Coronavirus: anche le supply chain necessitano di una cura

Aggiornato il / Creato il / Di Antonella Moretto

Le notizie di attualità di questi giorni sono indubbiamente monopolizzate da un solo tema: l’impatto del Covid-19, che dalla Cina ha influenzato prima l’Italia e ora l’Europa e tutto il resto del mondo. L’attenzione è ovviamente focalizzata sull’emergenza sanitaria. Ma la preoccupazione per le conseguenze economiche e finanziarie cresce altrettanto velocemente. Alla luce dell’ultimo decreto del 22 Marzo, che impone lo stop della maggior parte delle attività produttive, le domande sulle implicazioni economiche e finanziarie diventano molteplici e imprescindibili. In questa sede ci chiediamo, in particolare, quali sono gli effetti dell’emergenza sulle filiere.

 

Coronavirus e supply chain: il rischio disruption

Una prima risposta è già emersa negli scorsi mesi, da ben prima che il virus occupasse le nostre vite come emergenza sanitaria. Il primo timore per l’Italia e l’Europa è stato, infatti, legato al rischio di interruzione dell’approvvigionamento per alcune filiere chiave, che non riuscivano ad ottenere i prodotti o i componenti necessari al funzionamento. Bisogna, infatti, ricordare che le supply chain sono integrate a livello globale e la Cina fa parte di molte filiere italiane. Solo per dare qualche numero, in Cina ci sono quasi duemila imprese italiane con 190mila addetti e un fatturato di 36 miliardi di Euro.

Le filiere più rappresentate sono: meccanica (es. Fiat Chrysler Automobile), tessile, moda, agroalimentare (es. Ferrero), utility (es. Eni), infrastrutture, trasporti e tecnologie spaziali. Ora che il fenomeno non è più localizzato solo in Cina (dove molte fabbriche hanno ripreso la produzione), ma esteso in tutto il mondo, il rischio di disruption nelle filiere globali diventa ancora più concreto e reale

Il Prof. Sheffi del MIT descrive il fenomeno con parole molto chiare: “The initial impact of the outbreak on businesses seemed to be limited to the supply side: factories shut down, manufacturers couldn't get parts, there weren't enough boats and planes to move products around the globe. Now, it's also a demand problem. Because more people staying in and working from home — or being quarantined -- means fewer people out in the world buying stuff.”

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Gli impatti sui processi di supply chain

Un secondo aspetto riguarda i processi di supply chain. Benché la salute dei lavoratori debba rimanere sempre la priorità, iniziative ventilate senza troppa concretezza in questi giorni, quali la chiusura totale delle attività, delegando all’esercito la gestione logistica della consegna dei beni, risultano difficilmente praticabili.

Chi si occupa di supply chain sa bene che la vera operatività non risiede solo nel trasporto dell’ultimo miglio, ma parte della fase di gestione degli ordini, elaborazione, produzione, approvvigionamento di materie prime e componenti, trasformazione e molte altre attività. Trovare un modo per continuare a mantenere vivi i processi operativi delle filiere, almeno quelle indispensabili come alimentare, farmaceutico e medicale è ora la vera sfida, ben più ampia di assicurare la consegna dell’ultimo tratto. E il ruolo degli operatori logistici è fondamentale per garantire la continuità dei flussi dei beni indispensabili, tutelando al contempo la salute dei lavoratori.

 

Gli impatti sulla finanza delle filiere

Una terza importante implicazione da considerare riguarda, invece, i flussi finanziari legati alle filiere. L’attuale chiusura inattesa di molte attività o anche la sola riduzione dei flussi sta generando importanti effetti sulla finanza delle filiere, che si ritrovano in questo momento in mancanza di liquidità.

Questo aspetto risulta particolarmente critico soprattutto per le imprese più piccole, che già in situazioni normali faticano più di altre ad avere accesso ai capitali per sostenere la propria attività tradizionale, quale il pagamento degli stipendi o dei fornitori. La gestione di tale aspetto è sostanziale, se non si vuole generare un effetto a catena con conseguenze drammatiche per i lavoratori e gli imprenditori, che potrebbe portare ad una interruzione prolungata delle filiere e alla perdita di importanti competenze una volta che la crisi sarà passata.

 

Le iniziative a supporto delle supply chain

A conferma della rilevanza di questo fenomeno, sono molte le iniziative messe in atto sia a livello centrale sia da singoli operatori per supportare le supply chain. Per citarne alcune, a livello di sistema, nelle ultime settimane le banche centrali hanno lanciato iniziative per calmierare i tassi di interesse di breve termine tra cui quelli di Supply Chain Finance o la definizione di stanziamenti ad hoc per il mondo delle PMI. A livello di singoli operatori, si contano svariate iniziative di supporto a singole filiere, grazie al sostegno di importanti aziende capofiliera: Conad, Gruppo PAM, Esselunga, Venchi, sono solo alcuni degli esempi. Si vede anche la nascita di iniziative completamente nuove, quali strumenti per finanziamenti alle startup per far fronte agli imprevisti o soluzioni specifiche per supportare gli operatori online.

Se ci auguriamo che le implicazioni e gli impatti, sul fronte sanitario, vengano contenuti il prima possibile, in questa fase occorre ricordarsi anche di mantenere vive e attive le nostre filiere e le loro supply chain, per preservare il motore dell’economia e assicurare di essere pronti a ripartire non appena l’emergenza sarà passata. In questo momento, come i medici stanno lavorando per cercare una cura per il corpo, così i manager e il sistema finanziario devono lavorare per cercare una cura per le operations.


Antonella Moretto e Federico Caniato - Direttori dell’Osservatorio Supply Chain Finance

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  • Autore

Ricercatore in ambito Purchasing and Supply Management presso la School of Management del Politecnico di Milano e Direttore dell’Osservatorio Supply Chain Finance. Docente di Supplier Relationship Management nel corso di laurea in Ingegneria Gestionale.