Smart Worker: chi sono e quanti sono i lavoratori agili in Italia

05 January 2021 / Di Fiorella Crespi / 0 Comments

Lo Smart Working rappresenta ormai una realtà. E non poteva essere altrimenti. L’emergenza Covid-19 ha costituito un radicale punto di svolta, tale che lo Smart Working è stato adottato come modalità preferibile o addirittura obbligatoria da gran parte delle aziende private e pubbliche. I lavoratori italiani si sono così trasformati nei cosiddetti "smart worker" o "lavoratori agili", con tutti i benefici (ma anche qualche criticità) che tale status comporta.

Il lavoro da remoto ha rappresentato infatti l'unica soluzione adottabile per conciliare le limitazioni dovute all’emergenza sanitaria con la necessità di assicurare la continuità del business. Secondo i numeri dell’Osservatorio Smart Working, le persone che hanno lavorato in Smart Working nel 2020 sono stati 6,58 milioni, praticamente 1/3 dei lavoratori dipendenti italiani.

 

Cosa significa essere Smart Worker

Se nel 2019 contavamo poco più di circa 570.000 lavoratori agili, oggi gli smart worker sono aumentati in maniera più che esponenziale. Ma cosa vuol dire essere smart worker?

Sicuramente non possiamo limitare la definizione di smart woker a coloro che hanno lavorato (e continuano tuttora a lavorare) da casa durante l'emergenza. Lo Smart Working, infatti, è una pratica che va bene oltre il rigido concetto di Telelavoro o altre forme tradizionali di rapporto lavorativo a distanza. Parliamo di una vera e propria filosofia manageriale fondata sui principi cardine di flessibilità lavorativa, autonomia dei dipendenti e responsabilizzazione dei risultati. Non è un caso, d'altronde, che lo Smart Working esista da molto prima dell'emergenza Covid-19.

Uno smart worker, estendendo perciò il ragionamento, può essere definito come un lavoratore agile, che gode di autonomia nella scelta delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati.

 

La diffusione degli Smart Worker nelle aziende italiane

Gran parte dei lavoratori agili del nostro Paese opera nelle realtà più affermate e strutturate. Sempre secondo i numeri dell’Osservatorio, sono ben 2,11 milioni coloro che hanno lavorato in Smart Working nelle grandi imprese. L’emergenza è stata l’occasione per estendere il lavoro da remoto anche a figure professionali che spesso risultavano escluse da tali benefit perché si riteneva che le loro attività non fossero compatibili con il lavoro da remoto.

Anche tra le PMI è cresciuto l’interesse, sebbene a prevalere siano approcci informali. Durante l'emergenza, comunque, il 58% delle piccole e medie imprese ha esteso la possibilità di lavorare da remoto ai propri dipendenti. 

La Pubblica Amministrazione ha beneficiato dei provvedimenti governativi che hanno potenziato il ricorso al Lavoro Agile nelle amministrazioni. Lo Smart Working nella PA ha riguardato 1,85 milioni di lavoratori, una grossa fetta di tutti gli smart worker del nostro Paese.

 

Le caratteristiche degli Smart Worker

I vantaggi dello Smart Working sono enormi e a beneficare di tali benefici sono gli smart worker stessi. Durante il periodo di lockdown non sono mancate le criticità. Su tutte la difficoltà percepita nel separare tra vita privata e vita lavorativa, nonché il senso di isolamento.

Tuttavia, la larga maggioranza dei lavoratori agili ha riscontrato maggiore efficienza nel lavoro, migliore concentrazione nelle attività lavorative e ha avuto l'opportunità di acquisire maggiori competenze digitali. A confermare la tendenza è stata una ricerca dell'Osservatorio Smart Working, riassunta perfettamente nel video qui di seguito.

 

Gli smart worker e l’esperienza del lavoro in emergenza

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