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Il valore dell’informazione e della collaborazione di filiera per filiere alimentari più inclusive e resilienti

22 giugno 2020 / Di Giulia Bartezzaghi / Nessun commento

L’informazione è un fattore chiave che consente di accorciare le distanze tra gli attori della filiera, quando vi sono lunghe distanze geografiche e/o molteplici nodi di intermediazione che separano il produttore dal consumatore finale, ma anche integrando la vicinanza geografica laddove presente.

A tal proposito, la tecnologia può giocare un ruolo fondamentale nell’accorciare le filiere, incrementando visibilità e trasparenza: in tal modo, da un lato si assicura una maggiore tutela della food safety e si forniscono ai consumatori più informazioni sul prodotto e sulla filiera, dall’altro si raccolgono dati sui consumi che permettono di conoscere e monitorare l’effettiva capacità del sistema di rispondere alla domanda di beni alimentari. Anche il packaging, in aggiunta alla sua funzione essenziale di protezione e conservazione del cibo, può “parlare” agli attori della filiera e ai consumatori, facendo leva anche su dispositivi digitali.

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4 modelli di filiera corta per la sostenibilità alimentare

Dall’analisi di diversi studi di caso, in particolare nei comparti lattiero-caseario e delle carni, l’Osservatorio Food Sustainability ha individuato diversi modelli di filiera corta o “short food supply chain”, che coniugano diverse tipologie di prossimità (geografica, relazionale e informativa) studiandone le implicazioni in termini di sostenibilità.

  1. Ad esempio, al cosiddetto modello Downstream Oriented appartengono imprese che a monte integrano un’elevata vicinanza geografica con relazioni molto strette con i produttori, mentre a valle le distanze geografiche e relazionali si allargano, compensate dalla mole di informazioni diffuse tramite il packaging. Un esempio è Fattorie Osella, che conta su una rete di allevatori selezionati, che distano meno di 50 km dallo stabilimento di trasformazione e con cui Fattorie Osella detiene contratti di esclusiva con un rapporto consolidato e da oltre 60 anni. A valle i prodotti di Fattorie Osella vengono venduti su tutto il territorio italiano e raggiungono anche i mercati europei e extra UE.
  2. Il secondo modello Fully Integrated presenta invece una filiera interamente integrata a monte e uno stretto controllo delle informazioni lungo tutta la rete grazie alle forti relazioni fra operatori. Si tratta di filiere quali quella di Latteria Soresina, una delle più grandi cooperative a livello europeo, che quindi vede l’integrazione degli allevamenti con la trasformazione, e che a valle si serve, oltre che del canale GDO su cui convoglia il grosso dei volumi, della linea di negozi Le Botteghe, di proprietà dell’azienda e in cui i clienti possono acquistare direttamente i prodotti Latteria Soresina.
  3. Il terzo gruppo Information-rich presenta una distanza geografica maggiore con gli stadi a monte della filiera, ma investe molto sulla trasparenza delle informazioni attraverso sistemi di gestione integrati con gli allevatori. Un esempio è rappresentato dal sistema di tracciabilità implementato dall’azienda Terre Ducali, produttrice di salumi nella zona di Parma, in collaborazione con l’azienda agricola Campo Bò, che consiste in una tecnologia in grado di identificare e memorizzare le caratteristiche di ciascun animale specifico inserendo moduli transponder (TAG) nell’orecchio del maiale. Il flusso di dati dell’intera catena di approvvigionamento è gestito da un sistema certificato secondo gli standard nazionali che è in grado di garantire la tracciabilità del prodotto dall’allevamento al consumo e avere accesso a informazioni normative, di qualità e sostenibilità.
  4. Al quarto modello End-to-end appartengono le filiere di prodotti a marchio DOP e IGP, in cui la certificazione funge da garanzia per gli standard di produzione e qualità a integrazione del forte legame con il territorio. Un esempio è Zanetti, azienda bergamasca produttrice di formaggio a marchio Grana Padano DOP, che ha investito su un’ulteriore certificazione, detta “SMETA 4 Pillars”, che prevede una valutazione delle prestazioni dell’azienda lungo i quattro pilastri: Lavoro, Salute e Sicurezza, Ambiente ed Etica aziendale. Sia la certificazione DOP, sia la certificazione SMETA 4 Pillars sono riportate sul packaging di prodotto e sul sito aziendale.

Le tre dimensioni di prossimità geografica, relazionale e informativa consentono di perseguire diversi obbiettivi di sostenibilità, che sono sinergici tra loro, come lo sviluppo delle aree rurali, il supporto ai piccoli produttori, la necessità dei consumatori di poter verificare sicurezza, qualità e sostenibilità delle produzioni.

 

Le short food supply chain durante e dopo l'emergenza sanitaria

Il potenziale delle “short food supply chain”, nelle diverse accezioni, è emerso ancora più chiaramente durante l’emergenza sanitaria. Nel periodo di lock-down le misure adottate per contenere l’emergenza e le conseguenti restrizioni alla mobilità della popolazione hanno messo a dura prova le filiere agroalimentari globali, limitando le possibilità di trasporto di risorse produttive e materiali tra i diversi stadi della supply chain e la disponibilità di manodopera. In questo senso, le filiere locali si sono dimostrate più resilienti ad uno shock internazionale di tale portata, avendo minori problemi di mobilità, date le distanze ridotte e facendo leva su solidi rapporti di collaborazione tra i soggetti coinvolti, meccanismo cruciale per ottenere risultati immediati.

Al contempo però l’equilibrio domanda-offerta è venuto meno: secondo uno studio pubblicato lo scorso Aprile sulla rivista scientifica Nature, la domanda di cibo globale non può essere soddisfatta dalle filiere locali, secondo gli attuali valori di consumo e produzione dei beni alimentari. Inoltre, la diversificazione dei canali di fornitura e di vendita è essenziale per ridurre il rischio e rendere la filiera più resiliente di fronte ad uno shock. Altro fattore cruciale, specialmente in questo periodo, è la sicurezza alimentare. Sempre di più i consumatori chiedono garanzie di qualità e sicurezza e informazioni sull’origine del prodotto e sulla filiera, di cui, come menzionato sopra, possono farsi portavoce le soluzioni di imballaggio e le tecnologie digitali.

L’emergenza dunque offre l’occasione per ripensare il sistema agroalimentare, potenziando le filiere locali e investendo sulle collaborazioni di filiera così come sulle tecnologie utilizzate lungo filiere geograficamente più estese, che garantiscono più trasparenza e condivisione delle informazioni, rendendo l’intero sistema più resiliente.


Giulia Bartezzaghi e Federica Ciccullo - Osservatorio Food Sustainability

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Giulia Bartezzaghi

Giulia Bartezzaghi

Ricercatrice dell’Osservatorio Food Sustainability presso gli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, dove si occupa di studiare il ruolo e l’impatto dell’innovazione nelle tecnologie, nei processi aziendali e nei modelli di business per la creazione di valore sostenibile per l’impresa, la filiera agroalimentare e la società.

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