PNRR e Startup: più Rincorsa che Ripresa

13 May 2021 / Di Alessandra Luksch / 0 Comments

Ci siamo. Dopo l’approvazione finale in Parlamento, Il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza del Paese (PNRR) è stato ufficialmente trasmesso alla Commissione europea lo scorso 30 aprile. Si tratta del piano che dovrà dare attuazione al programma Next Generation EU di cui l’Italia è la prima beneficiaria in Europa e che si basa su due strumenti: il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori di Europa (REACT-EU).

Il piano propone un’azione di rilancio guidata dagli obiettivi di policy e interventi connessi ai tre assi strategici condivisi a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale. E si sviluppa in sei missioni - "Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura", "Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica", "Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile", "Istruzione e Ricerca", "Inclusione e Coesione", "Salute” – articolate in un ampio programma di riforme, per un totale degli investimenti che arriva a 222,1 miliardi di euro, di cui il 27% delle risorse è dedicato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico e più del 10% alla coesione sociale.

La stima dell’impatto delle misure contenute prevede una crescita del PIL, nel 2026, di 3,6 punti percentuali rispetto allo scenario attuale, mentre nell'ultimo triennio dell'orizzonte temporale del Piano (2024-2026) una crescita dell’occupazione del 3,2%.

 

Quale supporto alle Startup dal PNRR?

È stata tanta la curiosità di leggerlo per comprenderne la sostanza e soprattutto per cercare quanto fosse destinato all’ecosistema startup, fonte imprescindibile di imprenditorialità, crescita e occupazione per noi dell’Osservatorio Startup Intelligence.

Eccolo trovato. Nella Missione 2, nel punto M2C2.5 “Sviluppare una leadership internazionale, industriale e di ricerca e sviluppo nelle principali filiere della transizione”, a pag. 138, in cui si descrive un generico “Supporto a start-up e venture capital attivi nella transizione ecologica” per incoraggiare e stimolare la crescita di un ecosistema di innovazione, con focus particolare sui settori della transizione verde. A ciò si aggiunge la dichiarazione dell’istituzione di un fondo dedicato (“Green Transition Fund”, GTF) con investimenti nei fondi più rilevanti di Venture Capital con focus green, in startups e incubatori/programmi di accelerazione, affiancando i più rilevanti VC managers e operatori del sistema.

E poi nella Missione 4, nel punto M4C2.3 “Potenziamento delle condizioni di supporto alla ricerca e all’innovazione”. A pag 195 il titolo recita “Finanziamento di start-up“ ma poi la misura descritta indica un finanziamento finalizzato ad integrare le risorse del Fondo Nazionale per l’Innovazione, lo strumento gestito da Cassa Depositi e Prestiti per sostenere lo sviluppo del Venture Capital, che permetterà di sostenere 250 “piccole e medie imprese” innovative con investimenti per 700 milioni di euro (partecipazione media pari a 1,2 mln di euro).

Venti righe totali in oltre 260 pagine di documento, a parte alcuni ripetuti “supporto alle start-up” a vario titolo qua e là. La sensazione è quella di un intervento nel complesso leggero, con poco di fortemente strutturale, in cui non si intravede l’effettiva spinta che il nostro ecosistema startup attende da tempo per essere al passo con gli altri paesi europei. In Italia, gli investimenti domestici in startup nel 2019 sono stati pari a 1/9 rispetto alla Germania, 1/10 rispetto alla Francia e 2/5 rispetto alla Spagna, secondo le stime dell’Osservatorio Startup Hi-tech, e nel 2020 la situazione non è cambiata.

 

In conclusione

Il piano è invece quasi interamente dedicato alla riforma della Pubblica Amministrazione, nei suoi pilastri più basilari: giustizia, sanità, scuola, ricerca, lavoro, equità.

È di certo apprezzabile la convinta volontà di avviare una serie di riforme strutturali che ci sembrano sacrosante. Anche perché, senza di queste, tutto il Paese - e quindi anche le startup - farebbe poca strada. Si apprezzano anche lo sforzo nell’essere concreti nel descrivere le riforme e gli investimenti e il cambio di passo nel linguaggio, lontano da quello a cui la politica ci ha abituato. Ciononostante, l’impressione è quella di un piano per risollevare un Paese a cui mancano i fondamentali.

Rispetto all’Europa, ci viene da dire, più Rincorsa che Ripresa.

 

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