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Piano Triennale ICT: un modello per trasformare la PA

21 giugno 2019 / Di Luca Gastaldi / Nessun commento

Il Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione è il documento di indirizzo strategico ed economico che detta le regole e i principi operativi per la trasformazione digitale in Italia.

Atteso dal 2013, il Piano Triennale è stato finalmente realizzato nel 2017 grazie alla collaborazione tra AgID (l’Agenzia per l’Italia Digitale nata nel 2012 con il compito di presidiare sugli obiettivi dell’Agenda Digitale) e il Team per la Trasformazione Digitale. Cerchiamo in quest'articolo di entrare nel vivo della questione. Approfondiremo:

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La mission del Piano Triennale

Il principale obiettivo del Piano Triennale è quello di razionalizzare la spesa delle amministrazioni, migliorando la qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese e degli strumenti messi a disposizione degli operatori della PA.

A tal fine, sono diverse le prerogative strategico-operative contenute all’interno del documento: snellire i procedimenti burocratici, garantire maggiore dei trasparenza dei processi amministrativi ed efficienza nell'erogazione dei servizi pubblici, ma anche razionalizzare la spesa informativa, in linea con la Legge di Stabilità 2016.

Due, fondamentalmente, i presupposti alla base del Piano Triennale:

  • riformare la Pubblica Amministrazione per incentivare il processo di crescita e digitalizzazione per imprese e cittadini;
  • valorizzare la spesa e le iniziative in ICT (tecnologie per l’informazione e la comunicazione) per riformare la PA stessa.

 

Perché un Piano Triennale ICT per la Pubblica Amministrazione

La domanda sorge spontanea: in quale contesto si inscrive quest'iniziativa? Si parte dal 2010, anno in cui la Commissione Europea definisce le linee-guida della Strategia Europa. Il progetto definisce obiettivi ambiziosi in materia di innovazione, occupazione e integrazione sociale. L’intento ultimo è quello di realizzare un mercato digitale europeo, unico e dinamico.

L’Agenda Digitale è una delle iniziative faro di questa strategia: si tratta di un documento programmatico con cui ogni Paese membro si impegna a definire le strategie di digitalizzazione nazionale.

Non può mancare ovviamente l’Italia. Il nostro Paese, a partire dal 2012, ha cercato di elaborare una propria strategia nazionale in linea con gli obiettivi di innovazione e crescita economica indicati dall’Agenda Digitale Europea.

La Pubblica Amministrazione è al centro di questo processo, perché in grado di abilitare la cultura dell'innovazione tra imprese e cittadini. Per attuare l'Agenda Digitale Italiana, servono ovviamente i mezzi giusti: un coordinamento puntuale tra questi tre attori (PA, imprese e cittadini), una gestione integrata delle diverse fonti di finanziamento nazionali e comunitarie, nonché un quadro normativo meno confusionario e contraddittorio di quello attuale. Proprio a questo scopo, l'AgID ha avuto il compito di redigere il Piano triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione.

Da maggio 2017 il Piano è finalmente realtà: il documento, sulla base di un Modello Strategico ben preciso, propone un sistema di gestione e utilizzo delle tecnologie digitali più innovative, indirizzando il piano delle gare, il piano dei finanziamenti e i piani triennali delle singole PA.

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Il Piano Triennale 2017-2019 per l'Informatica nella PA

Entriamo finalmente nel vivo della questione. Il Piano Triennale, da qui fino alla primavera del 2019 indirizzerà in modo chiaro e consapevole la trasformazione digitale della PA italiana, fissando i principi architetturali fondamentali e le regole di usabilità e interoperabilità da seguire.

Tutto ciò è ampiamente formalizzato all'interno del Modello strategico di evoluzione del sistema informativo della Pubblica amministrazione. Parliamo della parte più saliente del documento, che raccoglie la visione a medio/lungo termine verso la quale la PA deve tendere per sfruttare al meglio i benefici derivanti da un uso corretto delle tecnologie digitali.

Da tale modello emergono quattro punti:

  • centralmente sono realizzate le piattaforme che dovrebbero abilitare in modo irreversibile la digitalizzazione dei processi della PA;
  • le PA sviluppano servizi secondo le proprie specificità, utilizzando competenze interne o di mercato, appoggiandosi alle piattaforme nazionali e cercando di riqualificare la propria spesa in innovazione digitale;
  • le aziende private possono programmare investimenti di lungo periodo e sfruttare nuove opportunità di mercato, creando soluzioni che si integrino o valorizzino le piattaforme nazionali;
  • i cittadini godono di servizi pubblici più efficienti ed efficaci.

Si concretizza quel triangolo virtuoso tra PA, imprese e cittadini che guida l'attuazione dell'Agenda Digitale Italiana.

Come funziona il Modello Strategico

Il Modello Strategico può essere schematicamente rappresentato come nell'esempio.

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Si distinguono 5 macro-aree: infrastrutture fisiche (vedi Cloud, connettività, Data Center), infrastrutture immateriali, modelli di interoperabilità, ecosistemi verticali (i settori in cui si svolge l’azione della Pubblica Amministrazione) e gli strumenti per la generazione e diffusione dei servizi digitali. Trasversalmente a queste aree si distinguono le azioni relative a sicurezza, gestione del patrimonio informativo a disposizione delle PA (nello schema DAF - Data Analytics Framework) e gestione del cambiamento.

Per ogni area, il Piano Triennale descrive quindi lo scenario attuale, gli obiettivi strategici che si intende perseguire alla luce del Piano di crescita digitale dell'AgID e le linee di azione necessarie al raggiungimento degli obiettivi fissati.

Il ruolo chiave delle infrastrutture

All'interno del modello, grande rilevanza è data alle infrastrutture. Basti pensare che dei 108 risultati da produrre per il triennio, ben 73 riguardano aspetti infrastrutturali. Numerosi progetti sono stati sviluppati con successo. Tra i più importanti:

  • PagoPA, volto alla digitalizzazione dei pagamenti diretti alle amministrazioni pubbliche da parte dei cittadini e delle società;
  • il Sistema Pubblico d'Identità Digitale (SPID), per l’accesso a tutti i servizi pubblici online con una sola identità digitale;
  • l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), un database unico della popolazione residente in Italia, testato finora da 800 comuni.

A ciò si aggiungono le azioni di potenziamento della Banda Larga, con l'implementazione del BUL, il Piano Banda Ultra Larga che ha portato progressi da gigante.

I pregi del Modello Strategico

Sintetizzando, il Piano Triennale, così modellato:

  • poggia su alcuni principi chiave come la necessità di architetture multi-livello fortemente interoperabili e il coinvolgimento del privato per accelerare i processi di digitalizzazione della PA;
  • supera il caratteristico approccio a “silos” storicamente adottato dalla PA nell’offerta di servizi digitali;
  • specifica come riqualificare i 5,6 miliardi di euro attualmente spesi dalla PA italiana in tecnologie digitali, indicando le azioni da fare entro specifiche scadenze da parte dei vari attori.

 

Piano Triennale per l'Informatica 2017-2018: i primi risultati

Ad un anno di distanza dall'adozione, possiamo già tirare le somme sull'impatto che il Piano Triennale ICT sta avendo nel Paese. Il bilancio? Tendenzialmente positivo.

Basti pensare che dei 108 risultati previsti, 44 sono già stati ottenuti. Con l'aiuto dell'Osservatorio Agenda Digitale abbiamo tirato le somme e questo è il quadro che ne emerge: Piano triennale per l’informatica nella PA: a che punto siamo?

Riassumendo: il Piano mette nero su bianco un concetto basilare: “verso dove stiamo correndo”. E lo fa entrando nel dettaglio per ogni attore non solo in merito agli scenari a cui tendere, ma anche riguardo alle priorità da darsi nel breve termine e le azioni da mettere in campo per poter beneficiare degli sforzi fatti da altri attori. La vera sfida sarà quella di aggiornare il Piano ogni anno, come previsto dalla normativa.

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Luca Gastaldi

Luca Gastaldi

Laurea e Dottorato di Ricerca in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano, dal 2008 si occupa per gli Osservatori Digital Innovation delle Ricerche sulla digitalizzazione della PA (con un focus particolare sul mondo della Sanità) e sugli impatti che le tecnologie digitali hanno sui processi e l’organizzazione delle imprese. È Direttore dell’Osservatorio Agenda Digitale e dell’Osservatorio Design Thinking for Business. È Ricercatore Senior per l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità e per l’Osservatorio Smart Working.

Tema:  Agenda Digitale