Evoluzione Smart Home: Dati e Intelligenza Artificiale al centro

Aggiornato il / Creato il / Di Giulio Salvadori

Con la crescente diffusione delle soluzioni Smart Home le aziende si interrogano sempre più spesso su come sia possibile cogliere il potenziale legato ai dati resi disponibili dai dispositivi intelligenti.

 

Le strategie "Smart Home" dei grandi player

Lo dimostrano anche le strategie di grandi player come Google e Amazon, che hanno lanciato sul mercato gli smart home speaker a prezzi molto bassi, puntando evidentemente a generare un business che possa andare ben oltre la vendita dell’hardware.

Ad esempio, nel loro caso l’interesse può riguardare scopi molto ampi, che vanno dalla profilazione più accurata degli utenti (non più solo nella loro esperienza “online”) fino al supporto agli acquisti, che possono essere veicolati alla propria piattaforma eCommerce (come nel caso di Amazon) oppure fare leva su retailer terzi (come nel caso di Google Express, che consente negli Stati Uniti di utilizzare l’home speaker per fare acquisti da una rete di circa 50 retailer convenzionati).

 

Smart Home, privacy e sicurezza informatica

La capacità di valorizzare i dati non è importante solo per i grandi OTT, ma è fondamentale per tutte le aziende. A testimonianza del crescente interesse sul tema, anche la normativa sta evolvendo, con lo scopo di favorire la competitività ma al contempo preservare la privacy e garantire adeguati livelli di sicurezza. Il 25 maggio 2018 è stata una data importante per le aziende operanti in Europa in ambito Smart Home (e non solo). Da allora, infatti, devono dimostrare di essersi conformate al nuovo Regolamento europeo UE 2016/679 (GDPR - General Data Protection Regulation), che prevede l’adozione di misure specifiche per tutelare la privacy dei consumatori.

Sul fronte della sicurezza informatica l’Europa si sta muovendo tramite la redazione del cosiddetto “Cybersecurity Act”, ossia il regolamento che assegnerà all’agenzia comunitaria per la sicurezza informatica (ENISA) nuovi compiti e risorse per proteggere gli utenti dagli attacchi hacker, anche grazie all’introduzione di una certificazione per gli oggetti connessi. In futuro le aziende dovranno quindi passare i test europei prima di poter vendere un prodotto smart, così da garantire la sicurezza dei dati raccolti e trasmessi.

 

Valorizzare i dati dell'Internet of Things con l'AI

Il tema della valorizzazione dei dati raccolti dai dispositivi IoT va di pari passo con la capacità di estrarre informazioni utili da essi. Al riguardo, si assiste al lancio sul mercato di un numero crescente di soluzioni che integrano piattaforme avanzate di analisi dati e algoritmi di Intelligenza Artificiale molto evoluti.

Spesso queste soluzioni sono lanciate da startup che possono fungere da vero e proprio “tassello mancante” rispetto all’offerta veicolata dalle grandi aziende: un esempio emblematico è quello di Silk Labs, startup recentemente acquisita da Apple che sfruttando gli algoritmi di machine learning ha realizzato un sistema operativo che permette agli oggetti di elaborare dati in locale in maniera autonoma, senza necessità di inviarli nel cloud.

In generale, vista la strategicità della raccolta ed elaborazione dei dati, crediamo che il legame tra IoT e Intelligenza Artificiale sarà sempre più forte nei prossimi anni grazie soprattutto ai numerosi approcci tramite cui tali algoritmi possono far evolvere le applicazioni IoT: dalla possibilità di rendere gli oggetti sempre più intelligenti alla loro gestione tramite la voce, fino all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale come vera e propria “governante” in grado di aiutarci a vivere meglio.

  • Autore

Direttore dell'Osservatorio Internet of Things e dell'Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano