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Industrial Internet of Things: PMI in ritardo, si può fare di più!

30 aprile 2019 / Di Giulio Salvadori / Nessun commento

L’Industrial Internet of Things (I-IoT) in Italia è in grande crescita, ma il percorso è ancora agli inizi. Nel corso della Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things è stata portata avanti un’indagine, che ha coinvolto 129 aziende con sede in Italia, con l’obiettivo di comprendere i progetti di Industrial IoT realizzati e le aspettative per il futuro.

 

I numeri dell'Industrial IoT in Italia

Il primo risultato che emerge evidenzia la dicotomia del tessuto italiano: sebbene ormai il 95% delle imprese abbia sentito parlare almeno una volta di soluzioni IoT per l’Industria 4.0 (dato in crescita rispetto al 73% registrato a fine 2016), il livello reale di conoscenza è ancora limitato.

Se i manager delle grandi e medie aziende raggiungono per lo meno la sufficienza (6,5 su una scala da 1 a 10), la valutazione diventa insufficiente (5 su 10) se consideriamo le piccole imprese. Anche il livello di diffusione dei progetti di I-IoT cambia molto a seconda della dimensione aziendale. Nel complesso, il 58% delle aziende intervistate ha avviato almeno un progetto in ambito Industrial IoT nel triennio 2016-18 (rispetto al 41% del triennio 2014-2016), ma questo valore deriva dalla media tra una diffusione buona nelle medie e grandi aziende (73%) e bassa nelle piccole (29%).

 

Gli incentivi della Legge Bilancio

Questo indica come la strada da percorrere per l’innovazione in ottica 4.0 nel nostro Paese sia ancora lunga: le PMI rappresentano infatti il 99% delle realtà produttive in Italia e il 79% del totale degli occupati. A questo riguardo, la Legge di Bilancio 2019 ha introdotto una serie di modifiche tese a favorire la diffusione degli approcci di fabbrica intelligente e manifattura 4.0 soprattutto nel comparto delle PMI.

In particolare, l’incentivo dell’iper-ammortamento è salito al 170% (in origine era al 150%) per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, mentre è stata ridotta l’aliquota per gli investimenti di valore più elevato. Recentemente è stato prorogato anche il super-ammortamento per beni strumentali generici (130% per investimenti fino a 2,5 milioni €) e reintrodotto anche il “bonus formazione 4.0”, con un voucher che arriva fino a 40.000 euro destinato proprio alle piccole e medie imprese.

 

Industrial IoT: le direzioni di sviluppo

L’Industrial IoT ha inoltre davanti a sé due importanti direzioni di sviluppo.

  1. La prima è la capacità di analizzare e gestire i dati raccolti dagli impianti e dai macchinari connessi. Dall’indagine realizzata emerge che il 42% delle aziende non ha ancora iniziato a lavorare su questo aspetto (percentuale che sale al 58% per le PMI), a cui si aggiunge un 25% che dichiara di utilizzare i dati raccolti solo in forma grezza, senza alcuna elaborazione aggiuntiva. Solo il 33% del campione quindi ha già iniziato a lavorare sui dati: l’elemento interessante è che chi ha iniziato a farlo si dichiara sempre soddisfatto dei benefici ottenuti. Si pensi ad esempio a chi produce macchinari connessi e raccoglie dati sul loro utilizzo da parte dei clienti: queste informazioni risultano fondamentali per comprendere l’utilizzo che viene fatto di tali asset, con la possibilità di realizzare miglioramenti tecnici e proporre nuove versioni migliorative dei macchinari, proprio grazie ai “feedback indiretti” generati dai clienti.
  2. La seconda direzione di sviluppo riguarda il progressivo spostamento dalla vendita del solo hardware (ad esempio un bene strumentale) all’offerta di servizi di valore abilitati dall’I-IoT (ad esempio macchinari gestiti da remoto e/o ceduti secondo un modello di pricing basato sulle ore di funzionamento). Ci aspettiamo, per il 2019, da un lato un maggior coinvolgimento da parte delle piccole imprese, che rappresentano il cuore del tessuto industriale italiano, e dall’altro un migliore utilizzo dei dati raccolti da parte delle grandi imprese, la maggior parte delle quali ha già avviato progetti di Industrial IoT in questi anni non riuscendo però a sfruttare appieno il grande potenziale generato da tali dati.

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