Telemedicina: eppur si muove! Ma la vera sfida è un nuovo modello di Connected Care

Aggiornato il / Creato il / Di Chiara Sgarbossa

L’emergenza sanitaria ha messo in luce come sia ormai urgente e necessario ripensare e innovare i modelli di cura per favorire l’assistenza a distanza, soprattutto per i pazienti cronici e per coloro che hanno bisogno di un monitoraggio costante del proprio stato di salute e di ricevere indicazioni da parte del medico.

 

Il ruolo della Telemedicina durante l'emergenza sanitaria

In questo contesto, gli strumenti digitali di comunicazione medico-paziente e le soluzioni di Telemedicina possono supportare tale cambiamento. Le varie applicazioni di Telemedicina (es. Tele-visita, Tele-monitoraggio, Tele-consulto, ecc.), di cui l’Osservatorio Innovazione digitale in Sanità rileva da anni la diffusione e l’interesse nell’utilizzo da parte dei professionisti sanitari, hanno giocato un ruolo fondamentale durante l’emergenza sanitaria. E sono nati diversi progetti proprio durante gli ultimi mesi: tre medici specialisti su quattro, infatti, hanno dichiarato che la Telemedicina ha avuto e può avere un ruolo determinante nella fase di emergenza.

Fino allo scorso anno, le ricerche effettuate dall’Osservatorio mostravano livelli di diffusione di tali applicazioni molto bassi: si osservavano sperimentazioni sporadiche presenti in alcune strutture sanitarie e i medici che dichiaravano di utilizzare queste applicazioni erano in media al di sotto del 5% degli intervistati. La Ricerca di quest’anno mostra innanzitutto un aumento nell’utilizzo di tali soluzioni già prima che iniziasse l’emergenza sanitaria (attorno al 10%), segno che quest’ambito fosse già in crescita rispetto agli anni precedenti. In aggiunta a questo trend, l’emergenza sanitaria ha provveduto - e probabilmente provvederà ancora - a dare un’accelerazione molto più forte: il 62% dei Medici di Medicina Generale (MMG) si dichiara “convertito”, cioè interessato a utilizzare in futuro almeno una soluzione di Telemedicina, cosa che non aveva fatto prima dell’emergenza. Anche dal punto di vista dei cittadini, si conferma un forte interesse nel voler utilizzare applicazioni di Telemedicina in futuro: in media, circa un cittadino su 3 vorrebbe sperimentare una Tele-visita con il proprio medico e il 29% con un medico specialista.

 

Quale futuro per la Telemedicina?

Se, fino ad oggi, per molti medici e cittadini era quasi impensabile effettuare visite da remoto attraverso strumenti digitali, ora abbiamo finalmente sperimentato queste modalità in diversi contesti e soprattutto i medici hanno potuto apprendere come la Telemedicina possa rappresentare un alleato importante (e non completamente sostitutivo) per mantenere un contatto più costante e appropriato con i pazienti, sia in fase di emergenza sia una volta tornati alla normalità. Per il futuro, è interessante chiedersi quante delle visite condotte da un paziente in un certo periodo definito (ad esempio un anno) sarà possibile, in media, svolgere da remoto: secondo i medici di Medicina Generale, circa il 30% delle visite potrebbero essere svolte attraverso strumenti digitali. Secondo gli specialisti le percentuali si riducono leggermente per quanto riguarda i pazienti cronici (24%), mentre scendono al 18% per altre tipologie di pazienti.

In questo periodo così particolare, tutti i decisori hanno compreso come il digitale possa avere un ruolo fondamentale nell’erogazione delle le cure da remoto e di conseguenza il tema della Telemedicina, come abilitatore di cure a domicilio, è finalmente entrato nei decreti e nei piani del Governo (dal Decreto rilancio al Piano Colao, fino al Documento di Economia e Finanza 2020). Ma anche delle Regioni. Alcune (fra queste Veneto, Toscana, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Lazio, ecc.) hanno definito regole e tariffe per l’erogazione di servizi sanitari attraverso l’utilizzo della Telemedicina, facendo riferimento alle linee di indirizzo nazionale che ormai risalgono al 2014. Al fine di definire condizioni e regole omogenee, a fine luglio la Commissione Salute della conferenza delle Regioni ha proposto un documento specifico sull’erogazione delle prestazioni ambulatoriali a distanza attraverso soluzioni di Tele-visita. Ad oggi il documento non è ancora stato esaminato dalla Conferenza Stato-Regioni, in quanto la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo) ha chiesto alle Regioni di rivedere insieme il documento per evitare che quanto riportato possa in qualche modo andare contro il Codice di Deontologia dei medici.

 

Verso un nuovo modello di Connected Care

Si tratta di passi importanti, seppur non ancora risolutivi, che pongono le basi per una revisione dei modelli e dei percorsi di cura e assistenza abilitati dal digitale, che devono però partire da un ripensamento dei processi e dell’organizzazione e non dalla semplice introduzione di tecnologie digitali. In un modello di Connected Care, il cittadino/paziente dovrà avere la possibilità di scegliere con quali modalità accedere ai servizi sanitari, sia attraverso canali tradizionali sia attraverso canali innovativi e digitali, in un’ottica omnicanale. Sarà questa la vera sfida per i prossimi anni.

 

"Connected Care ed emergenza sanitaria: cosa abbiamo imparato e cosa fare adesso?"

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  • Autore

Direttrice dell'Osservatorio Sanità Digitale e dell'Osservatorio Life Science Innovation