Smart Working

Smart Working: legge ed evoluzione normativa del lavoro agile

13 gennaio 2018 / Di Fiorella Crespi / Nessun commento
Lo Smart Working in Italia è legge! All’interno della Legge n.81 viene data una definizione di Lavoro Agile da intendersi come modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

La norma disciplina alcuni aspetti legati all’adozione del Lavoro Agile come il principio di volontarietà e la necessità di un accordo scritto concordato tra datore di lavoro e lavoratore il quale espliciti l’esecuzione della prestazione lavorativa al di fuori dei locali aziendali, la durata dell’accordo, il rispetto dei tempi di riposo e del diritto alla disconnessione e le modalità di recesso.

Altri elementi rilevanti sono: la parità di trattamento economico e normativo, il diritto all’apprendimento permanente e gli aspetti legati alla salute e alla sicurezza.  Su quest’ultimo aspetto i lavoratori che decidono di aderire a un accordo di Smart Working sono tutelati in caso di infortuni e malattie professionali per quelle prestazioni che decidono di effettuare all’esterno dei locali aziendali sia quando si trovano in itinere.

La legge esplicita che le disposizioni si applicano anche nella pubblica amministrazione.  Il 14 giugno è stata pubblicata la Direttiva n. 3/2017 della legge Madia la quale prevede che le pubbliche amministrazioni, nei limiti delle risorse di bilancio disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, adottino misure organizzative volte a fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro e sperimentare forme di Lavoro Agile o di Smart Working.

A novembre con la circolare n.48 l’INAIL si pronuncia relativamente ad alcune questioni come l’obbligo e la tutela assicurativa, la classificazione tariffaria, retribuzione imponibile dichiarando che nessuna subirà variazioni con l’adozione di lavoro in modalità agile. Allo stesso modo la circolare INAIL specifica come non sia necessario fare alcuna comunicazione all’istituto stesso rimangono uguali le mansioni delle persone che possono praticare il lavoro agile.

A partire dal 15 novembre 2017 è inoltre disponibile sul portale del Ministero del Lavoro una piattaforma informatica per la trasmissione degli accordi individuali di lavoro agile.

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Lo Smart Working in Europa

Lo Smart Working è un fenomeno di interesse anche a livello europeo come dimostra la risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sulla creazione di condizioni del mercato del lavoro favorevoli all’equilibrio tra vita privata e vita professionale. Nel documento si evidenzia che il Parlamento europeo «sostiene il Lavoro Agile».

Uscendo dai confini nazionali emerge, infatti, che il fenomeno che in Italia definiamo Smart Working è un concetto presente, seppur con nomi, caratteristiche e livelli di maturità diversi in numerosi Paesi europei.

Tra i Paesi pionieri dello Smart Working ritroviamo sicuramente l’Inghilterra: nel 2014 il governo britannico ha approvato la legge Flexible Working Regulation, che dà alle persone il diritto di richiedere forme di lavoro flessibile (non solo Smart Working, ma anche forme di flessibilità più tradizionali come part-time o telelavoro) e l’azienda può accogliere la richiesta o rifiutarla, ma solo adducendo motivazioni. Alla base della diffusione del Flexible Working in Inghilterra troviamo motivazioni legate al welfare e al benessere delle persone e la necessità di ridurre i costi degli spazi fisici, problema molto sentito in Gran Bretagna. Non è da meno l’Olanda che nel 2016 ha approvato il Flexible Working Act, legge con caratteristiche affini a quella inglesi. In Belgio, pur non sentendosi la necessità di una vera e propria legge in merito, alcune iniziative di Smart Working sono presenti nel Paese già dal 2005, con esempi virtuosi non solo nel settore privato, ma anche in quello pubblico. Anche in Svizzera negli ultimi anni si è riscontrato un aumento delle iniziative, principalmente mirate ad affrontare il problema del congestionamento dell’infrastruttura dei trasporti nelle ore di punta e ad oggi gli Smart Worker svizzeri sono pari al 25% dei lavoratori complessivi. Infine in Francia, sebbene non esista lo Smart Working così come è strutturato in Italia né una legge di riferimento, il 31 agosto 2017 sono stati approvati dei decreti della riforma del lavoro che alleggeriscono i vincoli del telelavoro, andando verso una maggiore flessibilità.

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Fiorella Crespi

Fiorella Crespi

Research Director HR Innovation Practice and Smart Working

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