Export Digitale in Italia, dati chiave e ultimi trend

creato il / aggiornato il / Di Samuele Fraternali / 0 Commenti

Nonostante lo scenario macroeconomico attuale, caratterizzato dalle tensioni geo-politiche, dalle politiche monetarie restrittive, dall’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche e da un’elevata inflazione – e da un PIL globale con una crescita inferiore alle aspettative – l’Export digitale italiano, e più in generale gli scambi economici tra i Paesi, hanno recuperato la caduta registrata durante la pandemia.

Se è pur vero che l’incertezza tende comunque a frenare gli investimenti, il digitale può essere un valido alleato, consentendo di raggiungere diversi mercati (anche quelli meno noti), migliorare le relazioni con i clienti e ottimizzare i processi di vendita. In questo articolo cerchiamo di comprendere i principali trend che caratterizzano l’esportazione digitale italiana e le principali sfide da affrontare, grazie all’aiuto degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano.

Export digitale italiano: a che punto siamo?

Il PIL mondiale è cresciuto del 3,4% nel 2022, registrando un rallentamento dopo l’aumento del 6,2% del 2021. Allo stesso tempo, se nel 2021 gli scambi di merci tra Paesi hanno ampiamente recuperato la caduta registrata nel 2020, nel 2022 l’aumento è stato più contenuto (pari al +2,7%) e inferiore alla crescita del PIL globale.

Per il 2023 la previsione di crescita del PIL è ancora più modesta, nell’intorno del +2,6% (1), a seguito della guerra in Ucraina, dell’inflazione e dalle tensioni sui prezzi delle materie prime, soprattutto energetiche.

Nonostante la bassa crescita mondiale del PIL e gli impatti della guerra sull’Europa, nel 2022 il valore delle esportazioni italiane.

L’aumento del valore delle esportazioni italiane nel 2022 e la leggera crescita dei volumi esportati, a fronte della turbolenza sui mercati, indica un buon mantenimento della competitività internazionale del Paese, che però presenta, rispetto ad alcuni partner commerciali europei, arretratezze dal punto di vista della digitalizzazione delle imprese e dei flussi commerciali. Il mercato è caratterizzato anche da un parziale riorientamento geografico dei flussi, con Russia e Cina in calo, a fronte di una crescita degli USA e una tenuta del mercato europeo.

L’Export Digitale italiano nel B2b

Per quanto riguarda le esportazioni digitali Business to Business (B2b), queste hanno registrato una crescita in linea con quella generale dell’export italiano.

Si stima che l’Export digitale B2b abbia raggiunto nel 2022 i 175 miliardi di euro, un valore in crescita del +20% rispetto al 2021, e corrispondente a circa il 28% del valore totale dell’export italiano.

L’Export Digitale italiano nel B2c

Il trend dell’export digitale italiano risulta in linea anche per quanto riguarda l’esportazione di beni di consumo esportati in maniera diretta (B2c, Business to Consumer) e intermediata (B2b2c, Business to Business to Consumer).

La crescita stimata nel settore dell’esportazione digitale B2c nel 2022 è del +20,3%, con un incremento in valore assoluto di circa 3 miliardi di euro rispetto al 2021, per un totale di 18,7 miliardi di euro. L’incidenza del canale digitale sul totale export di beni di consumo – pari a 213 miliardi di euro – è dell’8,8%.

I principali Paesi dell’Export Digitale italiano

Il Made in Italy attira diversi mercati, alcuni più di altri, a seconda dei rapporti commerciali e di altri fattori. Per identificare i Paesi di maggior interesse per l’Export digitale italiano, l’Osservatorio Export Digitale ha condotto un’analisi su 44 Paesi fra le principali economie mondiali e ha elaborato un indice articolato in 4 dimensioni:

  • la prima area, Economy & Policy, ha l’obiettivo di misurare le caratteristiche macroeconomiche e legate agli aspetti amministrativi che impattano sull’apertura e sulla gestione delle attività imprenditoriali per ogni paese considerato;
  • l’area Trade ha invece l’obiettivo di valutare l’attrattività di ogni paese dal punto di vista delle sue relazioni commerciali e dei fattori correlati al commercio internazionale;
  • la terza area, caratterizzante l’export digitale, è interamente legata all’e-commerce;
  • la quarta area, Size, è composta da 5 variabili legate agli aspetti dimensionali di ogni Paese, ossia PIL annuo, la popolazione annua, la market size annua del mercato eCommerce, la dimensione annua dell’intero mercato B2C, e le spese private aggregate annue.

Ai primi posti di questa analisi si posizionano USA, Germania, UK, Svizzera e Francia (ossia i principali Paesi destinatari dell’export complessivo italiano). Proseguendo nella classifica troviamo Irlanda (6/20), Olanda (7/20) e Canada (8/20), grazie alle performance in ambito commerciale, amministrativo e infrastrutturale (ICT e logistico).

La Spagna, nonostante sia un importante partner commerciale dell’Italia, si posiziona in diciassettesima posizione a causa di una contenuta penetrazione dell’e-commerce contenuta e delle basse performance regolamentari ed economiche.

L’Export Digitale nelle PMI

Il canale digitale rappresenta un’eccellente opportunità per raggiungere mercati lontani ed efficientare i processi di vendita. Tuttavia, le imprese italiane, in particolar modo PMI (Piccole e Medie Imprese) e microimprese devono spesso fare i conti con una limitata disponibilità di risorse e con un’inadeguata conoscenza del digitale e delle nuove tecnologie.

I progetti di internazionalizzazione vengono spesso gestiti senza una governance definita e senza competenze tecniche specifiche adeguate. Allo stesso tempo i finanziamenti e le misure a sostegno di tali progetti spesso non vengono intercettati, sia per la scarsa efficacia nella comunicazione di queste opportunità, sia per le difficoltà delle piccole imprese a coglierle.

Per analizzare il livello di maturità delle PMI italiane, l’Osservatorio ha elaborato un modello basato su 6 aree funzionali che caratterizzano una strategia di Export digitale: Canali digitali di vendita, Marketing e comunicazione, Logistica, Organizzazione - Export skills, Organizzazione - Tech skills e KPI monitorati.

Dalla mappatura di un campione esaminato dall’Osservatorio Export Digitale è emerso che la maggioranza delle aziende si colloca in stadi iniziali di maturità per molte delle dimensioni indagate. I livelli di digitalizzazione relativi all’adozione di canali di vendita digitali, all’uso di tecnologie a supporto dell’export e all’utilizzo di cruscotti di indicatori strutturati per la valutazione dei progetti di internazionalizzazione risultano essere i più bassi.

Nonostante la carenza delle competenze e delle risorse delle PMI, spiccano due ambiti caratterizzati da un maggiore livello di maturità, quali marketing e comunicazione e governance del progetto.

Dall’analisi del campione emerge per il prossimo futuro anche un aumento del livello medio di maturità, seppur leggero, in ogni dimensione.

Export digitale, innovazione e politiche pubbliche per le PMI

L’export digitale può determinare una riduzione dei costi relativi all’internazionalizzazione, grazie a una maggior frequenza delle transazioni, una minore complessità nella ricerca di nuovi mercati e nella comunicazione con i clienti localizzati all’estero, e una minore specificità degli investimenti per entrare in mercati esteri.

In questo modo consente di liberare risorse e facilitare la relazione positiva tra internazionalizzazione e innovazione anche per le PMI. In aggiunta, le Piccole e Medie Imprese possono far fronte alla scarsità di risorse interne accedendo ai finanziamenti pubblici erogati dalla Pubbliche Amministrazioni, che dovrebbero quindi favorire anch’essi una relazione positiva tra internazionalizzazione e innovazione.

A tal proposito, secondo lo studio condotto dall’Osservatorio Export Digitale - nell’ambito del progetto “E-nternationalization” sviluppato dal Ministero dello Sviluppo Economico e da Invitalia - esiste una relazione positiva tra export e innovazione.

L’export tradizionale è associato maggiormente a innovazioni di prodotto e di processo, mentre l’export digitale è associato alle innovazioni organizzative e di mercato. Pertanto, le PMI devono considerare export e innovazione come strategie di crescita complementari.

  1. Fonte: OECD
  2. Fonte: ISTAT, Dati Commercio Estero, maggio 2023

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  • Autore

Direttore dell’Osservatorio Digital Content e Senior Advisor dell'Osservatorio eCommerce B2c Netcomm