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La PSD2 non è reciproca: ne serve una per i dati delle Big Tech

07 gennaio 2020 / Di Filippo Renga / Nessun commento

L’entrata in vigore della PSD2, la nuova direttiva europea sui pagamenti, ha posto ulteriore attenzione sull’importanza dei dati nel mondo finanziario. Questa, infatti, impone agli istituti finanziari la condivisione dei dati relativi a pagamenti e conti corrente dei propri clienti con terze parti, previo consenso del cliente. E consente, dunque, ad attori diversi - anche esterni al mondo finanziario tradizionale come startup, Big Tech, utilities, case automobilistiche, grande distribuzione, ecc. - di ottenere accesso a queste informazioni, permettendo loro di personalizzare e creare nuovi prodotti, finanziari e non.

La configurazione di filiera dei servizi finanziari e l’arena competitiva muteranno perciò in modo significativo, riducendo anche le distanze tra mercati finanziari e non strettamente finanziari. Sono nate ad esempio 48 piattaforme di Open Banking e Open Finance nell’EU a 28 (17 solo in UK) e sono oltre 12 i settori non finanziari che propongono servizi finanziari (si veda ‘Fintech & Insurtech: è tempo di alleanze’, 2019).

 

Open Finance: il paradosso delle Big Tech

Tutto ciò, però, ci pone davanti a una riflessione: come mai questi attori “esterni” al mondo finanziario non sono a loro volta obbligati a mettere a disposizione informazioni di interesse per i servizi finanziari? Aziende come Facebook, Amazon, Linkedin, Apple e Booking hanno a disposizione una enorme mole di dati di grande valore, in grado di dare informazioni real time sugli utenti, che potrebbe essere utilizzata dagli istituti finanziari per creare e migliorare i propri servizi finanziari.

Si pensi ai dati in possesso dei colossi eCommerce e delle app di Instant Messaging sulle preferenze o abitudini quotidiane dei consumatori attraverso i quali si potrebbero personalizzare le offerte di investimento. Un altro esempio sono i dati sulla carriera lavorativa disponibili a un social network come LinkedIn, preziosi nella concessione di un mutuo. Nel caso del credito in particolare questo tipo di dati potrebbe consentire valutazioni molto meno costose e più precise sia del merito creditizio ex ante che del comportamento ex post del cliente, rispetto a quelle a disposizione di una banca.

Come fa notare il Financial Stability Board nel recente report Bigtech in Finance, il connubio tra disponibilità di questi dati solo alle Big Tech e integrazione con quelli di tipo bancario sempre più aperti può portare un vantaggio competitivo a questi attori e mettere in seria difficoltà gli incumbent del settore finanziario, con evidenti conseguenze sulla competizione del sistema (si veda a questo proposito anche: “Quanto le Big Tech si sostituiranno alle autorità nazionali?”).

 

Necessario un intervento sulle Big Tech

L’intervento pubblico sulle Big Tech finora si è concentrato sulla limitazione dell’uso dei dati da parte di questi attori. Ad esempio con la sentenza di quest’anno dell’Autorità per la Competizione in Germania per impedire a Facebook di combinare sistematicamente i dati degli utenti provenienti dalle diverse piattaforme.

Per quanto queste azioni siano importanti per garantire la privacy degli utenti, di fronte all’onere per le banche di condividere i dati dei propri clienti con attori di terze parti, manca in modo evidente un analogo obbligo per le Big Tech di condividere dati di importanza finanziaria con gli attori finanziari. Obbligo che garantirebbe la necessaria reciprocità tra i due mondi, maggiori possibilità di cooperazione o competizione virtuosa e vantaggi per il consumatore. Si tratta di una mancanza a cui il legislatore, in particolare quello europeo, potrebbe rispondere al più presto, vista la platea sempre più ampia di attori “tradizionali”, che non comprende solo le banche, ma anche telco o assicurazioni. Le prime dichiarazioni della nuova Commissione Europea e in particolare di Margrethe Vestager, recentemente confermata Commissaria alla Competizione e al nuovo portafoglio ‘Europe fit for the Digital Age’, sembrano andare in questa direzione. E il 2020 potrebbe essere l’anno decisivo.


Filippo Renga, Alessandro Faes e Laura Grassi - Osservatorio Fintech & Insurtech

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Filippo Renga

Filippo Renga

Co-Fondatore degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano. È inoltre Direttore degli Osservatori Innovazione Digitale nel Turismo, Fintech & Insurtech e Smart Agrifood.