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Come funzionano i Token Blockchain e come si costruiscono

05 febbraio 2020 / Di Redazione Osservatori Digital Innovation / Nessun commento

Token è un termine usato spesso in ambito Blockchain. Un tema di cui si parla tanto ma che genera ancora molta confusione. Eppure già oggi i token sono utilizzati nella vita di tutti i giorni senza che ce ne rendiamo conto. Ad esempio i buoni pasto o i vecchi gettoni del telefono possono essere definiti token. Ma cosa c’entra la Blockchain?

 

Cosa sono i Token

Procediamo con ordine. Possiamo definire i token come informazioni digitali registrate su un registro distribuito e rappresentative di una qualche forma di diritto: la proprietà di un asset, l’accesso a un servizio, la ricezione di un pagamento, e così via.

La possibilità di “tokenizzare” asset, prodotti e servizi ha poi aperto anche la possibilità di utilizzare la vendita di token come forma di finanziamento di nuove iniziative progettuali basate su Blockchain e Distributed Ledger. Parliamo delle cosiddette ICO (Initial Coin Offering).

 

Il legame tra Token e Blockchain

Torniamo dunque alla domanda di partenza. Cosa c’entra la Blockchain? La Blockchain serve innanzitutto perché permette gli scambi di token in maniera sicura e senza intermediari. Essendo inoltre programmabile, permette di utilizzare gli smart contract per creare nuovi token.

In definitiva, creare un token sulla Blockchain vuol dire definire in uno smart contract tutte le sue caratteristiche fondamentali. Come ad esempio: il numero di token in circolazione, chi è abilitato a trasferirli, coloro che possono disporre dei token (i cosiddetti “token holder”), le regole di accesso ai token.

Ogni token, idealmente, può essere costruito in maniera diversa, anche se in realtà sono stati adottati alcuni standard comuni per semplificarne la creazione (es. ERC20 e ERC721). Una volta creati i token, si possono inviare facilmente e senza bisogno di nessuno che tenga traccia dei diversi bilanci e delle transazioni. A quello ci pensa la Blockchain, che garantisce trasparenza e tracciabilità: grazie alle caratteristiche proprie di questa tecnologia, chiunque può vedere il codice e verificare che i token siano stati creati correttamente. Inoltre, alcuni strumenti chiamati wallet ne rendono semplice la gestione e lo scambio.

 

Criptovalute e Token sono la stessa cosa?

Non è difficile poi confondere i token su Blockchain con le criptovalute, le monete digitali decentralizzate passate alla cronaca grazie all’avvento di Bitcoin, Ethereum e numerosi altri progetti. Anche qui è bene fare ordine.

In effetti, esistono dei token che vengono utilizzati proprio come moneta. Il loro valore può essere ad esempio ancorato a quello delle valute tradizionali. Questi token si chiamano stablecoin e offrono la stesse versatilità e programmabilità delle criptovalute, ma con le garanzie e la stabilità delle monete tradizionali.

Tuttavia, lo scopo dei token non è solo quello di creare monete digitali. Possiamo dividere le applicazioni dei token su Blockchain in due grandi famiglie: i fungible token da un lato, legati appunto all’idea di criptovalute, e i non-fungible token, dall’altro, legati a oggetti ed entità.

 

Token fungibili

I beni fungibili sono quelli che possono essere sostituiti con qualcosa di identico. È il caso delle banconote (non conta restituire la stessa banconota, ma una banconota dello stesso valore). A questa categoria appartengono token utilizzabili come criptovalute e in generale tutti quelli che hanno caratteristiche assimilabili a quelle di una moneta digitale.

Esempi di token fungibili nel mondo della Blockchain possono essere: le monete programmabili (che abilitano una “valuta di scopo” adottabile in diversi ambiti), le Central Bank Digital Currency (CBDC), le stablecoin, le branded currency per tokenizzare il valore aziendale, i reputation token nella sharing economy.

 

Token non fungibili

In questo caso invece, sebbene due elementi possano sembrare identici, ognuno avrà attributi come ad esempio un codice identificativo che li rende unici. Questa caratteristica è stata ad esempio utilizzata per creare una serie di gattini digitali collezionabili (CryptoKitties), ognuno con caratteristiche differenti. Il mondo dei beni non fungibili non si limita ovviamente ai soli oggetti collezionabili. Con questi token è possibile rappresentare qualsiasi tipologia di asset, sia digitale che fisico.

I non fungible-token vengono comunemente utilizzati per: la gestione dell’identità digitale, i progetti di tracciabilità (in questo caso si parla più propriamente di digital twin) e dell’automazione dei processi di supply chain, il voto elettronico, i collectibles (quali sono la maggior parte dei giochi online).

 

Conlcudendo: il ruolo dei Token nell'universo Blockchain

Riassumendo, i non fungible tokens sono utilizzabili per rappresentare oggetti particolari e unici, sia del mondo fisico che digitale, mentre i fungible rappresentano sostanzialmente delle monete digitali. Con delle eccezioni. Molte volte anche un fungible token potrebbe essere utilizzato per rappresentare asset o parti di essi (è il caso di titoli azionari, opere d’arte, proprietà immobiliari).

Andando al di là della suddivisione tra ciò che è fungibile e ciò che non lo è, questa descrizione ci fa capire come il legame tra token e Blockchain sia sempre più in grado di offrire applicazioni e opportunità. Un terreno fertile, dunque, in cui i token svolgeranno un ruolo di prim’ordine nella creazione dell’Internet of Value.

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Gli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano nascono nel 1999 con l’obiettivo di fare cultura in tutti i principali ambiti di Innovazione Digitale. Oggi sono un punto di riferimento qualificato sull’Innovazione Digitale in Italia che integra attività di Ricerca, Comunicazione e Aggiornamento continuo.

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