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Open Innovation in Italia: la strada verso l'Innovazione Aperta

22 agosto 2019 / Di Alessandra Luksch / Nessun commento

Per innovare servono strumenti, idee e competenze. E non sempre le imprese possiedono tutte queste risorse. Adottare il paradigma dell’Open Innovation riduce i principali rischi di produrre innovazione in casa (costi elevati, tempi di attesa prima dell’immissione sul mercato) e offre la possibilità di accedere a tecnologie e competenze esterne.

 

L'Open Innovation nelle imprese italiane

Ma quanto sono realmente diffusi i modelli di Innovazione Aperta in Italia?  Oggi il digitale pervade ogni settore e ogni attività di business. L’innovazione è dunque una necessità per essere competitivi sul mercato.

In quest’ottica, un terzo delle imprese italiane ha già adottato approcci di Open Innovation, con modalità e livelli di consapevolezza diversi. Grazie a questo modello di innovazione, che permette di attingere a strumenti e competenze esterne, possono creare più valore ed essere più competitive sul mercato.

Le opportunità dell'Open Innovation per le grandi imprese

Sempre più imprese italiane riconoscono il valore dell’Innovazione Aperta: il 33% dichiara in modo esplicito di adottarla per la gestione dell’innovazione digitale, mentre il 24% ha in programma di farlo.

Sono soprattutto le imprese più grandi (oltre 1000 dipendenti) a seguire questo approccio poiché, essendo più consolidate, hanno un bisogno maggiore di innovazione per poter essere competitive sul mercato. Solitamente collaborano con il mondo delle startup, le quali, essendo più agili e lean, riescono a ridurre i tempi di sperimentazione e per fare modifiche al prodotto/servizio.

I limiti all'adozione dell'Open Innovation

Nonostante i tassi d’adozione positivi, molte imprese seguono questo modello di innovazione solo in modo estemporaneo, a dimostrazione che molte delle iniziative sono intraprese senza una reale convinzione e senza un approccio sistematico che renda questo strumento una leva per la crescita dell’impresa.

Si individuano anche imprese che non sono interessate a questo approccio, o che vi hanno rinunciato dopo una prima fase di adozione. Questo disinteresse potrebbe provocare la perdita di numerose opportunità, ma è bene tenere in mente che l’Innovazione Aperta non è un modello universale e alcune imprese potrebbero riscontrare difficoltà come:

  • complessità gestionale e organizzativa;
  • aumento dei costi;
  • mancanza di competenze adeguate;
  • scarsa percezione dei benefici;
  • rischi legati alla proprietà intellettuale.

 

Alcuni esempi di Open Innovation in Italia

Il caso BPER Banca

Tra le imprese che hanno già dato il via all’Innovazione Aperta c’è BPER Banca, che pone l’innovazione fra le priorità e ambisce ad un’evoluzione del modello di business. A tal fine si concentra su due elementi: un approccio Open Innovation e la collaborazione con le startup.

Grazie alla collaborazione con la startup nordeuropea Meniga è nato “My Money”, un sistema di Personal Financial Management disponibile in versione mobile e desktop per aiutare i clienti nella gestione delle finanze personali. In questo modo, BPER ha ampliato la sua offerta con una nuova opportunità ampiamente gradita dai clienti. Un altro esempio è la partnership con la startup HomePal, che offre un servizio di compravendita e locazione di abitazioni, dalla quale sono nati un portale dedicato ai clienti BPER e attività di marketing condivise.

L’Open Innovation di TIM

L’innovazione è, da diversi anni, uno degli obiettivi principali di TIM, tanto da aver portato alla creazione di TIM WCAP, una serie di hub di Open Innovation dedicati all’accelerazione della trasformazione digitale in Italia. L’attività al centro di questo progetto è la selezione di nuove idee, progetti, prodotti e servizi grazie alla collaborazione con startup e PMI, al fine di integrare le soluzioni migliori nella tecnologia e nei servizi TIM.

È significativo il caso della collaborazione con la startup Swascan, ideatrice di una piattaforma di servizi di IT Security in Cloud per la verifica dell’affidabilità di siti e applicazioni web e per il controllo di sicurezza e qualità del codice sorgente degli applicativi. La relazione, nata in seguito ad una Call for Partners, ha portato benefici ad entrambi gli attori. Da un lato, la startup è stata inserita in un percorso di co-design con TIM, riuscendo ad ampliare la propria offerta. Dall’altro, TIM ha potuto acquisire rapidamente una soluzione innovativa.

 

Il futuro dell’Innovazione Aperta in Italia è incerto, soprattutto per le medie imprese

Chiudiamo con una considerazione, non proprio ottimistica. Se è vero che l’Innovazione Aperta garantisce numerosi benefici, come l’accesso a nuove tecnologie prima dei competitor e l’aumento delle competenze interne, è anche vero che le difficoltà non sono poche.

Lo scenario dell'Open Innovation nel nostro Paese si può descrivere come un bicchiere ancora da riempire. Lo sforzo necessario per compiere questo passo dipende da fattori come la cultura aziendale, le dimensioni dell’impresa, l’impegno economico e l’impatto tollerabile sulla struttura organizzativa. In tal senso bisogna considerare l’impatto su tutta l’azienda, dato che l’Open Innovation pervade gli equilibri dell’intera organizzazione.

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Alessandra Luksch

Alessandra Luksch

Direttore degli Osservatori Startup Intelligence e Digital Transformation Academy