenuti e ottenibili.

Per le grandi imprese la sfida dei prossimi anni sarà quella di far superare allo Smart Working privato lo status di “progetto” o iniziativa specifica, per rendere tale approccio il nuovo modo di lavorare. Vediamo, con l'aiuto dell'Osservatorio Smart Working, quali sono le sfide delle aziende che hanno deciso di introdurre progetti di Smart Working.

 

Come impostare un progetto di Smart Working all'interno di un'azienda

Fare Smart Working vuol dire essenzialmente ripensare l'organizzazione del lavoro in un'ottica sempre più "result-based", cioè basata sui risultati ma non sul presenzialismo.

Cambiare assetto e cultura organizzativa non è ovviamente semplice nelle aziende private più mature e strutturate, tanto più nelle PMI o all'interno della Pubblica Amministrazione. Per adottare un progetto di Smart Working propriamente detto è quindi necessario sfruttare le leve proprie del Lavoro Agile:

  • rendere più flessibili gli spazi e gli orari di lavoro;
  • ripensare gli ambienti della sede di lavoro;
  • sviluppare nuovi strumenti e competenze digitali;
  • dotarsi della tecnologia adeguata per lavorare da remoto;
  • diffondere modelli manageriali basati su autonomia e responsabilità dei lavoratori;
  • diffondere cultura orientata ai risultati.

Lavorando su tali leve, è possibile godere a pieno dei benefici propri dello Smart Working (già approfonditi ampiamente in un nostro precedente articolo). Vantaggi più che tangibili, misurabili in termini di miglioramento della produttività e riduzione dell’assenteismo, ma anche di benessere del lavoratore.

Monitorare lo Smart Working in azienda

Assieme a tutti questi elementi, è poi fondamentale il monitoraggio del progetto, specie in fase di sperimentazione, così da poter affinare il progetto ed attuare interventi migliorativi.

Per alcune tipologie di indicatori è possibile dare una stima quantitativa, per altri ci si affida a survey o a valutazioni più qualitative. Ad oggi quasi la totalità delle organizzazioni con un progetto strutturato di Smart Working monitora almeno 5 aspetti:

  • il livello di partecipazione all’iniziativa sia in termini di giornate fruite che di persone coinvolte;
  • la soddisfazione delle persone rispetto all’iniziativa;
  • gli impatti sul coordinamento con il capo, i colleghi e i clienti interni;
  • le criticità collegate all’utilizzo della tecnologia;
  • le caratteristiche degli Smart Worker.

In un numero crescente di organizzazioni la misurazione di questi aspetti sta diventando sempre più strutturata e quantitativa. Cresce infatti il numero di realtà in cui in alternativa ai momenti di incontri per valutare l’andamento del progetto, vengono effettuati o questionari di gradimento o analisi sui dati della direzione HR per una verifica più puntuale.

E nel futuro? Il trend vede le grandi aziende italiane valutare l’impatto dello Smart Working basandosi su aspetti sempre più qualitativi:

  • KPI riferiti alle persone (tasso di assenteismo, il livello di straordinari, gli infortuni o giorni di malattia);
  • business KPI e processi organizzativi;
  • indicatori ambientali di interesse per il bilancio di sostenibilità;
  • qualità del lavoro svolto.

 

Lo Smart Working ai tempi del Covid-19: come cambia il lavoro dopo l'emergenza?

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La diffusione dello Smart Working privato nelle grandi aziende italiane

Se da un punto di vista operativo il percorso da seguire è quello appena tracciato in quest'articolo, vediamo quante sono le aziende di grandi dimensioni in Italia che hanno deciso veramente di intraprendere la strada del Lavoro Agile.

Prima del Covid-19

L'Osservatorio Smart Working del Politecnico del Milano aveva rilevato nel 2019 come lo Smart Working tra i privati fosse adottato già dal 58% delle grandi imprese e dal 12% delle PMI. Tuttavia soltanto 1/3 delle grandi imprese dichiarava progetti effettivamente strutturati ovvero che riguardano almeno due delle leve di progettazione che abbiamo elencato prima. In particolare: flessibilità di luogo, di orario, ripensamento spazi, cultura orientata ai risultati e dotazione tecnologica adeguata per lavorare da remoto.

Il lavoro da remoto era svolto, in media, un giorno alla settimana ed era prevalentemente riservato ad attività di lavoro individuale.

Durante il Covid-19

L’emergenza Covid-19 ha costituito un radicale punto di svolta: lo Smart Working è stato adottato come modalità preferibile o addirittura obbligatoria, in quanto il lavoro da remoto si è rivelato una soluzione per conciliare le limitazioni dovute all’emergenza sanitaria con la necessità di assicurare la continuità del business. Soffermandoci sul solo settore privato, i dati dell'Osservatori attestano come il lavoro da remoto nel 2020 abbia riguardato il 97% delle grandi imprese e il 58% delle PMI (piccole e medie imprese sotto i 250 dipendenti).

Per la precisione si stimano i 2,11 milioni lavoratori privati nelle grandi imprese, 1,13 nelle PMI e 1,5 milioni nelle microimprese (realtà con meno di 10 addetti).

Il settore e la tipologia delle attività hanno sicuramente influenzato il numero di soggetti coinvolti: se nelle imprese del retail e del manifatturiero le percentuali sono minori, nel finance e nell’ICT il lavoro da remoto è stato applicato in modo significativo fino ad arrivare, in alcuni casi, alla sostanziale totalità dei dipendenti.

Anche la presenza pregressa di iniziative di Smart Working ha influito sul numero di lavoratori da remoto: se nelle imprese che avevano progetti in atto mediamente ha lavorato da remoto il 59% dei dipendenti, nelle altre il 36%.

L’emergenza è stata l’occasione per estendere il lavoro da remoto anche a figure professionali che spesso risultavano escluse da tali progetti perché si riteneva che le loro attività non fossero compatibili; ad esempio gli operatori di call center o gli operatori di sportello. Il 17% delle organizzazioni ha coinvolto per la prima volta anche operai e manutentori specializzati digitalizzando l’accesso a macchinari anche da remoto e limitando l’accesso degli operatori a laboratori e impianti al minimo indispensabile.

 

Le aziende più "smart"

Sono ormai poche le aziende che ad oggi lavorano in modo del tutto tradizionale. E sono ancor meno le realtà che dichiarano di non conoscere il fenomeno. Va precisato però come lo Smart Working sia qualcosa di più del modello sperimentato durante l'emergenza.

L’effetto moda e i limiti nella cultura manageriale delle imprese nel nostro Paese fanno sì che, in moltissimi casi il fenomeno venga interpretato in modo superficiale, dando enfasi ad una soltanto delle leve che descrivono solitamente un progetto di Smart Working. Lo Smart Working non è un nuovo inglesismo per indicare il già diffuso e normato Telelavoro, né può risolversi nell'approssimata definizione di remote working o lavoro da casa

Quali sono le realtà che hanno colto concretamente la vera filosofia del lavoro agile e sono state in grado di riprogettare tutte le leve organizzative? A tal proposito abbiamo raccolto gli esempi italiani di Smart Working di maggior successo, le realtà che si sono contraddistinte per le iniziative implementate e i risultati raggiunti.

 

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