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Neo Bank e Big Tech aprono al contante: la resa dei pagamenti elettronici?

30 maggio 2019 / Di Ivano Asaro / Nessun commento

In un mondo sempre più digitale, il contante rimane una realtà con cui anche gli attori più innovativi devono fare i conti. Number 26 e HYPE, due delle principali Neo Bank nate con il digitale e costruite per ottimizzarne la fruizione dallo smartphone, hanno annunciato di aver stretto un accordo con Viacash, infrastruttura di pagamento che consente prelievi e depositi alla cassa del supermercato tramite un codice a barre, grazie alla quale agli utenti viene data la possibilità di ricaricare il proprio conto anche tramite contanti.

I clienti di N26 potranno anche prelevare. La prima fase di test coinvolge già 126 punti vendita del Gruppo PAM (Pam, Pam Superstores e Panorama). La seconda fase prevedrà probabilmente l’estensione sia nella grande distribuzione sia in punti vendita di altri settori.

Un servizio simile era stato lanciato anche da Amazon, che grazie alla collaborazione con SisalPay permette agli utenti di ricaricare il loro conto online in contanti in uno qualsiasi degli oltre 40 mila punti Sisal.

 

Contante vs Pagamenti elettronici: un problema all'italiana?

A una prima analisi viene probabilmente da pensare che questa apertura ai contanti sia un trend tipicamente italiano. Nel nostro paese, infatti, il contante rimane il primo strumento di pagamento utilizzato (oltre il 50% in termini di transato e circa l’80% delle transazioni), nonostante la crescita dei pagamenti elettronici (arrivati a 240 miliardi di euro nel 2018, in crescita del 9%, secondo le stime dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce). Bisogna dunque “piegarsi” al contante per poter fare business in Italia?

Il caso Amazon Go negli USA

In realtà non è una problematica solo italiana. Anche negli Stati Uniti, nelle ultime settimane, abbiamo assistito ad annunci che vanno in questa direzione. Amazon ha confermato che presto verrà permesso di pagare in contanti anche nei punti vendita Amazon Go, negozi che inizialmente erano stati concepiti senza la barriera cassa per permettere ai clienti di prelevare i prodotti desiderati e uscire senza dover fare nessun’altra azione. La scelta di Amazon è derivata da alcune lamentele che l’accusavano di discriminare i cittadini senza carta di credito e, soprattutto, dalle leggi approvate in alcune grandi città statunitensi: Philadelphia qualche settimana fa è diventata la prima grande città degli Stati Uniti a vietare i negozi senza contanti, seguita dallo stato del New Jersey. Altre città, come New York, San Francisco e Chicago a quanto pare stanno prendendo in considerazione leggi simili.

Il caso Google su Play Store

Persino Google, pochi giorni fa ha annunciato una svolta pro cash: si potranno pagare le app e i contenuti digitali acquistati su Play Store utilizzando i contanti. L’utente avrà quindi la possibilità di scegliere, al posto dell’addebito tramite carta di credito, di ricevere un codice di pagamento che potrà mostrare in cassa per pagare il proprio acquisto in contanti presso un negozio vicino convenzionato.

 

È la vittoria del contante?

Siamo quindi davanti a un freno all’innovazione e al percorso verso un mondo più digitale quindi?

La risposta è chiaramente “No”. Tutte le aziende fin qui citate hanno investito e continueranno a investire sui pagamenti elettronici e sulla loro digitalizzazione. Quello in corso, allora, sembra piuttosto un modo per raggiungere tutti i clienti, anche gli ostinati affezionati al contante. Tutti questi attori vogliono raggiungere più clienti possibili e offrire loro il miglior servizio possibile. “Mettere al centro l’utente”, in questo caso, significa anche capire quali sono gli strumenti di pagamento che utilizza maggiormente e permettergli di farlo. Non si può quindi ignorare il contante per evitare di discriminare fasce di popolazione non bancarizzate (ad esempio i minorenni).

Tuttavia alcune realtà dimostrano che è possibile vivere senza contante: la Svezia, ad esempio, in cui l’uso del contante è ridotto al 2% delle transazioni e Ikea si può permettere di aprire negozi “no cash”. Quasi sicuramente, nel medio termine, non si arriverà a quei livelli in Italia. Ma certamente c’è spazio su cui lavorare, sia in termini di iniziative che ne incentivino e ne normino l’utilizzo, sia – soprattutto – in termini di cultura e comprensione dei benefici portati dai pagamenti elettronici. Il mezzo più potente per convincere gli utenti a utilizzare uno strumento, infatti, rimane sempre il beneficio percepito ad esso associato.


 Ivano Asaro e Valeria Portale - Osservatorio Mobile Payment & Commerce

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