PMI e Digitale: l’innovazione nelle filiere del Made in Italy

creato il / aggiornato il / Di Claudio Rorato / 0 Commenti

Le PMI (piccole e medie imprese), fondamentali per l’economia del Paese (circa il 40% degli occupati totali e del fatturato aziendale totale), sono caratterizzate da grande eterogeneità in termini di struttura, attività e visione strategica. Quest’ultimo aspetto si traduce in differenze di performance, ma anche di approccio all’innovazione e, in particolare, alla Trasformazione Digitale.

La rilevanza e la digitalizzazione delle PMI nelle filiere italiane

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La digitalizzazione delle filiere rappresenta la chiave di volta per comprendere lo status quo e i trend evolutivi delle PMI italiane, attraverso un approccio chirurgico e non generalista, che faciliti, tra l’altro, l’attivazione di processi di emulazione nell’ambito della Trasformazione Digitale.

A tale proposito, l'Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano e InfoCamere; hanno avviato una collaborazione per mettere in campo professionalità ed expertise convergenti con lo scopo di sviluppare una conoscenza profonda dei comportamenti digitali nelle PMI, con particolare attenzione alle filiere produttive. Il primo esito del lavoro congiunto riguarda le filiere dell’agroalimentare, della moda e del design, vere e proprie eccellenze del Made in Italy.

Quanto pesano le PMI nelle filiere italiane?

Secondo i dati del Registro delle Imprese, elaborati da InfoCamere, la filiera agroalimentare comprende 1,4 milioni di imprese, impiega 3,7 milionidi addetti e genera circa 576 miliardi di euro di ricavi. La filiera moda raggruppa 344 mila imprese, impiega oltre 1 milione di addetti e il suo fatturato complessivo ammonta a circa 180 miliardi di euro. Le 165 mila imprese della filiera arredo e design impiegano, invece, 566 mila addetti e sviluppano ricavi totali per 110 miliardi di euro.

Le PMI, pur rappresentando una piccola percentuale (tra il 4 e il 6%) delle imprese attive in ciascuna delle tre filiere considerate, contribuiscono in modo rilevante all'occupazione e al fatturato totale della filiera: la percentuale di addetti impiegati in una PMI oscilla tra il 32% dell’agroalimentare e il 39% delle altre due filiere; il contributo al totale dei ricavi totali di filiera da parte delle PMI va dal 40% dell’agroalimentare, al 43% della moda e al 41% dell’arredo e del design

L’analisi effettuata dall’Osservatorio in collaborazione con InfoCamere ha permesso di individuare, per ciascuna filiera considerata, cinque segmenti di filiera corrispondenti alle diverse fasi produttive: dalla produzione di fattori di base (materie prime, macchinari) ai servizi al cliente finale (manutenzione, noleggio). L’apporto delle PMI italiane al totale di filiera per le tre variabili considerate (imprese attive, addetti e fatturato) rivela concentrazioni diverse nelle cinque fasi del processo produttivo:

  • nell’agroalimentare il maggior numero di imprese è concentrato a valle della filiera: il segmento distributivo è preponderante per numero di imprese, numero di addetti e fatturato. Segue per importanza in termini di numero di imprese e addetti il comparto della produzione dei fattori di base, mentre a livello di fatturato è rilevante il contributo delle PMI che si occupano di produzione alimentare;
  • nella moda l’apporto maggiore al totale di filiera si concentra nella fase distributiva per quanto riguarda il numero di PMI attive e di addetti, ma la maggior parte del fatturato è generato dalla produzione di articoli di moda;
  • nella filiera arredo e design è la produzione dei beni finiti il segmento preponderante per tutte e tre le dimensioni considerate.

Quanto sono digitalizzate le filiere italiane?

Digitalizzare le relazioni all’interno di una filiera significa migliorare lo scambio di dati e informazioni fra i diversi attori che operano lungo il ciclo di produzione-trasformazione-distribuzione. Tutto ciò può determinare:

  • il miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia nelle relazioni lungo la filiera: il digitale consente di scambiare informazioni in modo veloce e sicuro, consente di ridurre gli sprechi e incentiva l’integrazione dei processi;
  • il miglioramento della reputazione della filiera e dei singoli appartenenti: la diffusione di standard operativi e di trasparenza genera riverberi a livello nazionale e internazionale, aumentando il grado di affidabilità percepita da parte del mercato.

Dalle analisi dell’Osservatorio emerge l’importante ruolo svolto dal digitale nelle dinamiche di filiera:

  • ciascuna filiera si sta confrontando con trend di innovazione specifici, sia market-driven sia technology-driven. Nel primo caso, è il mercato a spingere la PMI verso la digitalizzazione, come accade per la tracciabilità: tema importante per tutte le filiere del Made in Italy, ma in particolar modo per l’agroalimentare. Nel secondo caso, invece, è l’introduzione di una nuova tecnologia a portare l’impresa a sviluppare un nuovo prodotto o un nuovo processo: tra gli esempi possibili, l’IoT applicato all’agricoltura di precisione o la gestione digitale della supply chain del legno-arredo.
  • il digitale è un abilitatore delle relazioni fra imprese:
    • le relazioni a monte per molte PMI coinvolgono microimprese poco o per nulla digitalizzate;
    • le grandi imprese a valle della filiera possono fungere da stimolo per la digitalizzazione di molte PMI. Come emerge dalla filiera meccatronica è, però, necessario sviluppare una strategia digitale di filiera;
  • le PMI si approcciano ancora con diffidenza al digitale come strumento di collaborazione con l’esterno, ma possono giocare un ruolo importante nella digitalizzazione della filiera e nella contaminazione digitale verso le microimprese.

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