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Smart Contract e Blockchain: funzionamento, esempi e normativa

09 luglio 2019 / Di Andrea Reghelin / Nessun commento

Si parla sempre più di smart contract in ambito Blokchain. Ma come funzionano esattamente questi "contratti intelligenti"? Quali benefici comportano e come possono essere applicati? Esistono leggi in Italia e nel mondo che definiscono la validità giuridica degli smart contract? Tutte domande a cui risponderemo in quest'articolo.

 

Cosa sono gli Smart Contract

Per parlare di smart contract, letteralmente contratti intelligenti, è necessario partire dalla loro definizione e da come si differenziano dai contratti tradizionali.

Generalmente, gli smart contract sono definiti come “contractual type arrangement”, un’incorporazione di clausole contrattuali, attraverso linguaggio informatico, in software o protocolli informatici. Essi possiedono la caratteristica di eseguirsi automaticamente sulla base di determinate condizioni predeterminate dalle parti.

C’è da dire, però, che il termine stesso “smart contract” genera ambiguità. Spesso, infatti, si tende a confonderli coi contratti tradizionali.

In realtà esistono punti di vista differenti sulla validità degli smart contract che possono essere generalmente condensati nel concetto “code is law”: è il codice stesso che sottostà alla transazione digitale a garantire la corretta esecuzione delle obbligazioni e dei comportamenti, ma anche il funzionamento generale del sistema.

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Smart Contract e Blockchain

Oggi, gli esempi di smart contract più comuni sono associati alle piattaforme Blockchain come Ethereum e Bitcoin. In realtà il concetto di smart contract, a livello informatico, esiste da molto prima dell’avvento della tecnologia Blockchain. Il merito dei sistemi Blockchain è però quello di aver esaltato le caratteristiche e le opportunità di questi "contratti intelligenti".

I benefici degli Smart Contract inseriti in una Blockchain

Gli smart contract, infatti, qualora inseriti in una Blockchain, hanno la possibilità di un enforcement pressoché automatico ed immodificabile delle obbligazioni in essi contenute. Più in generale, uno smart contract operante su una Blockchain ha alcune interessanti caratteristiche.

  • Certezza dell’esecuzione di obbligazioni contrattuali visibili a tutti i partecipanti della rete e non solo alle parti coinvolte.
  • Trasparenza delle obbligazioni contrattuali e dei loro risultati e risvolti tali da essere preimpostati e quindi “pre-compresi” da tutti i partecipanti della Blockchain.
  • Immutabilità delle transazioni registrate e quindi l’impossibilità a modificare o annullare il contratto.
  • Possibilità di trovare un accordo in assenza di fiducia, sostituendo la fiducia tradizionalmente riposta negli intermediari e tra le parti stesse, con la “fiducia” riposta esclusivamente nel codice e nella rete della Blockchain.

 

I limiti degli Smart Contract

Non ci sono solo benefici, però, nel legame fra smart contract e Blockchain. C’è infatti chi pone l’accento sulle criticità, e vede gli smart contract come una mera esecuzione di condizioni pre-concordate e pre-programmate in parallelo a contratti tradizionali preesistenti. Gli smart contract non sarebbero quindi espressione libera ed autonoma dell’incontro di due o più volontà.

Vediamo allora quali sono le difficoltà più ricorrenti.

  • Difficoltà nel gestire contratti complessi. La codifica in codice informatico di accordi contrattuali complessi diventa impossibile nei casi di difficile interpretazione e, come spesso accade, nei casi in cui gli accordi sono lasciati volutamente ambigui o vaghi per esigenze di flessibilità delle parti coinvolte; ad esempio per contratti che regolano complesse transazioni finanziarie, oppure quelli volti all’esecuzione di una due diligence in vista di un’acquisizione aziendale.
  • Difficoltà nel gestire la naturale ingerenza/influenza di altre categorie giuridiche nel momento in cui un contratto viene eseguito. Si pensi banalmente all’intrusione del diritto penale in caso di reati, oppure all’utilizzo di concetti giuridici come “proprietà” o “esecuzione forzata”, solo per citarne alcuni.
  • Difficoltà nell’attribuzione/definizione del sistema giuridico effettivamente applicabile. Il carattere prettamente “internazionale” o globale di una Blockchain comporterebbe seri problemi in caso di scelta della legge applicabile: in particolare quando tale legge potrebbe richiedere l’apporto di categorie giuridiche differenti a seconda del paese scelto, come nel caso di “specific performance” oppure di “frustration” o magari di “anticipatory breach”.
  • Difficoltà nel determinare correttamente il giudice territorialmente competente perché la presenza dei nodi su scala globale, potenzialmente e in linea teorica, non permetterebbe ad alcuna giudice di “attrarre su di sé” tale competenza territoriale.

Alla luce delle considerazioni sopra riportate, attualmente pare difficile considerare lo smart contract come una sorta di “stand alone document” nel quale tutte le intenzioni, pretese, richieste e aspettative delle parti possono trovare piena soddisfazione.

 

Smart Contract in Italia e nel mondo: a che punto siamo?

In questo scenario ancora così incerto e contraddittorio, ad oggi sono pochi i Paesi che si sono spinti nella regolamentazione giuridica degli smart contract. In alcuni Stati americani come l’Arizona, il Tennessee, l’Ohio e il Nevada sono state emanate delle legislazioni o delle proposte di legge che ne riconoscono già valore.

Mentre altri Stati come la California e lo Stato di New York hanno posto in essere delle task force che sono volte principalmente allo studio degli impatti e delle possibilità applicative.

In Europa, il regolatore si è accorto dell’importanza di definire a livello giuridico la validità di uno smart contract, quindi ha avviato dei processi di valutazione che non si sono ancora conclusi. Anche il Parlamento europeo è intervenuto chiedendo alla Commissione europea di legiferare in tema Blockchain e di porre in essere un’attenta analisi di costi e benefici degli smart contract.

La definizione di Smart Contract per la normativa italiana

In Italia, il Ministero dello Sviluppo Economico ha nominato un gruppo di esperti, incaricato di sviluppare una strategia nazionale.

A febbraio 2019, con la Legge di conversione del decreto-legge di semplificazione (il D.l. n. 135/2018), il legislatore italiano ha formulato una definizione di smart contract. Secondo il testo normativo, uno smart contract, per definirsi tale, deve avere simultaneamente le seguenti caratteristiche:

  • essere un programma per elaboratore;
  • operante su tecnologie basate su registri distribuiti;
  • la cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti;
  • sulla base di effetti predefiniti dalle stesse.

Il testo chiarisce, inoltre, che uno smart contract soddisfa il requisito della forma scritta nel caso di previa identificazione informatica delle parti interessate, tramite un processo i cui requisiti sono fissati dall’AGID.


Andrea Reghelin, Gabriele Tori e Piero Bologna - Partners4Innovation

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Andrea Reghelin

Andrea Reghelin

Legale, associate partner di Partners4Innovation, svolge dal 2004 l’attività di consulenza direzionale in progetti di compliance, con particolare riferimento ai settori della data protection e della responsabilità amministrativa degli enti dipendente da reato, occupandosi di aspetti normativi, organizzativi e tecnologici. Ha coadiuvato numerose aziende nella gestione di progetti complessi legati all’applicazione della normativa sulla protezione dei dati personali e delle tematiche ad essa correlate (sicurezza informatica, investigazioni informatiche, dematerializzazione) e attualmente supporta e affianca numerose aziende nel percorso di adeguamento al GDPR.