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Cosa sono le ICO (Initial Coin Offering) e come funzionano realmente

16 gennaio 2020 / Di Redazione Osservatori Digital Innovation / Nessun commento

Una ICO (acronimo di Initial Coin Offering) è un meccanismo di finanziamento di una nuova iniziativa progettuale basata su Blockchain, attraverso la vendita ai finanziatori del progetto, in cambio di un corrispettivo, di token che garantiscano una qualche forma di diritto sull’iniziativa stessa.

 

Differenza tra IPO e ICO

Il termine Initial Coin Offering (ICO) deriva dal più tradizionale Initial Public Offering (IPO) utilizzato per indicare l’offerta pubblica di titoli di una società che intende quotarsi per la prima volta sul mercato azionario.

Le due procedure descritte hanno entrambe l’obiettivo di raccogliere capitali per la realizzazione di un progetto, una ICO differisce tuttavia in due aspetti fondamentali:

  • nell’oggetto principale dell’offerta, che è in questo caso un Coin o Token;
  • nel luogo in cui questa offerta si svolge, che non è un mercato regolamentato, ma una piattaforma Blockchain.

 

Il token al “centro” delle Initial Coin Offering

Le tipologie di Token oggetto dell'offerta nelle ICO possono essere riassunte in due principali categorie: utility token e security token.

Gli utility token rappresentano un modo per finanziare progetti che prima non potevano essere finanziati. Per consentire la costruzione di tali ecosistemi alcuni token possono essere "pre-estratti", oltre che essere venduti in "crowd-sales" durante l’offerta di token. L’ utilità di questo token è che permetterà di accedere in futuro al prodotto o servizio di un'azienda.

Con la creazione di utility token, una startup può vendere "coupon digitali" per il servizio che sta sviluppando, proprio come ad esempio alcuni rivenditori di elettronica accettano pre-ordini per videogiochi che verranno rilasciati solo dopo diversi mesi. Gli utility token rappresentano servizi o unità di servizi che possono essere acquistati. Una delle caratteristiche distintive degli utility token è che non sono progettati come strumento di investimento, il che li esenta dalle leggi che governano invece i titoli finanziari a tutela dei risparmiatori, rendendo il loro mercato più libero dai vari vincoli e controlli che altrimenti dovrebbero affrontare. I creatori di token di utilità di solito si riferiscono a questi crowdsales come eventi di generazione di token (TGE) o eventi di distribuzione di token (TDE) per evitare di essere coinvolti in qualcosa di assimilabile a un'offerta di titoli.

I security token (o asset token) sono invece quei token il cui valore è collegato a un bene esterno negoziabile. Tale tipologia diventa quindi assimilabile a titoli finanziari ed è quindi soggetta alle norme che li regolano. La mancata osservanza di tali norme e regolamenti potrebbe comportare sanzioni e potrebbe minacciare di far deragliare il progetto. Tuttavia, se le startup soddisfacessero tutti gli obblighi normativi, la Tokenized Security potrebbe avere il potenziale per un'ampia varietà di applicazioni, la più promettente delle quali è la possibilità di emettere token che rappresentino azioni della società.

 

Il processo tipico di una ICO

Il processo di realizzazione di una ICO può essere descritto in 4 fasi principali:

  1. stesura di un whitepaper che descriva il progetto e il suo stato di avanzamento, il fabbisogno di finanziamento, quanti token resteranno in mano ai fondatori, con quali (cripto)valute si potranno acquistare i token e quanto durerà la campagna;
  2. attività di comunicazione che spesso si svolge creando pagine di discussione ad hoc per promuovere l’ICO e attrarre potenziali investitori;
  3. acquisto dei token da parte degli investitori. Se non vengono raggiunti gli obiettivi di raccolta, i fondi vengono restituiti agli investitori. Se invece vengono raggiunti i requisiti, i fondi raccolti vengono utilizzati per iniziare o completare il progetto;
  4. al termine della vendita iniziale, i token vengono inseriti nei listini degli Exchange e possono essere scambiati tra gli utenti

 

ICO e Blockchain: un po’ di storia

I primi esperimenti di ICO risalgono a qualche anno fa. È il luglio del 2013 quando Mastercoin raccoglie 500mila dollari semplicemente pubblicando un indirizzo Bitcoin a cui inviare i fondi. Mentre nell’aprile successivo, Maidsafe raccoglie 7mln di dollari in sole 5 ore. Indizi che portarono alla creazione di uno standard. Nel luglio del 2014, infatti, ci pensa Ethereum, che raccoglie sotto forma di donazione, 18,4 milioni e lancia una piattaforma e uno standard (ERC20) per la creazione di nuovi token sulla propria blockchain. I primi problemi, però, sono dietro l’angolo. Nel giugno del 2016, per esempio, TheDAO subisce un attacco hacker e vengono sottratti 55 milioni di dollari.

Ciononostante, il 2017 è l’anno del boom: ad aprile, Gnosis, piattaforma di previsioni di mercato basata su Ethereum, raccoglie 12,5 milioni in 12 minuti; a giugno l’exchange israeliano Bancor raccoglie 153 milioni in sole 3 ore, mentre ad agosto le somme raccolta attraverso le ICO supera gli investimenti dei VC. A settembre del 2017 anche le celebrità cavalcano l’onda delle ICO: Paris Hilton sponsorizza Lydian che raccoglie 11 milioni.

 

Initial Coin Offering: truffa o grande opportunità?

Ma rispuntano i problemi, ed esplodono gli scam (i tentativi di truffa). Nel dicembre 2017, e nei mesi a seguire, accadono un po’ di cose: PlexCoin viene bloccata perché accusata di dichiarare ritorni sugli investimenti impossibili da ottenere e di aver utilizzato falsi esperti per certificarli; i fondatori di Centra (sponsorizzata da Floyd Mayweather) vengono riconosciuti colpevoli di frode.

I fondatori di Benebit, che avevano fornito generalità false, chiudono tutti gli account della startup e spariscono con i 2,7 milioni raccolti.

È qui che il regolatore inizia a intervenire con decisione. Nel gennaio 2018, Facebook, seguita poi da Google, vieta le campagne che pubblicizzano ICO e criptovalute. La Cina vieta le ICO dichiarando le vendite di token "illegal and disruptive to economic and financial stability". È il febbraio del 2018, invece, quando l’Autorità svizzera di vigilanza dei mercati finanziari pubblica le linee guida per chi vuole lanciare una ICO.

Al momento non c’è ancora una visione uniforme: alcuni paesi (Svizzera, Malta, ecc.) hanno un atteggiamento positivo con l’obiettivo di attrarre investimenti e capitali, USA ed EU stanno osservando il fenomeno sottolineando fortemente i rischi, mentre paesi come Cina e Sud Corea hanno assunto posizioni decisamente contrarie.

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Redazione Osservatori Digital Innovation

Redazione Osservatori Digital Innovation

Gli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano nascono nel 1999 con l’obiettivo di fare cultura in tutti i principali ambiti di Innovazione Digitale. Oggi sono un punto di riferimento qualificato sull’Innovazione Digitale in Italia che integra attività di Ricerca, Comunicazione e Aggiornamento continuo.