Mobile Payment & Commerce

Il Mobile Payment in Italia e nel mondo

19 giugno 2018 / Di Ivano Asaro / Nessun commento

Quando si parla di Mobile Payment ci si trova davanti a un fenomeno di portata internazionale. La rivoluzione mobile nel mondo dei pagamenti continua a far breccia tra gli italiani e negli altri Paesi del globo.

Il Mobile Payment & Commerce (nelle due declinazioni "Remote" e "Proximity"), assieme a Contactless e Mobile POS, traina il mercato dei pagamenti digitalii grandi attori (da Apple Pay a Samsung Pay, passando per Amazon e Google) mostrano di avere sempre maggiori mire espansionistiche che travalicano più confini.

Partiamo con l’analizzare i numeri del mercato italiano, per poi andare a vedere come sta evolvendo la situazione nel resto del mondo. In sintesi:

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Il Mobile Payment in Italia

Sono sempre più gli italiani che effettuano i propri pagamenti tramite smartphone, In un mercato in cui i pagamenti digitali con carta contano complessivamente 220 miliardi di euro di transato nel 2017, il Mobile Payment & Commerce in Italia vale 6,7 miliardi di euro (in crescita del 60% rispetto al 2016), pari al 14,6% dei New Digital Payment (46 miliardi di euro).

I pagamenti mobile da remoto

In particolare, la componente Mobile Remote Commerce (gli acquisti tramite mobile site o mobile app di beni e servizi) continua la sua corsa anche nel 2017, facendo registrare un +65% rispetto al 2016 e superando quota 5,8 miliardi di euro di transato (valeva 3,5 miliardi nel 2016) pari a circa il 25% del totale transato eCommerce (nel 2016 rappresentava il 18%). Per gli italiani sta diventando quindi sempre più naturale acquistare da smartphone.

Dopo diversi anni di crescita (tra il 50 e il 90% anno su anno), per la prima volta nel 2017 il Mobile Remote Payment (i pagamenti di ricariche telefoniche, bollette, parcheggi, biglietti del bus, etc.) rallenta invece la sua corsa, crescendo del 35% e arrivando a quasi 800 milioni di euro. Si tratta di un mercato che sta andando ormai consolidandosi. Se la componente bollettini non ha quasi subito variazioni rispetto allo scorso anno – con un valore di 105 milioni di euro –, quella relativa alle ricariche telefoniche supera i 560 milioni di euro. C’è però una componente che dimostra di essere ancora più dinamica: i servizi di mobilità valgono infatti oltre 120 milioni di euro (+33% rispetto al 2016). In totale sono circa 370 i comuni in Italia (il 4,6% del totale) che offrono almeno uno di questi servizi di mobilità, in leggera crescita rispetto al 2016 (erano 360). La quota di popolazione servita risulta il 37% della popolazione italiana.

 

La crescita del Mobile Proximity Payment

Ma la notizia forse più interessante del 2017 per il Mobile Payment in Italia riguarda i pagamenti in prossimità, quelli cioè effettuati nel punto vendita tramite dispositivi mobile.

Dopo diversi anni di attesa e di lavoro, infatti, si sono visti i primi passi concreti del Mobile Proximity Payment: sono stati transati oltre 70 milioni di euro tramite smartphone all’interno dei negozi, in netta crescita rispetto ai 10 milioni scarsi del 2016. L’Osservatorio Mobile Payment & Commerce stima che nel 2017 siano poco meno di 500.000 gli utenti che hanno pagato almeno una volta con un servizio di Mobile Proximity Payment. La crescita del Proximity Payment è attribuibile sostanziamente a due filoni tecnologici.

  • Pagamenti NFC (Near Field Communication): troviamo servizi come Apple Pay, Samsung Pay, PosteMobile, PAyGO di Intesa Sanpaolo, Monhey di Unicredit, Nexi Pay, BNL Pay, Hello! Pay;
  • Pagamenti che utilizzano tecnologie alternative alla NFC: alcuni usano la geolocalizzazione e il numero di cellulare – come Satispay, Jiffy (che ha aggiunto di recente anche l’NFC), HYPE e Tinaba – altri prediligono il qr code, come Mobysign o le soluzioni proposte dagli esercenti (Autogrill, Coop Liguria, Iper, Eni Pay, etc.)

I pagamenti NFC in Italia: da Apple Pay ad Android

Il mondo NFC ha visto nel 2017 il lancio ufficiale di Apple Pay anche in Italia – inizialmente con UniCredit, Carrefour Banca e Boon, seguite nei mesi successivi da American Express, Banca Mediolanum, BCC, Edenred, HYPE, N26, Nexi, Widiba e, da febbraio 2018, anche da Buddybank – che ha portato alla pubblicità in TV e al passaparola generato dagli stessi utenti Apple. Di questo tam tam mediatico hanno beneficiato anche i servizi NFC degli altri attori operanti su dispositivi Android (PosteMobile, Vodafone Pay, PAyGO di Intesa Sanpaolo, Monhey, Nexi Pay, BNL Pay, Hello! Pay). Alcuni attori hanno deciso di affiancare la soluzione per gli utenti Apple alla propria soluzione Android, come Nexi (che aveva già attiva Nexi Pay) e UniCredit (che aveva già attivo Monhey). Ci sono poi altri attori che, almeno per il momento, hanno deciso di non aderire alla soluzione della casa di Cupertino, come Intesa Sanpaolo – che ha continuato a investire nella sua soluzione proprietaria PAyGO – e BNL, che ha però lanciato di recente la funzionalità NFC per le app del gruppo BNL PAY ed Hello! PAYPartiamo.

Le app per pagamenti non NFC

Lato non NFC, Satispay, la startup italiana dei pagamenti da conto corrente, ha transato oltre 35 milioni di euro nel 2017 in quasi 26.000 esercenti abilitati, grazie anche alle promozioni di cashback e alle partnership con grandi catene come Esselunga e Coop. Jiffy, il sistema di pagamento interoperabile promosso dalle principali banche italiane in collaborazione con SIA, ha avviato una sperimentazione con Intesa Sanpaolo per pagare in negozio (soluzione basata su geo-localizzazione, numero di cellulare o ultrasuoni) e prevede un lancio massivo nel 2018 con tutte le banche aderenti al circuito, sfruttando anche la tecnologia NFC (oltre a quelle già citate). A questi due servizi si affiancano quelli offerti da HYPE (già attivo lo scorso anno) e Tinaba.

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Il Mobile Payment alla conquista del mondo

Se il quadro del Mobile Payment in Italia appare piuttosto delineato, diamo uno sguardo a quello che sta succedendo nel resto del mondo. Almeno tre i fenomeni di spicco:

  • la Cina guida il mercato con 195 milioni di utilizzatori;
  • i cosiddetti "X-Pay" (Apple Pay, Samsung Pay, Google Pay, etc.) scommettono sulla tecnologia NCF, in linea con quanto già visto per l'Italia;
  • l'India presenta il maggiore potenziale ed è già oggi terreno fecondo per sperimentare nuove soluzioni di pagamento Mobile.

In questo video, l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce riassume in pochi minuti cosa succede nel mondo per quanto riguarda i servizi di Mobile Payment & Commerce.

 

Gli "X-Pay" in Cina e nel resto del mondo

Guardando alla sola Cina, paese cardie di tutto il settore, dominano le app Alipay e WeChat Pay che sfruttano il qr code e la geolocalizzazione. Le due app hanno esteso la loro rete di accettazione a diversi Paesi per consentire ai turisti cinesi di pagare con lo smartphone, nel Sud Est asiatico, negli Stati Uniti e in Europa (Alipay viene accettato nei negozi di 36 Paesi e WeChat Pay in 256), inclusa l’Italia. Il passaggio successivo sarà estendere il servizio anche ai cittadini non cinesi. WeChat permette già ai cittadini di Hong Kong, Macao e Taiwan di collegare le proprie carte di pagamento all’app e Alipay ha aperto diverse succursali per il pagamento online in Indonesia, Singapore, Malesia e nelle Filippine.

Apple Pay, Google Pay (già Android Pay), Huawei Pay, LG Pay, Samsung Pay, Xiaomi Pay, detti anche genericamente “X-Pay”, hanno scommesso sul Mobile Payment di prossimità NFC e stanno sbarcando in molti Paesi. A febbraio 2018, Samsung Pay è presente in 22 nazioni (12 in più rispetto al 2016), Apple in 20 (8 in più), mentre Google è presente in 17 mercati (7 in più). In totale sono 34 i Paesi nei quali è presente almeno un servizio di Mobile Payment NFC offerto da uno degli X-Pay sopracitati. Tra questi, le nazioni che contano più X-Pay presenti nel loro mercato sono: Cina (Apple Pay, Huawei Pay, Samsung Pay, Xiaomi Pay), Regno Unito e Spagna (Apple Pay, Google Pay, Samsung Pay, Vodafone Pay).

 

I Digital Identity Payments in India

Le peculiarità delle singole nazioni favoriscono uno sviluppo del Mobile Payment differente da Paese a Paese. Il Regno Unito ha scelto l’NFC, la Svezia e l’India hanno fatto leva sulla digital identity legata ai pagamenti.

Proprio l’India merita una menzione particolare, per numeri e capacità di sviluppo. Aadhaar è il programma di identità digitale indiano con 1,2 miliardi di persone registrate (oltre l’85% della popolazione), su cui sono stati costruiti molteplici servizi di pagamento innovativi basati su UPI (Unified Payments Interface). Tra i servizi innovativi vi è Paytm, partecipata da Alibaba, che gestisce il 26% del totale dei pagamenti digitali e utilizza per i pagamenti di prossimità il qr code e il numero di telefono come identificativo. Anche Google Tez, unica soluzione del colosso di Mountain View non rientrata all’interno dell’universo di Google Pay, si basa sul sistema UPI e consente di pagare online o in negozio e di fare trasferimenti p2p, anche avvicinando due telefoni e sfruttando la tecnologia a ultrasuoni (battezzata Audio QR). A breve anche Whatsapp permetterà agli utenti indiani di utilizzare l’app di messaggistica per trasferire denaro ed effettuare pagamenti. L’India sembra quindi essere diventato il nuovo terreno in cui i big player internazionali testano nuove soluzioni di pagamento digitale, facilitati da uno standard promosso dalla banca centrale e da una piattaforma di identificazione particolarmente efficiente, che permette anche di andare a intercettare utenti “unbanked”.

 

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