Smart City tra Pubblico e Privato: la chiave per (ri)partire

20 December 2022 / Di Angela Tumino / 0 Comments

L’Italia delle Smart City non ha ancora fatto il salto di qualità, in termini di numero e maturità dei progetti avviati. Negli ultimi anni abbiamo spesso descritto uno scenario “a luci e ombre”, per testimoniare la spinta innovativa che porta tanti comuni ad avviare sperimentazioni sfruttando le tecnologie digitali, ma al contempo la presenza di barriere (mancanza di competenze, risorse economiche limitate, modelli di governance poco definiti) che frenano lo sviluppo di progetti di ampio respiro e integrati. Questo scenario è ancora presente nel 2022: come uscire da questa situazione di stallo?

Sono tanti i fattori importanti da considerare: la formulazione di una strategia chiara, la comprensione del valore che è possibile generare grazie ai progetti, la crescente disponibilità di nuove reti di comunicazione che consentono di ridurre costi e complessità legate all’avvio dei progetti. Oltre a queste leve, di cui abbiamo già parlato spesso nelle ricerche dell’Osservatorio Smart City, c’è un’ulteriore strada che merita di essere indagata, che riguarda il ruolo che i comuni possono assumere all’interno dei progetti. Tradizionalmente il ruolo del comune è stato quello di Realizzatore delle iniziative Smart City, facendo da capofila, delineando le applicazioni prioritarie e la strategia da seguire per migliorare la qualità della vita dei cittadini e aumentare il livello di attrattività del territorio. Secondo i risultati dell’indagine Smart City 2021, questo ruolo è sentito come prioritario dal 42% dei comuni rispondenti, ma non è però l’unica funzione che possono assumere all’interno di un progetto Smart City.

Vi sono infatti altri ruoli importanti. Un comune può fungere da Abilitatore, mettendo a disposizione di attori terzi i dati e le infrastrutture a sua disposizione al fine di consentire la realizzazione di progetti smart portati avanti direttamente dal privato, con ricadute positive in termini di servizi ai cittadini. Questa modalità, tuttavia, è poco diffusa, tanto che solo il 17% dei comuni la percepisce come necessaria. Un esempio in questo senso può venire dall’estero, in particolare da Barcellona: la municipalità, in partnership con Tunstall (società che offre servizi di teleassistenza) garantisce oggi a più di 85.000 cittadini un servizio di teleassistenza gratuito, abilitato da un kit di sensori per la rilevazione di cadute, fumi, gas e molto altro. I dati in possesso della città su anziani e disabili (ad esempio i dati anagrafici o riguardanti le patologie passate) vengono condivisi con Tunstall per permettere l’attivazione del servizio e ottimizzare così il sistema di gestione delle emergenze, minimizzando il ricorso a mezzi di soccorso e ospedali. Secondo le stime dell’azienda, il sistema porta a un 54% di chiamate di emergenza in meno per persona e un 35% in meno di mobilitazione delle ambulanze.. Un comune, inoltre, può svolgere il ruolo di Facilitatore, in cui mette a disposizione dati ed infrastrutture e si mobilita per supportare e affiancare attori privati, semplificando le norme e le procedure per l’attivazione dei bandi Smart City. Questa posizione è ritenuta prioritaria dal 27% dei comuni, anche se si tratta di una pratica ancora poco affermata. Un altro ruolo a cui un comune può ambire è quello di Utilizzatore, condiviso dal 36% dei comuni: si tratta di usufruire dei dati condivisi da attori terzi per effettuare a propria volta l’erogazione di nuovi servizi al cittadino. Un esempio al riguardo è quello dei primi servizi di bike sharing senza stazioni fisse in città avviati a Milano e Firenze e realizzati da Mobike: attraverso un sistema di geolocalizzazione l’utente può individuare la bicicletta più vicina alla propria posizione, per poi bloccarla e dare il via al noleggio. In questo caso l’attore privato ha l’obbligo (da bando) di condividere i dati raccolti con il comune, che potrà utilizzarli per offrire nuovi servizi e/o compiere scelte di lungo periodo in termini di pianificazione delle piste ciclabili in città. Infine, il comune può svolgere un ruolo Passivo. In questo caso segue il lavoro dall’esterno, ma non interviene Solo il 3% dei comuni si è rivelato favorevole a questa posizione, segnale della volontà di essere coinvolti ed essere protagonisti della trasformazione della città in ottica smart.

Quelli riportati costituiscono alcuni degli esempi di collaborazione proficua tra l’attore pubblico (in questo caso il comune) e il privato. Al momento, secondo i risultati dell’indagine Smart City 2021, una delle iniziative di partnership più utilizzate è il Project Financing. Altri strumenti innovativi di finanziamento pubblico-privato restano ancora marginali.

Per muoversi in questa direzione, occorre adottare una strategia di medio lungo-termine, in grado di valorizzare le partnership tra pubblico privato e la formazione di competenze interne al comune, così da poterle sfruttare a seconda della natura dei progetti.

 

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Angela Tumino e Giulio Salvadori, Direttori Osservatorio Internet of Things

  • Autore

Direttore dell'Osservatorio Internet of Things