Food packaging ed economia circolare: la transizione verso nuovi materiali e le altre dimensioni di sostenibilità

31 July 2020 / Di Giulia Bartezzaghi / 0 Comments

Il dibattito sulla sostenibilità del packaging tende a polarizzarsi sulle tematiche di impatto ambientale. Lo dimostrano le preferenze dei consumatori che, fotografati da una ricerca IPSOS dello scorso autunno, valutano la sostenibilità delle aziende sulla base dell’adozione di imballaggi “eco-sostenibili” o riusabili, di materiali riciclati, così come sulla base di scelte di riduzione dei materiali impiegati nelle confezioni. Lo dimostra anche l’attenzione che il mondo istituzionale ha dato alla plastica e ai prodotti mono-uso con le recenti direttive comunitarie, le quali danno voce ad un diffuso sentimento plastic-free europeo e ad una maggiore attenzione alle pratiche per un’economia circolare. Sebbene l’emergenza sanitaria abbia portato ad un momentaneo cambiamento di percezione dei consumatori, che considerano come più sicuri i prodotti confezionati, l’intenzione di privilegiare prodotti più “green” continua comunque a crescere.

 

Food packaging ed economia circolare: la strada del biocompostabile

Per favorire la transizione ad un’economia circolare, la filiera agri-food è chiamata quindi a ripensare agli imballaggi e al relativo ciclo di vita. Un packaging alimentare capace di adattarsi ai principi di un’economia circolare è un imballaggio che da un lato è progettato per ridurre le esternalità ambientali e per essere reimpiegato in nuovi cicli di vita una volta che supera la fase di consumo; dall’altro, è in grado di garantire la corretta conservazione e gestione del prodotto alimentare prevenendo la generazione di sprechi.

Una delle strade maggiormente percorse dalle aziende per ridurre gli impatti ambientali degli imballaggi è la sostituzione della plastica con nuovi materiali bio-based e compostabili. Tale sostituzione presenta tuttavia alcuni limiti.

In primo luogo, non tutti i nuovi materiali proposti, che siano bioplastiche o materiali da riciclo, hanno la possibilità di entrare in contatto con gli alimenti. In secondo luogo, è necessaria la presenza di una filiera del fine vita capace di trattarli e recuperarne le risorse impiegate per la produzione, che si tratti di materia prima o di energia. Ad oggi è mancato un sistema di raccolta e di gestione strutturato dedicato alle bioplastiche compostabili, cioè plastiche derivate da fonti rinnovabili e non fossili capaci di biodegradarsi nei cicli di compostaggio dei rifiuti organici. Tale sistema è condizione necessaria per lo sviluppo di questo nuovo settore, analogamente a quanto raggiunto negli anni dai consorzi facenti parte di Conai (il consorzio nazionale degli imballaggi) per i diversi materiali tradizionali, dalla carta al vetro, dai metalli alla plastica.

A metà maggio di quest’anno, tuttavia, il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha dato il via libera alla costituzione di Biorepack, consorzio di 252 aziende per una produzione di 90 mila tonnellate di bioplastica all’anno, che lavora nell’ambito del Conai e in parallelo con il CIC (Consorzio Italiano Compostatori). Questa novità è un passo importante nello scenario italiano verso l’inserimento consapevole di una nuova categoria di materiali di packaging alimentare alternativi alla plastica nella strategia di transizione ad un’economia circolare. Potrebbe favorire l’adozione virtuosa di innovazioni da parte delle aziende del food. Inoltre, rappresenta l’avanguardia in Europa nel campo del riciclo biologico della frazione organica dei rifiuti urbani e dei materiali compostabili. L’adozione di nuovi imballaggi compostabili, dunque, trova una nuova direzione comune nel nostro Paese, che dovrà saper andare di pari passo con le pratiche già virtuose di recupero dei materiali più tradizionali e che dovrà essere però accompagnata dalla capacità del consumatore di indirizzare tali imballaggi nelle corrette filiere di riciclo.

 

La dimensione "parlante" del food packaging

Nel mondo delle bioplastiche compostabili esiste ancora poca conoscenza da parte di noi consumatori. Sarà necessaria, perciò, un’ampia condivisione di informazioni con l’utente di filiera. La strada è quella di un packaging sempre più “parlante”, in grado di supportare consumatori e operatori a gestire i prodotti nel modo più consapevole e circolare possibile.

Etichette intellegibili, QR code, app di realtà aumentata, ma anche inchiostri che cambiano colore al variare delle condizioni del cibo, sono esempi di come il packaging possa dare una nuova voce ai prodotti che contiene, aumentando, rispetto alle soluzioni tradizionali, la quantità e le tipologie di informazioni comunicabili all’utente tramite l’adozione di diverse tecnologie.

 

Le dimensioni della sostenibilità alimentare

L’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano ha classificato e analizzato queste soluzioni, individuando in tale capacità comunicativa del packaging un fattore che abilita il perseguimento di diversi obiettivi di sostenibilità. La consapevolezza su cui si basa la ricerca è che la sostenibilità degli imballaggi, soprattutto nel settore agroalimentare, è una questione molto articolata e sempre più attuale, che non può limitarsi a considerazioni di carattere ambientale. Richiede agli attori della filiera agri-food di riflettere in maniera congiunta anche sugli aspetti di sicurezza del consumatore nel rapporto con gli alimenti e sul valore sociale che il prodotto alimentare e il suo imballaggio possono generare.

Infatti, il packaging alimentare ha ricadute positive sulla comunità quando rende il cibo accessibile a tutti i segmenti della popolazione, quando educa a nuovi stili di vita salutari e preserva la sicurezza degli utenti, quando aiuta a creare opportunità di inserimento lavorativo. L’Osservatorio Food Sustainability inquadra la molteplicità di direzioni sostenibili del packaging alimentare nel suo Food Packaging Sustainability Framework, una lente tramite cui leggere i nuovi trend di innovazione nei materiali e negli imballaggi ad uso alimentare sulla base delle dimensioni di sicurezza alimentare, tutela ambientale e valore sociale.


Dunque, la transizione ad un’economia circolare passa attraverso l’adozione di nuovi materiali e lo sviluppo di filiere di riciclo e gestione del fine vita degli imballaggi strutturate, ma al contempo considerando le altre dimensioni di sostenibilità impattate e cercando di risolvere i trade-off esistenti tra di esse.

>Giulia Bartezzaghi e Mattia Iannantuoni - Osservatorio Food Sustainability

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Ricercatrice dell’Osservatorio Food Sustainability presso gli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, dove si occupa di studiare il ruolo e l’impatto dell’innovazione nelle tecnologie, nei processi aziendali e nei modelli di business per la creazione di valore sostenibile per l’impresa, la filiera agroalimentare e la società.