Smart Working

Lo Smart Working è una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Un nuovo approccio al modo di lavorare e collaborare all’interno di un’azienda e si basa su quattro pilastri fondamentali: revisione della cultura organizzativa, flessibilità rispetto a orari e luoghi di lavoro, dotazione tecnologica e spazi fisici.  Scopri di più...

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Lo Smart Working in Italia è legge! All’interno della Legge n.81 viene data una definizione di Lavoro Agile da intendersi come modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Un passaggio determinante per questo settore, che per troppo tempo ha vissuto in una sorta di anarchia. Ecco cosa cambia grazie al piano normativo e quali sono le possibili evoluzioni.  Scopri di più...

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Che in Italia molte grandi aziende abbiano lanciato sperimentazioni di Smart Working negli scorsi anni è un fenomeno ormai noto. Il fatto che queste sperimentazioni non solo restino attive, ma diventino sempre più diffuse e pervasive all’interno delle imprese è un evidente segno che, al di là di un effetto moda, queste portino benefici concreti alle aziende e alle persone.  Proprio a proposito di  “effetto moda”, va detto che i limiti nella cultura manageriale delle imprese nel nostro Paese fanno sì che, in moltissimi casi lo Smart Working venga interpretato in modo superficiale, dando enfasi ad una soltanto delle leve, tipicamente il “remote working”. Il 53% delle aziende che dichiarano di avere iniziative di Smart Working si limita a dare la possibilità alle persone di lavorare da casa, da altre sedi aziendali oppure da luoghi esterni all’organizzazione come spazi di coworking o business center.  Scopri di più...

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Lo Smart Working sposa bene i modelli di business delle PMI? O è applicabile solamente a quelli delle big company? La ricerca condotta quest’anno dall'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ha coinvolto un campione statisticamente rappresentativo di imprese italiane tra i 10 e i 250 addetti, quindi PMI. Dall’analisi emerge che il solo 8% del campione dichiara di avere iniziative strutturate di Smart Working: ciò significa che ha iniziative presenti su almeno due delle leve di progettazione dello Smart Working ossia flessibilità di luogo, di orario, ripensamento spazi, cultura orientata ai risultati e dotazione tecnologica adeguata per lavorare da remoto. Il 16%, pur non avendo iniziative strutturate, lavora informalmente in questo modo. Il 9% si dichiara possibilista in merito, mentre il 2% prevede di lanciare un’iniziativa nel breve periodo.
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Se nelle grandi imprese lo Smart Working costituisce una realtà e nelle piccole e medie un fenomeno emergente, ben diversa è la situazione ad oggi presente nelle pubbliche amministrazioni. La ricerca dell’Osservatorio quest’anno ha previsto una rilevazione ad hoc per misurare la diffusione delle iniziative nel settore pubblico: solo l'8% delle pubbliche amministrazioni dichiara ad oggi di avere progetti strutturati, mentre un altro 1% di praticare lo Smart Working informalmente. A differenza di quanto avviene nelle PMI sono in pochi a dichiarare di non conoscere per nulla il concetto di Smart Working: l’approvazione della legge, le iniziative del Dipartimento Pari Opportunità, insieme alla crescente attenzione mediatica sul tema, hanno contribuito a sviluppare maggiore sensibilità e conoscenza sul tema. Non stupisce dunque che una buona percentuale del campione dichiari interesse per una prossima introduzione.  Scopri di più...

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Se è vero che il fenomeno Smart Working è in netta crescita, vale la pena allora chiedersi quanti sono - ad oggi - gli smart worker in Italia. Secondo i numeri dell’Osservatorio Smart Workingil numero dei lavoratori che godono di autonomia nella scelta delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati sta aumentando di anno in anno. Dai 305.000 del 2017, arriviamo nel 2018 a quota 480.000 lavoratori agili. pari al 12,6% del totale degli occupati! Tali lavoratori si distinguono per una maggiore soddisfazione per il proprio lavoro e una maggiore padronanza di competenze digitali rispetto agli altri lavoratori. Va detto che quel che si vede è solo la punta dell'iceberg: sono ancora pochi i progetti di sistema che ripensano i modelli di organizzazione del lavoro e estendono a tutti i lavoratori flessibilità, autonomia e responsabilizzazione. I numeri sono destinati a crescere.  Scopri di più...

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I benefici ottenibili dall’introduzione dello Smart Working da parte delle aziende sono rilevanti e si possono misurare in termini di miglioramento della produttività, riduzione dell’assenteismo e riduzione dei costi per gli spazi fisici. Utilizzando le evidenze raccolte dall’Osservatorio attraverso survey e casi pilota, si può stimare l’incremento di produttività per un lavoratore derivante dall’adozione di un modello “maturo” di Smart Working nell’ordine del 15%. Volendo proiettare l’impatto a livello complessivo di sistema Paese,  l’effetto dell’incremento della produttività media del lavoro in Italia si può stimare sui 13,7 miliardi di euroScopri di più...

Già dieci anni fa alcune grandi aziende si mossero per introdurre soluzioni di lavoro agile, in Italia. Tra queste è doveroso ricordare colossi come Vodafone, Microsoft e Nestlé. Tra i casi da menzionare come best practice di Smart Working nel panorama italiano, vi è di certo il gruppo AXA, che ha ricevuto il riconoscimento per il progetto “Smart working, smart life”, che vede l’estensione, a partire dal primo ottobre, del lavoro agile a beneficio di tutti i collaboratori. Il progetto sullo Smart Working in AXA Italia è iniziato a marzo 2016 ed ha raggiunto nel mese di ottobre 2017 la quasi totalità della popolazione aziendale.  Scopri di più...

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I limiti tecnologici nei processi aziendali, nonostante tutto, sono ancora pesanti. E spesso compromettono intere dinamiche. Affinché un processo come lo Smart Working possa concretizzarsi, servono infrastrutture digitali solide e all’avanguardia. Le nuove tecnologie rivestono in questo senso un ruolo fondamentale nell'agevolare e rendere possibili nuovi modi di lavorare: rendono possibile lo Smart Working abilitando in particolare la possibilità di scegliere il luogo e l’orario più opportuno per lavorare sia all’interno che all’esterno della sede aziendale. Ma spesso i limiti tecnologici possono giocare un brutto scherzo...

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La disponibilità di tecnologie digitali è una condizione necessaria per permettere alle persone di svolgere il proprio lavoro anche da remoto. Affinché questo avvenga in modo efficace, tuttavia, occorre agire contemporaneamente sullo sviluppo di competenze digitali  che siano trasversali rispetto al profilo professionale di ciascuno. Lo sviluppo di competenze digitali è rilevante nelle organizzazioni, non solo perché contribuisce a rendere il lavoro più smart, ma anche perché, alla luce dell’impatto della digitalizzazione sui processi aziendali è un requisito fondamentale per garantire l’employability delle persone nel medio lungo periodo.

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Nelle organizzazioni private di grandi dimensioni, cresce il numero di realtà che fanno Smart Working e i progetti si consolidano. Andando sotto la superficie si può vedere che in realtà il numero di organizzazioni che ha davvero cambiato il proprio approccio di organizzazione del lavoro è ancora molto limitato. Ancora c'è molto da fare, insomma, in questa direzione. L’esperienza delle aziende più mature di grandi dimensioni mostra come la vera posta in palio sia l’affermarsi di una Result Based Organization, un’organizzazione capace di generare autonomia e responsabilità nelle persone, riconoscerne il merito e sviluppare talenti ed engagement verso l’innovazione e il cambiamento.

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L’apporto delle start up al mondo dello Smart Working è sempre più prezioso e necessario. Accanto alle tradizionali applicazioni che permettono di lavorare in modo Smart, ve ne sono altre emergenti sviluppate da start up che utilizzano tecnologie di analytics, artificial intelligence e sensoristica. Per approfondire quindi anche le applicazioni più innovative la ricerca dell'Osservatorio Smart Working ha voluto fare un’analisi specifica sulle start up nazionali e internazionali. Da questo approfondimento sono emersi aspetti e trend che possono dare un importante contributo allo Smart Working. Scopri di più...

Se vi state chiedendo se privacy e trattamento dei dati personali possono avere impatti sullo Smart Working, la risposta è sicuramente sì. Infatti, il nuovo regolamento europeo (GDPR) – se applicato a dovere – comporta un rilevante cambio di impostazione nella gestione dei dati personali nonché grossi rischi. È quindi necessaria professionalità, competenza, attenzione. Vero è invece che la mancanza di organizzazione, l’improvvisazione, sono rischi reali. Un lavoratore agile, direttamente da casa sua, potrà accedere al database aziendale. Il rischio di non dare esatto adempimento al GDPR, dunque, è altissimo.  Scopri di più...

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Lo Smart Working non è un fenomeno solo italiano: sebbene con nomi, accezioni e impianti normativi diversi, politiche di flessibilità nell’organizzazione del lavoro si stanno diffondendo in tutta Europa. Lo stesso Parlamento Europeo con la risoluzione del 13/9/2016 (principio generale n°48), afferma di sostenere “il lavoro agile”. La risoluzione mette in evidenza i benefici sociali affermando l’importanza dell’equilibrio tra lavoro e vita privata. La diffusione e le modalità di regolazione dello Smart Working nei Paesi dell’Unione, tuttavia, sono differenti e risentono delle diverse caratteristiche dei vari Paesi.  Scopri di più...

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