Digital Euro: la CBDC sarà una rivoluzione nel mondo dei pagamenti?

Ultimo aggiornamento / Di Jacopo Fracassi / 0 Comments

Se i player internazionali del mondo dei pagamenti – come ad esempio PayPal – hanno già iniziato a rilasciare le proprie stablecoin, anche le banche centrali continuano le loro iniziative nell’ambito delle Central Bank Digital Currency. Attraverso una Ricerca congiunta dell'Osservatorio Blockchain & Web3 e dell'Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, in questo articolo approfondiamo gli ultimi sviluppi e le perplessità che si sono generati attorno alla CBDC europea: il Digital Euro.

Il Digital Euro: la CBDC d’Europa

Dai dati di Ricerca degli Osservatori risulta come a oggi 94 banche centrali (circa il 60% del totale) stiano studiando o sperimentando nel campo delle CBDC. Sono ben 129 le iniziative locali avviate e, oltre alla continua crescita di questo numero si può assistere anche a una crescente concretezza delle stesse. Ci sono infatti già oggi 5 progetti live, 4% del totale (Caraibi, Cambogia, Jamaica, Bahamas, Nigeria), e un 46% del totale delle iniziative che è in una fase di sperimentazione (+8% rispetto al 2022).

Mentre la Cina ha già avviato la sperimentazione su larga scala del suo Digital Yuan nel 2022, altri Paesi tuttavia sono ancora in una fase preliminare della propria analisi e sperimentazione. È questo il caso anche dell’Europa che, nonostante sia già in una fase piuttosto avanzata, sta attualmente giocando una partita fondamentale per il futuro della nostra valuta nel suo formato digitale, il Digital Euro.

L’Euro Digitale rappresenta infatti una prospettiva estremamente affascinante nel panorama finanziario europeo. Questa nuova incarnazione digitale della moneta potrebbe presto affiancare le tradizionali banconote, offrendo ai cittadini europei un mezzo di scambio legale emesso direttamente dalla BCE (Banca Centrale Europea) in formato completamente digitale. Questo progetto è stato avviato ufficialmente a ottobre 2021; a due anni distanza, la BCE sta per prendere una importante decisione sul suo futuro. A ottobre 2023, inoltre, è stata finalizzata la decisione in merito alla sua possibile emissione. Si sono dunque aperte le porte alla fase di sperimentazione vera e propria con dei test sul campo preparatori alla sua emissione. Questa cosiddetta “Preparation Phase” inizierà il 1 novembre 2023 e durerà due anni. L'obiettivo finale è l'emissione definitiva, prevista tra il 2025 e il 2026.

Questi sviluppi ci avvicinano sempre di più a una versione completamente digitale della nostra moneta. Tuttavia, ciò solleva anche una domanda fondamentale: l’Euro Digitale sarà davvero rivoluzionario?

I punti interrogativi attorno al Digital Euro

Man mano che si va delineando la possibile strutturazione e il possibile funzionamento dell’Euro Digitale, emergono vari punti interrogativi. Se in un primo momento, infatti, l’apertura di questa discussione era stata vista con favore dal sistema bancario e dai principali attori dei grandi Paesi europei come Francia, Germania, Italia o Spagna, oggi vengono sollevati alcuni dubbi rilevanti attorno alle sue caratteristiche.

Dopo la pubblicazione della proposta di regolamento preparatoria all’emissione dell’Euro Digitale si è aperta la possibilità per i vari stakeholder interessati di presentare le proprie critiche in merito. Tra i vari elementi evidenziati nelle 101 risposte pervenute all’interno della consultazione pubblica, si possono individuare alcuni temi comuni come:

  1. Il modello di compensazione: le banche e i fornitori di servizi di pagamento (Payment Service Providers, PSP) esprimono innanzitutto preoccupazione per il modello di compensazione proposto. Nonostante sia prevista la possibilità di avere delle fee, queste sono contemplate esclusivamente sul lato accettazione e dunque pagate dai merchant. Viene inoltre attribuita alla BCE la possibilità di stabilirne i limiti. Queste scelte sono dunque criticate perché non definite dal mercato.
  2. Il possibile limite di detenzione e l’impatto sulla stabilità finanziaria: un altro punto di discussione riguarda il limite massimo di Euro Digitale che un utente può detenere. Su questo tema non è però presente un giudizio uniforme, alcuni attori infatti suggeriscono un limite molto basso per evitare di disturbare il mercato dei pagamenti, mentre altri ritengono che sia necessaria una valutazione più approfondita per determinarlo. Le preoccupazioni sull'erosione dei depositi bancari e l'effetto sulle strutture finanziarie esistenti sono però condivise largamente all’interno del settore. Si teme infatti un calo dei depositi a causa dell’Euro Digitale.
  3. Gli investimenti necessari e le infrastrutture: vengono posti dei dubbi sull’onerosità degli investimenti richiesti ai PSP per sostenere e/o integrare le infrastrutture necessarie per l’adozione dell’Euro Digitale.
  4. L’innovatività della soluzione: vengono posti dei dubbi sulla effettiva innovatività della soluzione proposta e se questa non rischi in realtà di diventare una duplicazione dei servizi e degli schemi di pagamento esistenti.

Ad alcuni di questi punti ha cercato di rispondere proprio il report finale della fase di investigazione conclusasi ad ottobre 2023 . Se i Payment Service Providers si occuperanno di tutte le attività a monte e a valle dell’operazione di settlement, l’Eurosistema infatti intende farsi totalmente carico dei costi relativi alla messa in piedi dell’infrastruttura, che sarà gestita interamente dallo stesso Eurosistema. Oltre alle fee di accettazione, inoltre, ci saranno delle commissioni per le operazioni intra-PSP, similmente allo scenario odierno. Nessuna menzione invece sulla possibilità di programmare nativamente le transazioni, o sulla possibile interoperabilità con altri protocolli distribuiti.

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Il Digital Euro e la programmabilità

A fronte degli interrogativi sollevati riguardo agli aspetti più fondamentali del Digital Euro, sembra dunque ancora una volta passata in secondo piano quella che poteva rappresentare una sfida intrigante: la programmabilità. La possibilità di rendere l’Euro Digitale programmabile aprirebbe le porte a una serie di opportunità e cambiamenti rivoluzionari nel settore finanziario. Ma cosa si intende esattamente con programmabilità?

La task force che sta lavorando al tema del Digital Euro, in particolare tramite le parole di Fabio Panetta, si è più volte detta contraria all’implementazione della programmabilità dell’Euro Digitale. Con questa locuzione si intende l’implementazione di possibili condizioni in grado di limitare l’utilizzo del denaro a determinati scenari. Le logiche di programmabilità in questo caso sono inserite all’interno della stessa moneta e non sono a livello dei pagamenti. Questa feature è stata scartata in quanto la BCE non intende imporre alcuna limitazione su dove, quando o a chi può pagare con l’Euro Digitale. Questo, infatti, renderebbe la moneta più simile a un voucher con il rischio di avere valori differenti in base a dove posso usare quel denaro. E, secondo le dichiarazioni dello stesso Panetta “Le banche centrali emettono denaro, non buoni o voucher”.

Se dunque la programmabilità dell’Euro Digitale è stata definitivamente esclusa, dall’altro lato si è aperto all’implementazione della programmabilità dei pagamenti. Questo tipo diverso di programmabilità permette di eseguire trasferimenti di denaro al verificarsi di determinate condizioni definite in precedenza. L’Euro Digitale implementerà quindi esclusivamente la programmabilità dei pagamenti. Lo farà tramite tramite i PSP (Payment Service Provider) che offriranno servizi a valore aggiunto attorno ad esso. Sarà perciò costruita on-top e non nativa nella sua piattaforma. Funzionerà molto probabilmente in modo più simile ai servizi e sistemi di pagamento già esistenti che ad esempio implementano già questa tipologia di logiche in modo più o meno complesso (tramite gli SDD, servizi sviluppati internamente o tramite l’adozione del trend delle Open API ad esempio).

Il massimo livello di programmabilità sarebbe invece implementabile tramite l’adozione di soluzioni basate su tecnologie Blockchain e DLT (Distributed Ledger Technology), in grado di combinare nella stessa piattaforma il layer relativo ai trasferimenti di denaro e quello relativo alle logiche da implementare (tramite i cosiddetti smart contract). Proprio per questo motivo tra le 129 iniziative analizzate all’interno della Ricerca ben il 93% sta valutando questa tecnologia e solamente il 7% la esclude definitivamente.

Il Digital Euro Wholesale

Se dunque tutto ciò è quasi sicuramente escluso dalla versione retail del Digital Euro (ovvero destinata all’uso da parte dei cittadini nelle operazioni di tutti i giorni), è interessante notare come l’integrazione della programmabilità abbia ridato slancio alle discussioni relative a una versione wholesale dell’Euro Digitale che invece include questa caratteristica fondamentale.

Questa variante del progetto, citata recentemente dal governatore della Banca di Francia François Villeroy de Galhau, potrebbe effettivamente rappresentare un significativo passo avanti nell'ambito dell'innovazione finanziaria. La CBDC wholesale, sarebbe infatti progettata per essere utilizzata dalle istituzioni finanziarie al fine di facilitare le transazioni relative allo scambio di titoli o i cambi valutari o ancora per permettere l’offerta di nuovi servizi in grado di sfruttare a pieno la programmabilità della moneta digitale. Villeroy de Galhau ha anche evidenziato l'esplorazione di tecnologie innovative per la gestione della stessa, incluso l'interessante concetto di una possibile emissione di una CBDC tokenizzata e l’apertura a varie tipologie di piattaforme Blockchain, sia permissioned sia permissionless. Proprio la Francia è infatti il Paese con il maggior numero di iniziative tra le 129 analizzate nella Ricerca degli Osservatori Blockchain & Web3 e Innovative Payments, con 12 sperimentazioni attive e tutte incentrate sull’utilizzo di tecnologie DLT e sull’implementazione in ambito wholesale.

Si delineano dunque scenari molto interessanti in quella che potrebbe essere la prossima rivoluzione nel mondo della moneta. Mentre la versione retail sembra orientata verso una realizzazione più limitata rispetto alle aspettative iniziali, si pone ora una maggiore enfasi sul Digital Euro Wholesale come possibile catalizzatore di cambiamenti significativi nell'ambito finanziario europeo.

Digital Euro: quale futuro per il mondo finanziario?

Questi sviluppi sollevano molte domande e aprono a notevoli suggestioni su come effettivamente l’Euro Digitale potrebbe impattare il settore finanziario in Europa e non solo. L'innovazione di certo non si ferma, e l'Europa sembra pronta a sperimentare nuove frontiere nel mondo delle valute digitali e dei pagamenti. Resta da vedere come si svilupperanno queste nuove opportunità nei prossimi anni, se saranno effettivamente le versioni digitali delle monete aventi corso legale a guidare questa rivoluzione o se invece si diffonderanno maggiormente le versioni digitali e magari tokenizzate delle monete di banca commerciale o nuove forme digitali di valuta emesse da nuovi attori, come le stablecoin.

La possibile coesistenza futura tra stablecoin, CBDC e versioni tokenizzate dei depositi presso le banche commerciali dipenderà in larga parte dalle scelte di design attorno a questi strumenti e dai requisiti normativi attorno ad essi. Sarà sufficiente avere una versione digitale delle nostre banconote (con magari alcuni limiti di utilizzo) per avere una larga adozione dell’Euro Digitale? O sarà l’offerta e la possibilità di accesso a servizi a valore aggiunto a guidare (maggiormente sfruttabili dalle soluzioni basate su Blockchain come le stablecoin)?

Nonostante i tanti punti aperti, è chiaro tuttavia che il futuro della nostra moneta sta attraversando una fase di cambiamento senza precedenti e sarà senz’altro affascinante vederne le prossime evoluzioni e come tutto ciò si integrerà con i nuovi trend come il cosiddetto Web3, con il quale, secondo la proposta di regolamentazione sull’Euro Digitale, anche la futura versione dell’euro dovrebbe tendere a interfacciarsi.

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L'articolo è stato scritto da Valeria Portale, Direttrice dell'Osservatorio Innovative Payments e dell'Osservatorio Blockchain & Web3 e Jacopo Fracassi, Ricercatore dell'Osservatorio Innovative Payments e dell'Osservatorio Blockchain & Web3.

  • Autore

Ricercatore degli Osservatori Blockchain & Web3 e Innovative Payments