Smart City tra Pubblico e Privato: la chiave per (ri)partire

20 November 2017 / Di Angela Tumino / 0 Comments

L’Italia delle Smart City non ha ancora fatto il salto di qualità, in termini di numero e maturità dei progetti avviati. Negli ultimi anni abbiamo spesso descritto uno scenario “a luci e ombre”, per testimoniare la spinta innovativa che porta tanti comuni ad avviare sperimentazioni sfruttando le tecnologie digitali, ma al contempo la presenza di barriere (mancanza di competenze, risorse economiche limitate, modelli di governance poco definiti) che frenano lo sviluppo di progetti di ampio respiro. Questo scenario si conferma purtroppo anche nel 2017: come uscire da questa situazione di stallo?

Sono tanti i fattori importanti da considerare: la formulazione di una strategia chiara, la comprensione del valore che è possibile generare grazie ai progetti, la crescente disponibilità di nuove reti dicomunicazione che consentono di ridurre costi e complessità legate all’avvio dei progetti. Oltre a queste leve, di cui abbiamo già parlato spesso nelle ricerche dell’Osservatorio Internet of Things, c’è un’ulteriore strada che merita di essere indagata, che riguarda il ruolo che i comuni possono assumere all’interno dei progetti. Tradizionalmente il ruolo del comune è stato quello di Promotore delle iniziative Smart City, facendo da capofila, delineando le applicazioni prioritarie e la strategia da seguire per migliorare la qualità della vita dei cittadini e aumentare il livello di attrattività del territorio. Questo non è però l’unico ruolo che può assumere un comune all’interno di un progetto Smart City.

Vi sono infatti altri due ruoli importanti. Un comune può fungere da Abilitatore, mettendo a disposizione di attori terzi i dati e le infrastrutture a sua disposizione al fine di consentire la realizzazione di progetti smart portati avanti direttamente dal privato, con ricadute positive in termini di servizi ai cittadini. Un esempio in questo senso è stato avviato a Barcellona: la municipalità, in partnership con Tunstall (società che offre servizi di teleassistenza) garantisce oggi a più di 70.000 cittadini un servizio di teleassistenza gratuito, abilitato da un kit di sensori per la rilevazione di cadute, fumi, gas e molto altro. I dati in possesso della città su anziani e disabili (ad esempio i dati anagrafici o riguardanti le patologie passate) vengono condivisi con Tunstall per permettere l’attivazione del servizio e ottimizzare così il sistema di gestione delle emergenze, minimizzando il ricorso a mezzi di soccorso e ospedali. In questo modo, per ogni euro investito si ha un risparmio di 2,5 euro grazie al minor ricorso all’ospedalizzazione. Un altro ruolo a cui un comune può ambire è quello di Utilizzatore, usufruendo quindi dei dati condivisi da attori terzi per effettuare a sua volta l’erogazione di nuovi servizi al cittadino. Un esempio al riguardo è quello dei primi servizi di bike sharing senza stazioni fisse in città avviati a Milano e Firenze e realizzati da Mobike e OFO: attraverso un sistema di geolocalizzazione l’utente può individuare la bicicletta più vicina alla propria posizione, per poi bloccarla e dare il via al noleggio. In questo caso l’attore privato ha l’obbligo (da bando) di condividere i dati raccolti con il comune, che potrà utilizzarli per offrire nuovi servizi e/o compiere scelte di lungo periodo in termini di pianificazione delle piste ciclabili in città.

Quelli riportati costituiscono alcuni degli esempi di collaborazione proficua tra l’attore pubblico (in questo caso il comune) e il privato. Al momento, però, i risultati dell’indagine svolta all’interno dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano (survey inviata agli oltre 700 comuni italiani con più di 15.000 abitanti – tasso di risposta: 16%) evidenziano come siano ancora poche le iniziative private attive sul nostro territorio: nel 61% dei comuni italiani non è attiva alcuna iniziativa, nel 27% sono attive iniziative ma non c’è collaborazione con la PA, mentre solo nel 12% dei casi c’è una qualche forma di collaborazione tra l’attore pubblico e il privato. Per di più, per il futuro i comuni continuano a immaginare un ruolo da promotori dei diversi progetti: la maggior parte dei rispondenti (66%) vorrebbe infatti continuare a rivestire il ruolo di Promotore, quasi 1 città su 2 (47%) sarebbe disposta a intraprendere quello di Abilitatore, mentre rimane tra i meno “gettonati” il ruolo di Utilizzatore (22%), basato sull’idea di sfruttare i dati raccolti e messi a disposizione da terzi. Crediamo che lo scarso interesse verso questo ruolo non sia altro che un’ulteriore conferma del fatto che i comuni non abbiano ancora compreso il valore derivante dal poter disporre dei dati raccolti in tempo reale dalle applicazioni smart. Già oggi, in 2 casi su 3 i comuni non utilizzano i dati raccolti all’interno dei progetti: dati che però sono - e saranno sempre di più - il vero motore della Smart City, consentendo di dar vita a un vero e proprio sistema operativo per la gestione della città.


Angela Tumino e Giulio Salvadori, Direttori Osservatorio Internet of Things

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