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Valutazione Merito Creditizio: quali benefici dal Rating Integrato?

13 aprile 2020 / Di Osservatorio Supply Chain Finance / Nessun commento

In un contesto economico incerto come quello attuale, i costi effettivi di accesso al credito risultano spesso troppo elevati e i criteri di valutazione del merito creditizio presentano criticità e aree di miglioramento.

 

L'importanza del Merito Creditizio

Ma proprio il merito creditizio può essere una chiave per il cambiamento, grazie ad un’evoluzione del sistema di rating che tenga conto non solo dei dati finanziari ma anche di quelli della supply chain.

Dato il ruolo fondamentale delle modalità di rating nei processi di concessione del credito, in questo articolo spiegheremo come si effettua attualmente la misurazione del merito e del rischio di credito e quali dati di supply chain è possibile integrare per renderla più dettagliata.

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Quando e come si effettua la misurazione del Rischio di Credito?

L’attività di misurazione del rischio di credito (rating) di un’impresa è svolta da Agenzie di Rating o Istituti Finanziari, che le attribuiscono un punteggio sul suo merito creditizio in determinate situazioni, come la richiesta di un nuovo prestito o l’emissione di nuove obbligazioni al pubblico (public placement).

Nello specifico, quando un’impresa richiede un prestito, l’Istituto Bancario di riferimento le assegna un rating (secondo una metodologia proprietaria) dal quale dipenderà il costo di accesso al credito e che non verrà comunicato esplicitamente all’impresa, ma solo indirettamente attraverso l’erogazione o meno del prestito e il tasso di interesse associato. Questo significa che, peggiore è il rischio di credito, peggiore è il punteggio dell’impresa e maggiore è il tasso di interesse per l’assegnazione del finanziamento: insieme, questi fattori riducono le possibilità di immissione di liquidità in alcune tipologie di imprese, soprattutto le PMI.

Invece, in caso di prestito obbligazionario con public placement – una modalità di emissione di titoli finanziari che prevede il collocamento al pubblico indistinto, richiedendo perciò una maggiore trasparenza e migliore informativa sia della società che dell’emissione – è prassi che l’impresa richieda una valutazione ad una o più agenzie di rating. Il rating è reso pubblico chiaramente ma il metodo di determinazione del giudizio non è completamente rivelato.

 

I criteri per la valutazione del Merito Creditizio: nuovi vs tradizionali

Attualmente nella valutazione del merito creditizio si fa riferimento principalmente a criteri tradizionali: fattori finanziari (es. liquidità, andamento dei flussi di cassa, livello di indebitamento) e solo in minima parte quelli non finanziari (es. competitività, corporate governance, strategia, risk management, value chain).

Benché i rating che ne risultano siano adeguati e ben rappresentativi dell’andamento delle imprese, le agenzie di rating cercano costantemente nuovi parametri da includere nella valutazione, in modo da renderla sempre più precisa. In questo modo, il punteggio formulato può riflettere al meglio il reale andamento impresale e avere maggiore capacità predittiva.

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Per questo motivo, le agenzie stanno integrando nel processo di rating una serie di nuovi criteri che tengono conto di alcuni aspetti specifici dell’impresa, in modo da analizzarla con una visione ad ampio raggio, lungo un orizzonte temporale ampio e all’interno della supply chain. Ecco alcuni esempi di tali criteri:

  • la tardiva deposizione dei conti da parte dell’impresa, che potrebbe essere sintomo di problemi ancora non rivelati in bilancio o al di fuori dell’impresa;
  • la presenza di backlog (quantità di prodotto richieste da un cliente che il fornitore non è stato in grado di evadere nei tempi concordati), che fornisce indicazioni sulle vendite future dell’impresa e sulla capacità operativa dell’impresa di soddisfare le richieste dei clienti;
  • la puntualità nel pagamento dei propri fornitori, dato che eventuali ritardi possono essere segno di problemi di liquidità;
  • il numero di interrogazioni alle banche dati dell’agenzia, che possono rivelare un interesse da parte delle controparti (es. clienti, fornitori, attori finanziari) verso l’impresa;
  • il cyber risk, che può avere un impatto negativo sui sistemi informatici dell’impresa, sulla reputazione e quindi sulla performance finanziaria.

Tra questi dati, quelli di supply chain come i backlog e il numero di interrogazioni possono rivelarsi preziosi per integrare i dati finanziari tradizionalmente utilizzati per la valutazione. Infatti, anziché considerare solo una categoria di dati, può essere preferibile inquadrare l’impresa all’interno della supply chain di appartenenza, esaminando le relazioni fornitore-cliente e la loro evoluzione nel corso del tempo.

 

Che cosa significa creare un Rating Integrato e quali dati concorrono a questa analisi?

Come accennato, nel processo di valutazione dell’operatività di un’impresa, oltre ai dati finanziari, è possibile sfruttare i dati di supply chain.

Nello specifico si tratta di utilizzare i dati di Vendor Rating (strumento utilizzato dalle imprese per la valutazione dei fornitori attuali e potenziali, al fine di distinguere quelli più adatti alle proprie esigenze) delle imprese capo-filiera, poiché rivelano informazioni misurate in maniera sistematica, quantitativa, digitalizzata e tempestiva – utili soprattutto se tali dati riguardano attori strategici della filiera.

Perché integrare i dati di Vendor Rating con quelli finanziari?

Il contributo di queste informazioni si fonda sulle loro caratteristiche intrinseche. Infatti, poiché i dati di Vendor Rating riguardano misure quantitative e puntuali sulle performance dei fornitori, risultano facilmente integrabili con i dati finanziari tradizionali.

Inoltre, essi derivano da un monitoraggio continuativo dei parametri operativi del fornitore da parte dell’impresa cliente, che in questo modo può verificare la conformità tra quanto ordinato e quanto effettivamente ricevuto e individuare eventuali peggioramenti nelle performance del fornitore.

Infine, i dati di Vendor Rating sono spesso contenuti in formato digitale nei sistemi gestionali interni delle imprese, perciò sarebbero facilmente condivisibili con il mondo finanziario. Ma non tutti i dati di Vendor Rating possono essere integrati ai fini della valutazione del merito creditizio. Tra i parametri disponibili, i più rilevanti sono: competenza, costo, flessibilità, puntualità, qualità e tempestività.

Fra questi, i più significativi per individuare eventuali casi di insolvenza da parte dell’impresa valutata sono la qualità e la tempestività, dato che un calo delle performance in termini qualitativi o ritardi nell’evasione delle richieste di un cliente potrebbe essere sintomo di difficoltà o mancanza di liquidità dell’impresa.

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Osservatorio Supply Chain Finance

L’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano nasce nel 2013 per rispondere al crescente interesse di aziende e Pubbliche Amministrazioni verso le opportunità di ottimizzazione del capitale circolante e accesso al credito offerte dalle soluzioni di Supply Chain Finance. L’obiettivo dell’Osservatorio è generare e condividere conoscenza sul Supply Chain Finance, contribuendo alla diffusione di queste soluzioni nel mercato italiano a beneficio di tutti gli attori, stimolando il confronto e il dialogo attraverso la formazione di una community di C-level.