Artificial Intelligence in Italia: mercato, progetti, tecnologie e impieghi

23 March 2021 / Di Stefano Garavaglia / 0 Comments

Il 2020 è stato un anno importante per l’Artificial Intelligence (AI) in Italia: la pandemia ha sicuramente messo a dura prova anche questo mercato, senza però bloccarne l’affermazione. Al contempo è aumentato l’interesse delle Istituzioni, coerentemente con quanto avviene nel resto d’Europa.

La resilienza mostrata dal settore AI durante l’emergenza permette di guardare al 2021 con ottimismo, così come positivi sono gli sforzi a livello europeo per definire delle linee guida che regolamentino lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale.

Così Nicola Gatti, Direttore dell'Osservatorio Artificial Intelligence, sottolinea le potenzialità del settore dell’Intelligenza Artificiale e la crescente importanza che questo ricopre anche sul piano europeo, nonchè su quello nazionale.

Infatti lo scorso luglio il Ministero per lo Sviluppo Economico (MiSE) ha pubblicato il documento definitivo con le proposte per la “Strategia italiana per l’Intelligenza Artificiale ” che sarà alla base della definizione del programma italiano nell’ambito del Piano Coordinato europeo. Iniziano anche a porsi le basi per la nascita dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale (I3A): un vero e proprio hub nazionale con lo scopo di coordinare le diverse attività di ricerca e contribuire allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, in connessione con i principali trend tecnologici (tra cui 5G, Industria 4.0 e cybersecurity).

“Investire oggi sull’AI, infatti, è ancora più importante che in passato, perché ci sono condizioni irripetibili.

Questo uno dei messaggi chiave con cui Alessandro Piva, Direttore dell'Osservatorio Artificial Intelligence, ha aperto il Convegno “All-In: puntare sull’intelligenza artificiale per la ripresa del Sistema Paese”, incontro in cui sono stati presentati i risultati della Ricerca 2020 e discussi con esperti del settore i temi tecnologici, organizzativi e sociali che caratterizzeranno i prossimi anni nel mondo dell’AI.

 

"All-In: puntare sull’intelligenza artificiale per la ripresa del Sistema Paese"
I trend e i dati chiave sull'AI in Italia

Rivivi il Convegno On-Demand

 

Il mercato dell’Artificial Intelligence 2020

Il mercato dell’Artificial Intelligence ha risposto bene all’emergenza sanitaria, segnando una crescita del 15% rispetto al 2019 e raggiungendo un valore di 300 milioni di euro, di cui il 77% commissionato da imprese italiane (230 milioni) e il 23% come export di progetti (70 milioni). La spesa è trainata dalla componente dei software, che vale il 62% del mercato, i servizi valgono il 38%, marginale la componente hardware.

I progetti di AI che attirano più investimenti sono:

  • gli algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (Intelligent Data Processing), che coprono il 33% della spesa (+15%);
  • seguono le soluzioni per l’interpretazione del linguaggio naturale (Natural Language Processing) con il 18% del mercato (+9%);
  • gli algoritmi per suggerire ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze (Recommendation System) con un’incidenza del 18% (+15%);
  • le soluzioni con cui l’AI automatizza alcune attività di un progetto e ne governa le varie fasi (Intelligent Robotic Process Automation), che valgono l’11% della spesa (+15%);
  • il restante 20% del mercato è suddiviso equamente fra Chatbot e Virtual Assistant (10%), che sono i progetti con la crescita più significativa (+28%);
  • le iniziative di Computer Vision (10%, +15%), che analizzano il contenuto di un’immagine in contesti come la sorveglianza in luoghi pubblici o il monitoraggio di una linea di produzione.

Il settore più attivo come investimenti in soluzioni di AI è la finanza (23%), seguita da energia/utility (14%), manifattura (13%), telco e media (12%) e assicurazioni (11%).

 

Guarda il video: "Presente e futuro dell’Artificial Intelligence per grandi aziende e PMI"

 

 

I progetti di Artificial Intelligence delle imprese italiane nel 2020

Più di metà delle 235 imprese medio-grandi italiane analizzate dall’Osservatorio ha attivato almeno un progetto di AI nel corso del 2020. Ma emergono differenze notevoli fra le grandi imprese, dove queste iniziative sono presenti nel 61% dei casi e si concentrano sulla crescita organizzativa e culturale oltreché sulla valorizzazione dei dati e sullo sviluppo di algoritmi, e le medie aziende, che appaiono ancora poco mature e hanno progetti attivi solo nel 21% dei casi. Il 91% del campione ha un giudizio positivo sulle iniziative di AI, con risultati sopra (45%) o in linea (46%) con le aspettative mentre solo il 9% sperava in risultati migliori.

La pandemia pure non avendo frenato il percorso di avvicinamento all’AI delle imprese, ha comunque ridotto le risorse disponibili. La diminuzione del budget è stata la principale barriera all’adozione delle soluzioni di AI, indicata dal 35% del campione, soprattutto nelle realtà più piccole e nei settori più colpiti come la manifattura. Gli altri ostacoli più rilevati dalle aziende sono lo scarso impegno del top management (34%), la limitata cultura digitale aziendale (26%) e la difficoltà a definire come applicare l’AI all’interno del business (26%).

 

Guarda il video: "Intelligenza artificiale in azienda: sempre più spazio a progettualità concrete"

 

 

L’evoluzione tecnologica dell’Artificial Intelligence

Anche nell’ambito dello sviluppo tecnologico, in quest’anno l’AI si è mostrata resiliente trovando nuovi spunti e ambiti applicativi. In particolare, sono due gli eventi tecnologici che hanno caratterizzato il 2020. Da un lato, la sempre crescente necessità per gli algoritmi di AI e Machine Learning di elaborare grandi quantità di dati, ha portato a un avanzamento nella tecnologia dei chip, tra cui si distingue il nuovo chip M1 lanciato da Apple che rappresenta il tentativo di introdurre un hardware specifico per l’intelligenza Artificiale, i cosiddetti co-processori matematici. Il chip M1 garantisce prestazioni in linea con le tecnologie hardware esistenti, riducendo però i consumi energetici e la latenza.

Dall’altro lato, si assiste ad una crescente complessità delle reti neurali, si pensi ad esempio all'introduzione di GPT-3, language model tra i più complessi mai sviluppati e pensato per traduzione, Q&A, creazione di articoli, prosa, poesia e altre forme di testo, che ha strabiliato i lettori del giornale The Guardian, su cui è stato pubblicato un articolo interamente prodotto da GPT-3 partendo da un incipit di testo scritto dai giornalisti dello stesso quotidiano inglese.

 

Guarda il video: "Le conquiste dell’AI: a che punto siamo e il significato per le imprese"

 

 

Gli impatti sulla società dell’Intelligenza Artificiale

“Nel 2020 le istituzioni internazionali hanno dedicato molta attenzione all’Artificial Intelligence per le sue potenzialità di impiego, ma anche per le implicazioni etiche che possono riguardare imprese, cittadini e la società nel suo complesso.”

Questa l’affermazione di Giovanni Miragliotta, Direttore dell'Osservatorio Artificial Intelligence, da cui si evince la centralità del tema dell’etica nella realtà dell’Intelligenza Artificiale e da cui emerge la necessità di approfondire quali sono i principali rischi etici e le strategie di mitigazione da adottare.

Da un’analisi condotta dall’Osservatorio su 94 casi reali di problematiche etiche legate all’uso della tecnologia AI, le criticità più frequenti sono potenziali distorsioni nella fase di progettazione della soluzione AI (Bias, 23%), violazione delle libertà (Freedom, 19%), accentramento di risorse finanziare/tecnologiche o culturali da parte delle Big tech (Trust, 17%), e problemi di privacy (11%).

 

Guarda il video: "Sviluppo etico dell’intelligenza artificiale: le sfide per le imprese"

Ricercatore dell'Osservatorio Artificial Intelligence

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