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Fondi europei diretti e strutturali: come ti finanzio l'Agenda Digitale!

12 settembre 2018 / Di Luca Gastaldi / Nessun commento

I fondi europei sono fondamentali per la piena attuazione dell’Agenda Digitale di tutti i Paesi, Italia inclusa. Patto di Stabilità, Spending Review, rivisitazione della fiscalità urbana. Tutti temi che negli ultimi anni hanno stravolto i conti territoriali, rendendo vano il supporto dei bilanci statali. Accade così che le imprese e le PA locali si affidino alle opportunità dei fondi comunitari per finanziare i diversi progetti di innovazione, innovazione digitale in primis.

Ma cosa sono questi fondi europei? In quali tipologie si declinano e come impattano effettivamente sull'attuazione dell'Agenda Digitale? Proviamo a rispondere a queste domande nel corso dell'articolo.

Tratteremo:

 

Cosa sono i fondi europei

L’obiettivo

Facciamo una premessa di carattere generale. I fondi europei rappresentano il principale mezzo finanziario con cui l'Unione Europea assicura l’integrazione economica e sociale dei Paesi membri. Lo stesso obiettivo è ribadito all’interno della Strategia 2020, il progetto comunitario per la crescita e la creazione economica di cui l’Agenda Digitale si fa assoluto faro e pilastro.

Il contenuto

Con l’espressione fondi europei parliamo di finanziamenti, anche a fondo perduto, erogati dal Consiglio Europeo ed assegnati ai Programmi Operativi ritenuti più meritevoli presentati dai vari Paesi membri. In base agli obiettivi che intendono realizzare, tali finanziamenti possono prevedere programmi contraddistinti in base al settore (i più comuni riguardano Ricerca e Innovazione, Politiche Sociali, Giovani e Ambiente). Nel periodo di riferimento (01-01-2014 – 21-12-2020) è stata stanziata una cifra pari a 1.000 miliardi di euro, volta a incentivare programmi di crescita economica e occupazione. Esempio forse più noto di questi contributi è il progetto Horizon 2020, che consiste in incentivi europei alle imprese per investire nell’innovazione tecnologica.

Le tipologie

Per poter parlare di fondi europei anche in ottica di Agenda Digitale, è importante conoscere le differenze che esistono tra le varie tipologie di finanziamenti stanziati dall’Unione Europea. Distinguiamo solitamente tra fondi a gestione diretta e fondi a gestione indiretta (meglio noti come fondi strutturali).

Entrambi i fondi presentano due importanti caratteristiche:

  • sono programmati su base pluriennale;
  • sono quantificati ex ante per quel che riguarda la dimensione finanziaria.

Tali vantaggi rendono ancor più preziose le risorse comunitarie nella definizione dei finanziamenti nei settori pubblico e privato. Con conseguenze positive anche nell’attuazione dell’Agenda Digitale, che fa della commistione tra Pubblica Amministrazione e privati un’importante leva.

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I fondi diretti europei

I fondi a gestione diretta sono i finanziamenti europei direttamente erogati dalla Commissione Europea agli utilizzatori finali attraverso la vincita di bandi. Rappresentano il 25% della spesa complessiva dei bilanci UE.

Per accedere a questi fondi è necessario creare consorzi multi-attoriali di natura internazionale. Tradotto: la proposta progettuale (con il dettaglio di budget e obiettivi strategici), che viene presentata alla Commissione Europea per la partecipazione al bando, deve coinvolgere partner di almeno due Paesi membri della Comunità Europea.

Ciò, se i fondi richiesti si riferiscono a programmi intracomunitari che riguardano le politiche interne dell'Unione Europea. In caso di programmi di cooperazione esterna, può essere necessaria la partnership con enti di Paesi terzi rispetto all’UE.

 

Fondi strutturali dell’Unione Europea

I fondi strutturali o a gestione indiretta sono i finanziamenti gestiti direttamente dagli Stati membri (in particolare le Regioni) che, sulla base di Programmi Operativi e attraverso le loro PA centrali e locali, ne dispongono l’assegnazione ai beneficiari finali. Rappresentano il 75% della spesa complessiva dei bilanci UE.

Il fine principale di questi contributi è quello di attuare la politica regionale e di coesione propria dell’Unione Europea, riducendo le disparità economiche, sociali e territoriali tra le varie regioni europee, esistenti anche all’interno di uno stesso perimetro nazionale.

Alla Commissione Europea spettano infatti solo compiti di monitoraggio e controllo. Mentre, la selezione e gestione dei progetti è prerogativa delle autorità nazionali e regionali.

Per accedere alle relative risorse le autorità competenti devono redigere e farsi approvare dalla Comunità Europea dei Programmi Operativi, articolati in obiettivi tematici che specificano come saranno impiegati i fondi strutturali in base alle priorità della Commisione Europea espresse per il periodo 2014-2020. Esistono due tipologie di programmi operativi:

  • Programmi Operativi Nazionali (PON)
  • Programmi Operativi Regionali (POR)

Una volta selezionati, i progetti ricevono un finanziamento misto: in parte da fondi nazionali, in parte da fondi europei.

Possiamo ulteriormente classificare i fondi strutturali sulla base degli obiettivi perseguiti. Tra i più importanti:

  • Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR)
  • Fondo Sociale Europeo (FSE)
  • Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR)
  • Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP)

 

Finanziamenti europei e Agenda Digitale

Alla luce di questo quadro, su quante risorse possiamo contare per attuare l’Agenda Digitale Italiana? Rispondere non è facile perché le possibili fonti a cui attingere sono molteplici e con logiche di funzionamento molto diverse tra loro.

Molti interventi di digitalizzazione sono finanziati grazie a questi fondi europei che, come già accennato, hanno il pregio di poggiare su un solido impianto programmatorio pluriennale.

Senza entrare troppo nel dettaglio, possiamo comunque tracciare un quadro sui fondi a disposizione dell’Italia per finanziare l’attuazione dell’Agenda Digitale.

Sommando i contributi dei fondi a gestione diretta e indiretta, stimiamo per l’Italia una disponibilità di 11,5 miliardi di euro dal 2014 al 2020, pari a circa 1,65 miliardi di euro l’anno.

Un bilancio così suddiviso:

  • il 23%, pari a 376 milioni di euro l’anno, fa riferimento a fondi europei a gestione diretta;
  • il 77%, circa 1,27 miliardi di euro l’anno, delle risorse che l’Europa mette a disposizione è allocata su fondi strutturali.

Focalizzandoci sulla parte dei fondi diretti europei, è importante specificare che i bandi per accedere a tali contributi stanno diventando sempre più competitivi e che non è scontato che le imprese e le PA italiane riescano a raccogliere tutte le relative risorse. Inoltre, le risorse relative a questi fondi sono in parte da suddividere con le imprese (godono perlopiù di una copertura della spesa d’investimento di importo variabile tra il 50% e il 100% del costo totale).

Lato fondi strutturali a gestione indiretta, è invece fare qualche precisazione.

 

Impiego dei fondi strutturali per l’Agenda Digitale Italiana

Come illustrato in fase introduttiva, per accedere ai fondi strutturali è necessario redigere e farsi approvare dalla Comunità Europea dei Programmi Operativi, sia nazionali che regionali: documenti che descrivono come saranno impiegati tali fondi. Per l’Italia sono stati redatti 14 Programmi Operativi a livello nazionale (PON) e 60 a livello ragionale (POR), che toccano trasversalmente i principali fondi europei di tipo indiretto (FESR, FSE, FEASR e FEAM).

Ogni programma operativo è quindi articolato in 11 Obiettivi Tematici (OT). Le politiche di digitalizzazione sono trasversali e trovano applicazione in quasi tutti gli OT. Particolarmente rilevanti ai fini dell’attuazione dell’Agenda Digitale, sono però:

  • OT2 - Migliorare l’acesso alle ICT -
  • OT11- Migliorare l’efficienza della PA -

Benché rappresentino il grosso dei contributi comunitari (circa il 77%) a disposizione per finanziare l’Agenda Digitale. le risorse provenienti dai fondi strutturali sono state sfruttate pochissimo. Questo per tre ragioni principali:

  • lunghi tempi per l’avvio delle operazioni, ci sono voluti quasi 2 anni perché la Comunità europea predisponesse gli strumenti che permettessero agli Stati membri di redigere i propri accordi di partenariato;
  • revisioni dell’accordo di partenariato con cui l’Italia ha definito i propri fabbisogni di sviluppo, gli obiettivi da perseguire, le azioni da realizzare e i risultati attesi;
  • ritardi dovuti alla tardiva presentazione e alla negoziazione con la Comunità europea dei contenuti dei programmi operativi.

Tali ritardi hanno riguardato e continuano a riguardare sia l’attuazione dei Piani Operativi Nazionali che dei Piani Operativi Regionali.

Facendo una sintesi, alla luce dei diversi fondi, dei Piani Nazionali e Regionali, degli Obiettivi Tematici e dei vari ritardi operativi, scopriamo che a fine 2017 l’Italia ha speso meno del 3% delle risorse disponibili per i due obiettivi tematici principali (si rimanda per il dettaglio al rapporto di monitoraggio sugli Obiettivi Tematici).

 

Un sistema di finanziamenti a due velocità

L’analisi di tutte le risorse economico-finanziarie disponibili per l’Agenda Digitale italiana rivela dunque un sistema a due velocità.

  • Da un lato ci sono i fondi europei: oltre 11 miliardi di euro da qui al 2020 che finalmente abbiamo cominciato a usare dopo una lunghissima negoziazione con la Commissione europea. Su questo fronte abbiamo usato ancora poco le risorse a disposizione, ma abbiamo messo in piedi strumenti di monitoraggio periodico con cui stimolarci a colmare i nostri ritardi.
  • Dall’altro lato ci sono le risorse nazionali per cui, grazie a iniziative come il Piano BUL (Banda Ultra-Larga) o il Piano Industria 4.0, solo nel 2017 sono stati complessivamente messi a disposizione 12 miliardi di euro.

In un tale quadro diventa sempre più fondamentale accelerare l’impiego dei fondi comunitari perché sono una straordinaria leva per attuare l’Agenda Digitale. È altrettanto importante coordinare PA centrali e Regioni affinché usino le risorse disponibili per interventi sinergici tra loro.

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Luca Gastaldi

Luca Gastaldi

Laurea e Dottorato di Ricerca in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano, dal 2008 si occupa per gli Osservatori Digital Innovation delle Ricerche sulla digitalizzazione della PA (con un focus particolare sul mondo della Sanità) e sugli impatti che le tecnologie digitali hanno sui processi e l’organizzazione delle imprese. È Direttore dell’Osservatorio Agenda Digitale e dell’Osservatorio Design Thinking for Business. È Ricercatore Senior per l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità e per l’Osservatorio Smart Working.

Tema:  Agenda Digitale