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Smart Working e PMI: i progetti delle piccole e medie imprese

19 settembre 2019 / Di Fiorella Crespi / Nessun commento

Lo Smart Working sposa bene i modelli di business delle PMI? O è applicabile solamente a modelli tipici delle grandi aziende?

 

Come diffondere un approccio "smart" nelle PMI

Le PMI sono una frontiera necessaria in cui la rivoluzione introdotta dal Lavoro Agile non è ancora concretamente iniziata. Perché questo accada è necessario favorire la creazione di sinergie e reti allo scopo di stimolare circoli virtuosi nell’adozione delle pratiche di Smart Working. Stimolare un circolo virtuoso di questo tipo vuol dire promuovere un clima di fiducia verso l’adozione di un nuovo modo di lavorare, da adattare alle caratteristiche strutturali e alle modalità operative tipiche delle imprese piccole e medie.

Per creare un vero Smart Working in queste realtà occorrono infatti due strategie parallele:

  • far capire con chiarezza cosa significa fare Smart Working, per evitare che, percepito solo come lavoro da remoto, sia visto come di scarso interesse o addirittura inapplicabile per la maggior parte delle piccole realtà;
  • aiutare a superare la logica di destrutturazione e informalità che caratterizza la maggior parte dei progetti in questa tipologia di aziende.

L’adozione di un approccio informale, seppure in alcuni casi sia comprensibile alla luce delle caratteristiche delle PMI, denota una limitata sicurezza e spinta a livello aziendale nel progetto. Tali caratteristiche facilmente si possono scontrare (e avere la peggio) con le criticità legate a una cultura aziendale molto presenzialista e alla necessità di investimenti in tecnologie digitali, entrambe barriere tipiche di realtà di piccole e medie dimensioni.

 

La diffusione dello Smart Working nelle PMI: i dati dell'Osservatorio

La ricerca di quest’anno ha coinvolto un campione statisticamente rappresentativo di imprese italiane tra i 10 e i 250 addetti, quindi PMI.

  • Dall’analisi emerge che solo l'8% del campione dichiara di avere iniziative strutturate di Smart Working: ciò significa che ha iniziative presenti su almeno due delle leve di progettazione dello Smart Working quali flessibilità di luogo, di orario, ripensamento spazi, cultura orientata ai risultati e dotazione tecnologica adeguata per lavorare da remoto.
  • Il 16% del campione, pur non avendo iniziative strutturate, di fatto lavora informalmente in questo modo.
  • Il 9% del campione si dichiara possibilista in merito all’introduzione, mentre il 2% prevede di lanciare un’iniziativa nel breve periodo, entro i prossimi 12 mesi. Le motivazioni principali che guidano l’interesse di queste organizzazioni verso lo Smart Working sono da ricercarsi nel miglioramento della produttività e della qualità del lavoro svolto e nel miglioramento del benessere organizzativo e della conciliazione tra vita privata e professionale.
  • Una parte significativa delle piccole e medie imprese intervistate dichiara disinteresse nell’introduzione dello Smart Working: il 38% del campione non è interessato ad introdurlo. Si tratta soprattutto di aziende che operano nei settori manifatturiero, costruzioni/riparazioni/installazioni, commercio e hospitalty & travel. La motivazione principale addotta è la limitata applicabilità nella loro realtà, seguita dal disinteresse da parte del management e dal limitato grado di digitalizzazione dei processi.
  • La restante parte si divide tra chi non sa se tale logica verrà introdotta nella propria realtà (19%) e chi non conosce il fenomeno (8%).

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Fiorella Crespi

Fiorella Crespi

Research Director HR Innovation Practice and Smart Working

Tema:  Smart Working