Pivoting, multidisciplinarietà, ecosistema: le radici dell’effetto startup che ci ha guidato nell’emergenza

22 March 2021 / Di Alessandra Luksch / 0 Comments

La pandemia ci sta lasciando in una situazione di grave recessione. Se guardiamo ai PIL mondiali, all’occupazione, ma anche ai decessi, ci troviamo davanti a numeri da dopoguerra. La perdita economica mondiale viene stimata dall’Australian National University in oltre 17mila miliardi di dollari a fine 2020.

 

Gli effetti della crisi economica sulle Startup 

Anche per il comparto delle startup la situazione è stata difficile. Lo shock nella domanda e la riduzione di liquidità si sono fatte sentire.

Per questo l'Osservatorio Startup Intelligence ha analizzato quanto accaduto proprio alle startup durante i primi mesi della pandemia con una survey a cui hanno risposto 213 startup hi-tech nazionali. E i risultati dicono che il 38% ha ridotto le proprie attività, il 31% ha interrotto le collaborazioni in essere con le imprese, molte hanno avuto difficoltà nella raccolta fondi, anche se una minoranza per fortuna.

Tuttavia dai dati Mise emerge come il numero di startup nate durante i primi tre trimestri del 2020 sia paragonabile, se non superiore, al 2019. Negli Usa si è registrato addirittura un 40% in più di nuove startup da settembre 2019 a settembre 2020. E poi ancora: il 46% ha dichiarato di avere ottenuto nuovi clienti, nuove connessioni e di avere ampliato il proprio network, il 44% ha dichiarato di avere accelerato lo sviluppo dei prodotti/servizi e di avere ottenuto visibilità sul mercato.

Le iniziative che abbiamo censito nel panorama startup hi-tech italiano per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Coronavirus a livello nazionale sono ben 256, di cui il 13% nato proprio per rispondere all’emergenza Covid. Tutti i settori sono coinvolti: eCommerce, Turismo, Sanità, Edilizia, Fintech, Technical Services, Trasporti, Ristorazione, Educazione, Fashion, per citarne alcuni.

In qualche modo, insomma, la crisi non ha portato solo ostacoli, ma anche stimoli positivi all’attività imprenditoriale. Nel contesto di radicale e drammatico cambiamento, con le imprese tradizionali e le istituzioni apparse spesso disorientate, l’ecosistema startup ha mostrato strade alternative per fronteggiare la nuova quotidianità imposta.

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Le Startup sanno adattarsi al cambiamento?

E questi dati non stupiscono. Le startup hanno nel proprio DNA la capacità di adattarsi al cambiamento, e in molti casi fanno del cambiamento la propria spinta propulsiva. La capacità di reazione e di collaborazione fa parte del modello di azione delle startup, teorizzato da Eris Ries, agile, resiliente, veloce, attento ai segnali di mercato, rapido nell’applicare le tecnologie.

Dai risultati delle nostre Ricerche emerge infatti come il 63% delle startup high-tech nazionali abbia intrapreso iniziative a supporto dell’emergenza Covid-19 sia nella fase lockdown, sia nella fase 2 sia nel new normal. Molte hanno aderito al programma di Stato Solidarietà digitale, o hanno partecipato a progetti di Ricerca & Sviluppo di altre organizzazioni. Il 30% ha variato il proprio modello di business durante questi mesi di pandemia; le motivazioni principalmente indicate per queste variazioni nel modello di business sono legate alla volontà di generare nuove opportunità di valore e rispondere ad un nuovo bisogno di mercato. Solo il 13% ha indicato come motivazione la pura sopravvivenza. Non solo, il 28% ha ampliato il proprio organico per fronteggiare l’incremento di attività emerso durante l’emergenza, o si è dotato di nuove competenze.

Le startup in prima linea per fronteggiare l'emergenza | IL WEBINAR
Davanti allo tsunami generato dalla pandemia da Covid19, dunque, l’ecosistema delle startup italiane non si è paralizzato. Nel video seguente, gli Osservatori Startup Intelligence e Startup Hi-Tech raccontano i risultati della loro ultima Ricerca sul tema Startup e Covid19. Ospiti alcune startup che si sono rese protagoniste durante l’emergenza nel fronteggiare la crisi sanitaria.

 

 

Effetto Startup: una spinta a imprenditorialità e innovazione

Cosa può insegnarci tutto questo? Forse che anche le imprese devono imparare a ragionare come le startup. Ricordiamoci che – come insegna Darwin - sopravvive chi si adatta al cambiamento. Questo sforzo prodigioso, che abbiamo chiamato “effetto startup” – di adattamento e collaborazione – manifestatosi così forte in un momento così buio, non deve essere dimenticato e dissipato, ma valorizzato come patrimonio di sistema e preso come esempio e stimolo anche dalle imprese consolidate per porre le basi per il rilancio e la crescita nel nostro Paese.

Sono tre le radici di questo effetto.

La prima è la capacità di “pivotare”, cioè di cambiare velocemente la strategia di gioco, espressione mutuata dal gioco del basket dove il ruolo del pivot ha proprio questo compito. Questo significa sperimentare con costanza e fare della sperimentazione un comportamento continuativo, capendo velocemente cosa funziona e cosa no.

Il secondo pilastro è la capacità di lavorare in contesti multidisciplinari, perché l’innovazione sta diventando sempre più complessa.

E siccome nessuna organizzazione ha in sé ormai tutte le competenze e gli asset, e mantenerli sarebbe troppo costoso, serve sapere creare un ecosistema e operare con esso, come le startup sanno bene, per sfruttare asset, tecnologie e competenze condivise, per amplificare, accelerare e migliorare l’innovazione. È questo il terzo elemento della ricetta.

Proprio l’imprenditorialità, infatti, può costituire il motore per rilanciare crescita e innovazione in un’economia stagnante e in difficoltà come quella italiana. E le startup rappresentano quindi un asset indispensabile, una fonte di ricerca e innovazione e anche uno sbocco di occupazione per giovani talenti che diversamente si farebbe molta fatica a trattenere nei nostri confini.

L’effetto startup è chiaro. Serve saperlo cogliere.

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