Indice DESI e DMI: lo stato della digitalizzazione in Italia

Ultimo aggiornamento / Di Francesco Olivanti / 0 Comments

Qual è lo stato di digitalizzazione dell’Italia? E, soprattutto, qual è il gap che ci separa dagli altri Paesi europei? Sono domande fondamentali per prendere decisioni consapevoli in tema di Agenda Digitale e comprendere a pieno l'effettiva attuazione dei piani strategici di digitalizzazione nazionale. Per sviluppare questa conoscenza occorre un sistema di misura solido, stabile, completo e condiviso a livello internazionale. Il Digital Economy and Society Index (in breve DESI) è usato da alcuni anni per valutare e confrontare il livello di digitalizzazione dei Paesi dell'Unione Europea.

Cos’è il DESI e come funziona

Il Digital Economy and Society Index (DESI) è un indice introdotto dalla Commissione Europea nel 2014 per misurare i progressi dei Paesi europei in termini di digitalizzazione dell’economia e della società, al fine di convergere verso un unico mercato digitale.

L’indice è la sintesi di diversi indicatori raccolti in 4 dimensioni principali:

  1. Capitale umano: misura le competenze necessarie a trarre vantaggio dalle possibilità offerte dalla società digitale;
  2. Connettività: misura lo sviluppo della banda larga, la sua qualità e l’accesso fatto dai vari stakeholder;
  3. Integrazione delle tecnologie digitali: misura la digitalizzazione delle imprese e l’impiego dei canali online per le vendite;
  4. Servizi pubblici digitali: misura la digitalizzazione della PA, con un focus sull’eGovernment.

Ognuna di queste quattro dimensioni contiene diversi indicatori che sono raccolti annualmente per tutti i Paesi europei e opportunamente pesati a seconda della loro rilevanza. Nel rapporto DESI del 2022 (basato sui dati del 2021) sono stati 33 gli indicatori utilizzati. Per aggregare indicatori espressi in unità di misura differenti, viene fatta una normalizzazione tra 0 e 100. Ed è in questo modo che è possibile avere una misura media per ogni dimensione e una misura complessiva, che riferisce sinteticamente lo stato di attuazione dell’Agenda Digitale.

Digitalizzazione, l'Italia nel Digital Economy and Society Index

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Qual è, secondo l'indice, l'attuale stato di digitalizzazione in Italia? Stando al rapporto DESI aggiornato, l’Italia occupa la parte bassa dal ranking, lontana dai Paesi a lei simili per caratteristiche dimensionali e socio-economiche (come Spagna, Francia e Germania).

Sui 27 Paesi membri dell'Unione Europei siamo, quindi, 18esimi per livello di digitalizzazione complessiva, guadagnando due posizioni rispetto all'anno precedente. In particolare, il rapporto sulla digitalizzazione dell'Italia è molto duro rispetto alle dimensioni del Capitale umano e della Connettività.

Digitalizzazione, il Capitale umano in Italia

Questa dimensione rappresenta il nostro tallone d’Achille dalla nascita del DESI. Dall’edizione 2021 il tema delle competenze digitali è diventato preminente nell’indice e i dati sono stati aggiornati con una metodologia leggermente differente da quella degli ultimi anni, che include per la prima volta l’area Sicurezza. Per quanto riguarda l’Italia:

  • siamo quartultimi in Europa per popolazione con competenze digitali almeno di base (46%), contro una media UE del 54%;
  • rimaniamo indietro anche rispetto all’indicatore inserito più recentemente in questa dimensione, la quota di imprese che ha offerto formazione in ambito ICT ai propri dipendenti, per cui ci fermiamo al 15,5% contro una media europea del 19,7%;
  • dove accumuliamo il maggiore ritardo, tuttavia, è sulla quota di laureati in ambito ICT sul totale della popolazione con una laurea – indicatore che per costruzione è quasi immobile nel tempo; siamo ultimi nel continente con solo l’1,4% dei laureati, rispetto a un valore UE del 3,9%;
  • abbiamo ancora una quota di specialisti ICT sul totale degli occupati inferiore alla media (3,8% contro 4,5%), ma soprattutto siamo distanti dalla gran parte dei Paesi europei per quota di specialisti ICT di sesso femminile (16% contro una media continentale del 19%).

Digitalizzazione e Connettività in Italia

Su questa dimensione l’Italia nel 2021 ha chiuso il divario con la media dei Paesi europei, scalando il ranking fino al 7° posto. Rimane tuttavia relativamente basso l’utilizzo complessivo della banda larga fissa – adottata dal 66% delle famiglie (24esimo posto) e ben lontano dal 78% della media europea – e della banda larga mobile – per cui l’Italia è terzultima in UE (80% contro una media dell’87%), comunque con un significativo progresso rispetto al 67% dell’edizione precedente.

Digitalizzazione ed integrazione delle tecnologie digitali nelle imprese

I buoni risultati registrati dalle imprese italiane in questa dimensione dell'indice DESI affondano le loro radici principalmente in tre indicatori:

  • la quota di imprese che utilizzano la fatturazione elettronica, per cui l’Italia è prima nel continente;
  • il livello di adozione dei servizi in Cloud di medio-alta sofisticazione (52% contro la media UE del 34%);
  • la quota di PMI che hanno un livello di intensità digitale almeno di base (60% contro una media del 55%).

Per scalare la top ten europea è ora necessario accelerare anche rispetto all’utilizzo dei Big Data, correlato ai bassi livelli di adozione dell’intelligenza artificiale, e all’adozione di software ERP. Risultati in linea con la media dell’Unione, invece, relativamente all’utilizzo dei social media e all’impiego di tecnologie per la sostenibilità ambientale.

Digitalizzazione dei Servizi pubblici in Italia

Si conferma anche quest’anno l’assenza degli indicatori sulla sanità digitale, su cui l’Italia aveva in passato ben figurato. Il focus rimane, quindi, generale sull’eGovernment, su cui si registra un divario importante tra gli indicatori che misurano la disponibilità di servizi e quelli che, invece, guardano all’utilizzo dei servizi pubblici digitali da parte della popolazione.

Rispetto al primo ambito, la completezza dei servizi pubblici digitali per i cittadini (20esimo) e il livello di sviluppo dei servizi rivolti alle imprese (20esimo). Nel secondo ambito, invece, anche quest’anno si osservano le performance peggiori. L’Italia è terzultima in Europa per quota degli utenti internet che interagiscono online con la PA. Da ultimo, l’Italia supera la media UE sul fronte della disponibilità di open data, posizionandosi al 7° posto.

Il DESI nelle regioni italiane nel 2022

Nel panorama italiano le migliori performance nel DESI regionale, sono ottenute da Lazio, Lombardia ed Emilia-Romagna, con un punteggio che sfiora i 59 punti su 100, mentre ultime in classifica risultano essere Calabria (44,4 punti) e Molise (44,8). Attualmente non è possibile confrontare questi dati a livello europeo su tutti gli indicatori, di conseguenza è impossibile includere nel ranking anche la media europea.

Tuttavia, il confronto puntuale su alcuni indicatori del DESI evidenzia come, la distanza da colmare, sia ancora significativa, anche per le regioni con performance migliori. Un esempio è rappresentato dal Lazio, che, con il 52,9%, risulta la regione con risultati migliori per il possesso di competenze digitali di base tra i cittadini, ma la media europea è del 53,9%.

Fanno eccezione alcuni rilevanti indicatori del DESI per le imprese, come la penetrazione dell’eCommerce – in cui in Valle d’Aosta, Sicilia e nelle province di Trento e di Bolzano fanno meglio della media europea (pari al 22,3%) – e la penetrazione del Cloud, per cui tutte le regioni italiane (tranne la P.A. di Bolzano) hanno nel 2021 valori superiori alla media UE del 41,0%.

I limiti del DESI e l’apporto dei DMI

C’è da dire, tuttavia, che l'indice DESI, così com’è, ha alcuni limiti. Limiti che, se non conosciuti, possono generare valutazioni distorte e, quindi, indurre a decisioni errate. Il DESI, infatti, non misura precisamente l’attuazione dell’Agenda Digitale, in quanto utilizza dati non completamente aggiornati. Inoltre, non dà indicazioni utili a chi - come l’Italia - ha bisogno di comprendere in quali aree investire per migliorare il proprio livello di digitalizzazione.

Gli Indici di Maturità Digitale (DMI)

Come superare, allora, alcuni di questi limiti? L'Osservatorio Agenda Digitale ha sviluppato, negli anni, i Digital Maturity Indexes (più semplicemente DMI), un sistema di ben 109 indicatori (inclusi i 33 che formano il DESI) raggruppati nelle quattro dimensioni di attuazione dell'Agenda Digitale:

  • Infrastrutture - diffusione e utilizzo di banda larga, sia fissa che mobile, tra cittadini, imprese e PA;
  • Pubblica Amministrazione - diffusione e utilizzo di servizi di eGovernment;
  • Cittadini - diffusione e utilizzo di strumenti digitali/internet e competenze digitali;
  • Imprese - diffusione e utilizzo di tecnologie digitali nei processi di produzione e vendita di prodotti e servizi.

Oltre al gran numero di indicatori, l'elemento caratterizzante dei DMI sta nel fatto che ciascuna dimensione viene poi scomposta in base ai Fattori Abilitanti (utili a misurare gli sforzi e gli investimenti fatti per rendere più digitale l’area) e i Risultati Ottenuti (per monitorare l’esito di tali iniziative di digitalizzazione).

Cosa dice il DMI sullo stato di digitalizzazione dell'Italia? Su 27 Paesi Europei, l’Italia è:

  • 22esima per sforzi fatti nell’attuazione della propria Agenda Digitale, perdendo cinque posizioni rispetto allo scorso anno;
  • 20esima per risultati raggiunti con le iniziative di digitalizzazione adottate negli ultimi anni e promosse in primis dal Ministro per la Transizione Digitale, dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale, e da AgID, guadagnando tre posizioni rispetto ai dati DESI del 2021.

Anche valutando il livello di digitalizzazione attraverso i 109 indicatori dei DMI, l'Italia non tiene il passo con i vicini Paesi del vecchio continente: i DMI sottolineano ancora una volta come il gap nella dotazione di capitale umano dei cittadini sia l’elemento principale a determinare la distanza tra il nostro Paese e i suoi competitor europei.

Tuttavia, è bene notare che quando si considera il set più ampio di indicatori del DMI, rispetto al DESI, le prestazioni dell’Italia si appiattiscano sotto la media europea anche per le dimensioni infrastrutture e imprese.

Grazie ai DMI possiamo fare valutazioni più complete e precise, offrendo ai policy maker una migliore comprensione delle dinamiche di sviluppo e orientamento degli interventi di digitalizzazione.

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