Nel mondo digitale di oggi, dove siamo costantemente bombardati da informazioni, attirare l'attenzione degli utenti è diventato un obiettivo prioritario per molti creatori di contenuti, aziende e pubblicitari. In questo contesto, il clickbait si presenta come una delle strategie più utilizzate, una tecnica che sfrutta titoli accattivanti, immagini provocatorie e promesse intriganti per spingere il pubblico a cliccare su un link.
Ma cosa si cela davvero dietro questa pratica? È un’arma efficace o un boomerang che rischia di alienare gli utenti? In questo articolo a cura dell’Osservatorio Internet Media del POLIMI School of Management, esploreremo cos’è il clickbait, come riconoscerlo, perché viene usato e quali sono i suoi vantaggi e svantaggi, con alcuni esempi emblematici che mostrano il suo impatto.
Cos'è il Clickbait?
Il termine "clickbait" deriva dall’inglese e significa letteralmente "esca per clic". Si tratta di una tecnica di scrittura e presentazione dei contenuti progettata specificamente per stimolare la curiosità degli utenti e portarli a cliccare su un link. Questa strategia è particolarmente diffusa in ambito digitale e, in particolare, negli Internet Media, dove il traffico web è fondamentale per generare visibilità, entrate pubblicitarie e interazione.
Il suo scopo è molto semplice: incuriosire il lettore al punto tale da spingerlo a scoprire di più. Tuttavia, il contenuto dietro al link non sempre rispetta le aspettative create dal titolo, portando spesso a frustrazione e delusione.
Questa caratteristica ambivalente rende il clickbait una pratica molto discussa. Se da un lato è innegabile la sua efficacia nel catturare l’attenzione, dall’altro il rischio di perdere credibilità è sempre dietro l’angolo. Per comprendere meglio questa tecnica, è utile analizzare le sue caratteristiche distintive e imparare a riconoscerla.
Quali sono le caratteristiche del Clickbait e come riconoscerlo?
Il clickbait si distingue per alcuni elementi ricorrenti, che mirano a stimolare una reazione emotiva immediata e un forte senso di curiosità. Tra le caratteristiche principali troviamo:
- Titoli sensazionalistici: frasi come “Non crederai ai tuoi occhi” o “Questo trucco è così semplice che sembra impossibile” sono progettate per attirare l’attenzione con dichiarazioni fuori dall’ordinario;
- Informazioni incomplete o ambigue: i titoli spesso evitano di rivelare dettagli cruciali, lasciando la vera risposta nascosta nel contenuto;
- Uso di superlativi ed emozioni forti: parole come "incredibile", "shockante", "straordinario" sono pensate per evocare emozioni intense e immediate;
- Elementi visivi provocatori: immagini accattivanti, talvolta fuori contesto, contribuiscono a catturare l’attenzione dell’utente.
Questi elementi possono sembrare innocui o addirittura divertenti, ma diventano problematici quando il contenuto promesso non mantiene le aspettative. Imparare a riconoscere il clickbait non è difficile: basta prestare attenzione a titoli che sembrano troppo sensazionalistici o che nascondono informazioni fondamentali.
Perché viene utilizzata la tecnica del Clickbait?
La ragione principale per cui il clickbait è così popolare risiede nella sua capacità di generare traffico web. In un panorama dove ogni clic conta, attirare l’attenzione degli utenti è cruciale per ottenere visibilità, engagement e profitti. Ma dietro questa semplice motivazione, ci sono meccanismi psicologici più complessi.
Il clickbait sfrutta una caratteristica fondamentale della natura umana: la curiosità. Quando ci viene presentata un'informazione incompleta o un fatto sorprendente, il nostro cervello tende a voler completare il quadro, spingendoci a cliccare per saperne di più. Inoltre, molte piattaforme online – dai Social Media ai siti di news – premiano i contenuti che generano clic, likes e condivisioni, incentivando indirettamente l’uso del clickbait.
Differenze (e analogie) con le Fake News
Il clickbait e le fake news condividono alcune caratteristiche, ma rappresentano fenomeni distinti, anche se talvolta sovrapposti. Entrambi utilizzano titoli accattivanti e sensazionalistici per attirare l'attenzione, ma differiscono principalmente per obiettivi e contenuto.
Il clickbait si concentra sull’attirare clic, spesso attraverso titoli che promettono contenuti sorprendenti o informazioni intriganti. Tuttavia, il contenuto stesso, sebbene talvolta deludente rispetto alle aspettative create, non è necessariamente falso. È più probabile che il clickbait utilizzi esagerazioni, omissioni o ambiguità per stimolare curiosità senza mentire esplicitamente.
Le fake news, invece, hanno come obiettivo principale la diffusione di informazioni false o manipolate, spesso per influenzare l'opinione pubblica, promuovere un’agenda politica o causare disinformazione. Le fake news non si limitano ad attirare clic, ma puntano a creare convinzioni errate nel pubblico.
Analogamente, entrambe le tecniche sfruttano meccanismi psicologici simili, come la curiosità e le emozioni forti, per catturare l’attenzione. Inoltre, entrambi possono contribuire a una cultura dell'informazione superficiale, in cui il contenuto reale viene messo in secondo piano rispetto alla forma.
In definitiva, mentre il clickbait è più legato a pratiche di Marketing aggressive, le fake news rappresentano un problema più grave, con implicazioni etiche e sociali ben più profonde. Tuttavia, un uso eccessivo del clickbait può talvolta sconfinare nella disinformazione, specialmente quando titoli volutamente ambigui o ingannevoli generano fraintendimenti.
Vantaggi e svantaggi del Clickbait
Come ogni strumento, il clickbait ha i suoi lati positivi e negativi, e il suo valore dipende dall’uso che se ne fa.
Tra i vantaggi principali di questa pratica, possiamo trovare:
- Aumento rapido delle visualizzazioni: i titoli clickbait sono altamente efficaci nel generare traffico, specialmente sui Social Media;
- Potenziale virale: i contenuti sensazionalistici, se ben fatti, possono essere condivisi rapidamente, aumentando l’esposizione;
- Facilità di applicazione: non servono risorse costose o tecniche avanzate per creare un titolo clickbait accattivante.
Tra gli svantaggi invece:
- Delusione dell’utente: quando il contenuto non corrisponde alle aspettative, l’utente può sentirsi ingannato, con conseguente calo di fiducia;
- Perdita di credibilità: l’abuso del clickbait può danneggiare la reputazione di un brand o di un sito, portando a una diminuzione dell’engagement a lungo termine;
- Penalizzazioni algoritmiche: i motori di ricerca e le piattaforme Social stanno diventando sempre più abili nel riconoscere contenuti di bassa qualità, penalizzandoli nei risultati.
Alcuni esempi di Clickbait
Il clickbait è ovunque, dai Social Media ai siti di notizie, e si presenta in molte forme. Una volta delineate quelle che sono le sue caratteristiche distintive, è utile fare qualche esempio pratico in modo da poter riconoscere tale tecnica quando vi si viene esposti. Ecco alcuni casi molto diffusi:
- Promessa esagerata che sfrutta il desiderio di soluzioni rapide, come ad esempio "Questo trucco miracoloso ti farà perdere 10 chili in una settimana!";
- Invito a cliccare nascondendo il dettaglio principale, come ad esempio "Non crederai mai a cosa ha detto questa celebrità sul suo passato!";
- Creazione del senso di urgenza spacciando l’informazione come esclusiva, come nel caso di "Ecco il segreto per diventare ricchi: nessuno vuole che tu lo sappia!".
Insomma, il clickbait è una strategia che divide. Da un lato, rappresenta un modo efficace per attirare l’attenzione in un mondo saturo di contenuti, dall’altro rischia di compromettere la fiducia degli utenti e la qualità dell’esperienza online. La chiave per utilizzarlo al meglio sta nel mantenere un equilibrio: creare titoli accattivanti senza sacrificare l’autenticità del contenuto. Solo così si può sfruttare il potenziale del clickbait senza incorrere nei suoi rischi più comuni. In definitiva, l’onestà e il valore reale del contenuto rimangono le basi di qualsiasi strategia di successo, anche in un mondo di "esche per clic".
- Autore
Direttore dell’Osservatorio Internet Media - Ricercatore presso gli Osservatori Digital Innovation dal 2011.
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