Industria 4.0

La “Digital Readiness” nel Manufacturing: il modello DREAMY

14 novembre 2018 / Di Sergio Terzi / Nessun commento

Per avventurarci al meglio nella quarta rivoluzione industriale, è necessario capire qual è il punto di partenza delle aziende. Partiamo da un presupposto: Industria 4.0 non è solo tecnologia. Le tecnologie digitali da sole non bastano, infatti, per intraprendere e percorrere efficacemente il percorso verso l’innovazione e la competitività.

Un'azienda che vuole ritenersi “pronta a diventare digitale” deve avere a disposizione non solo un opportuno supporto tecnologico (come macchinari e sistemi IT) ma anche un eccellente quadro organizzativo (capitale umano, know how…). Si tratta di un processo di cambiamento complesso, che necessita di gestione e progettazione, con lo scopo di seguire e conoscere meglio il cliente, di snellire ed efficientare i processi, di fornire supporto durante le decisioni.

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Digital readiness e maturità aziendale

Oggi la valutazione della cosiddetta readiness alla digitalizzazione continua ad essere un tema di interesse per le aziende. E spesso ci si chiede cosa significhi, veramente, essere pronti a iniziare un cammino verso la digitalizzazione. Nel corso di questi anni, l’Osservatorio Industria 4.0 ha voluto dare una risposta attraverso l’ideazione del modello DREAMY.

Il DREAMY, all’anagrafe Digital REadiness Assessment MaturitY model, è uno strumento per l’audit e il check-up della “prontezza alla digitalizzazione” che ha l’obiettivo di guidare le aziende manifatturiere lungo il processo di definizione della propria roadmap di trasformazione digitale.

 

Cos’è DREAMY

Il DREAMY ci aiuta dunque a rispondere alla domanda di fondo di quest’articolo. Qual è il livello di partenza delle aziende nel percorso tracciato dalla quarta rivoluzione industriale?

Il modello è infatti in grado di misurare quanto un’azienda sia “pronta per il passaggio verso il digitale”, attraverso la valutazione di quella che possiamo definire “digital readiness” dei processi aziendali. Questo modello è applicabile a tutte le aziende manifatturiere indipendentemente dalla propria dimensione, settore di appartenenza e tipologia di strategia produttiva

Come funziona

Nato dunque per valutare la maturità digitale dei processi che più di tutti concorrono alla creazione del valore nelle aziende manifatturiere, il modello ha subito continue revisioni e aggiornamenti grazie alle esperienze maturate sul campo.

Oggi il DREAMY è in grado di fornire una fotografia della maturità digitale in termini di:

  • grado di capacità di esecuzione
  • monitoraggio e controllo
  • organizzazione
  • utilizzo di tecnologie ICT
  • processi di ingegneria, di prodotto e di processo
  • gestione della produzione, della qualità, della manutenzione, della logistica e anche della supply chain

Col tempo, la struttura del modello è stata ulteriormente standardizzata per un duplice scopo: poter rendere lo strumento fruibile anche ad altri attori che operano in questo contesto, e allargare la base degli operatori che possono affiancare le aziende nella definizione della propria roadmap di trasformazione.

Livelli di maturità

L’analisi alla base di questo modello è orientata ad una valutazione di maturità dei processi secondo diverse dimensioni di analisi: organizzazione, processi (monitoraggio e controllo, ed esecuzione) e tecnologie di supporto.

Le capacità dell’azienda sono quindi raggruppate in una scala a 5 livelli di maturità crescente. In particolare:

  • stato iniziale in cui i processi sono poco controllati e la gestione degli stessi avviene con un approccio reattivo,
  • secondo livello, in cui vengono raggruppate realtà in cui l’esperienza dei manager è l’unica a guidare le scelte di decisione,
  • ultimo livello di maturità, in cui i processi e l’organizzazione sono pronti per iniziare il percorso verso Industria 4.0.

 

L’Impiego di DREAMY

DREAMY ad oggi ha trovato impiego in più di 50 aziende italiane, di settori, dimensioni, età e maturità diversa. Possiamo distinguere in questo campione due grandi gruppi.

La Digital Readiness nelle Family Business

Molte, tra le aziende finora analizzate, sono family business. La presenza della proprietà nelle attività operative e l’esperienza maturata negli anni sulla propria pelle e su quella della propria società sono state una chiave del successo aziendale (anche in aziende che oggi hanno raggiunto dimensioni da grande impresa). La discontinuità digitale, tuttavia, potrebbe far sì che questa eredità del passato diventi un freno, se non si lasciasse spazio ad una gestione basata sulle evidenze e, quindi, sul dato.

In questi contesti, i fattori competitivi chiave sono stati la focalizzazione sulla qualità del prodotto e sul valore generato grazie ad un’offerta ad elevato grado di personalizzazione (moltissime le aziende che si definiscono “sarti” nei propri settori). Questo focus ha sostenuto il business nel tempo, ma lascia ancora ampi margini di miglioramento soprattutto se si guarda alla gestione dei processi interni, spesso trascurati e messi in secondo piano.

Digital Readiness nelle aziende strutturate

Sono state analizzate anche realtà più mature e strutturate, che hanno già fatto lo sforzo di analizzare e ridisegnare la gestione dei propri processi, supportati da scelte architetturali tecnologiche composte da applicazioni integrate.

Tali aziende hanno già avviato in passato percorsi di trasformazione come quelli legati alla cosiddetta filosofia Lean. Questa filosofia di stampo giapponese abitua l’impresa a lavorare in modo sistematico sull’identificazione e l’eliminazione degli sprechi e delle attività non a valore aggiunto. È per certi versi affine a uno dei concetti fondanti dell’Industria 4.0: la gestione intelligente del dato attraverso metodi avanzati di analytics.

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Sergio Terzi

Sergio Terzi

Direttore dell'Osservatorio Industria 4.0

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