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La storia dei Bitcoin: tra passato e futuro della Blockchain

06 febbraio 2019 / Di Giacomo Vella / Nessun commento

Quando si vogliono comprendere opportunità e potenzialità della tecnologia Blockchain, non si può che partire dal protocollo Bitcoin. Il legame che intercorre tra questi due mondi è dei più solidi.

E non poteva essere diversamente. Bitcoin è la prima criptovaluta creata e commercializzata che si serve, per il suo funzionamento, della tecnologia Blockchain. È a questa valuta digitale che Blockchain e tecnologie di Distributed Ledger dovono la loro fortuna. La romanzesca storia del Bitcoin è, per questo, anche la storia della Blockchain. In quest'articolo proveremo a ripercorrerla, in un viaggio tutt'altro che privo di colpi di scena.

 

Blockchain e Bitcoin: la storia della prima criptovaluta in sei tappe

Prima di raccontare l'evoluzione del Bitcoin, però, una doverosa premessa: cosa sono esattamente i Bitcoin? Ne abbiamo parlato in un recente articolo in cui abbiamo sottolineato funzionamento, principali caratteristiche e criticità, con un occhio alle nuove piattaforme che "promettono" di superare i limiti di Bitcoin e fare evolvere il mondo delle criptovalute e, più in generale, quello della Blockchain.

Per approfondire: Come funziona Bitcoin, pro e contro della prima criptovaluta >>

 

1. Bitcoin: da idea a realtà

Il Bitcoin è nato alla fine del 2008, quando Satoshi Nakamoto - una persona o un gruppo di persone la cui identità e tutt’ora ignota - pubblica un white paper spiegando la sua idea di moneta virtuale crittografica peer-to-peer senza intermediari, governata da algoritmi. L’idea proposta è una vera e propria dichiarazione di guerra al mondo bancario, che in quel periodo era stato travolto da una profonda crisi. Nel 2009 la rete di Bitcoin inizia a funzionare; la community comincia a crescere e il bitcoin viene utilizzato per la prima volta per l’acquisto di un bene nel mondo fisico: una pizza. Nel 2012 Bitcoin raggiunge la capitalizzazione di 1 miliardo di dollari.

2. I primi rapporti con stampa e regolatori

Sopraggiungono tuttavia i primi problemi. Dapprima (2010-11) Bitcoin, a causa del suo utilizzo di pseudonimi e dell’assenza di un’autorità di controllo, viene associato al mercato illegale, dalla droga al terrorismo, e per questo viene relegato a fenomeno di nicchia di scarso interesse per il mondo business.

I regolatori di diverse nazioni iniziano a chiedersi a questo punto come debba essere considerato Bitcoin, alcuni lo riconoscono come valuta, alcuni come strumento finanziario e altri ancora lo proibiscono o ne sconsigliano l’utilizzo alle banche.

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3. Dai Bitcoin alla Blockchain

Dal 2014 si apre una fase in cui l’interesse inizia a spostarsi verso la tecnologia dietro Bitcoin: la Blockchain. Iniziano a nascere piattaforme che sfruttano alcuni principi fondanti di Bitcoin: Ethereum, una piattaforma orientata alla creazione di smart contract; Ripple, una piattaforma nata nel 2012 per facilitare i pagamenti interbancari in diverse valute, che raccoglie l’adesione da parte delle prime banche.

Nel 2015 nasce anche R3, un consorzio composto dalle più importanti banche mondiali, che sviluppa la piattaforma Corda. Sempre nel 2015 la fondazione Linux incomincia a lavorare al progetto Hyperledger per lo sviluppo collaborativo di una piattaforma che possa anche essere utilizzata dalle aziende. Si arriva pertanto a un bivio: c’è chi crede solo nelle criptovalute e chi crede che la tecnologia sottostante possa essere applicata anche ad altri ambiti.

4. La Blockchain diventa una moda

Nel 2016 si afferma la moda della Blockchain. La stampa inizia a parlarne e sempre più spesso viene presentata in netta separazione rispetto a Bitcoin (alla fine del 2015 The Economist le dedica la copertina e la annovera tra le tecnologie che rivoluzioneranno il digitale nei prossimi anni). Come conseguenza di questo clamore mediatico inizia ad aumentare la consapevolezza delle aziende sulla Blockchain e partono numerose sperimentazioni.

5. Blockchain e criptovalute tra oscillazioni e perplessità

Alla fine del 2017 entriamo nella cosiddetta fase di disillusione dell’hype cycle di Gartner. Nascono le prime perplessità sul potenziale rivoluzionario di questa tecnologia che fatica a concretizzare le promesse fatte. Le criptovalute continuano ad oscillare nel loro valore, diventando sempre più strumento di speculazione finanziaria. Il processo di validazione della rete di Bitcoin (cosiddetto processo di mining) presenta alcuni limiti al crescere della rete: lentezza nell’effettuare una transazione, consumo elevato di energia per la validazione e rischio di centralizzazione dei computer dedicati a tale attività).

6. Il "crypto-winter"

Dopo la forte attenzione mediatica ricevuta nel 2017, trainata dalla crescita del loro prezzo, il 2018 si caratterizza per un inarrestabile crollo in termini di capitalizzazione. La community Blockchain conia un nuovo termine per definire questo momento: “crypto winter”. L’inverno però non è arrivato per la tecnologia alla base delle criptovalute. la Blockchain continua a suscitare grande interesse da parte delle aziende. La tecnologia evolve, grazie anche agli sforzi profusi dalle community di sviluppatori che ruotano attorno alle Blockchain pubbliche. Il futuro, intanto, rimane tutto da scrivere.

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Giacomo Vella

Giacomo Vella

Ricercatore dell'Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger