PNRR, cosa prevede la missione 6 per Salute e Sanità

Ultimo aggiornamento / Di Chiara Sgarbossa / 0 Comments

Approvato il 13 luglio 2021, il PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) è un documento strategico che descrive le priorità di investimento per il quinquennio 2021-2026 in materia di digitalizzazione, transizione ecologica e inclusione sociale. Il Piano, organizzato in 6 Missioni, prevede un capitolo di riforme e investimenti dedicati al settore Salute. È questo il focus della Missione 6 del PNRR. In particolare, sono stati stanziati 7 miliardi per lo sviluppo delle Reti di prossimità, strutture e Telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale e 8,63 miliardi per l’innovazione, la ricerca e la digitalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, con focus particolare sul Fascicolo Sanitario Elettronico. Attraverso la Ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, in questo articolo approfondiamo gli obiettivi del PNRR in materia di Salute e Sanità Digitale, le principali iniziative previste e il loro possibile impatto sull’innovazione del nostro sistema sanitario.

PNRR missione 6, gli obiettivi

In sintesi, la Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dedicata alla Salute si articola in due componenti fondamentali.

  1. Reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale.
    Gli interventi di questa componente intendono rafforzare le prestazioni erogate sul territorio grazie al potenziamento e alla creazione di strutture e presidi territoriali (come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità), il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo della telemedicina e una più efficace integrazione con tutti i servizi socio-sanitari”.
  2. Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale (SSN).
    “Le misure incluse in questa componente consentiranno il rinnovamento e l’ammodernamento delle strutture tecnologiche e digitali esistenti, il completamento e la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), una migliore capacità di erogazione e monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) attraverso più efficaci sistemi informativi. Rilevanti risorse sono destinate anche alla ricerca scientifica e a favorire il trasferimento tecnologico, oltre che a rafforzare le competenze e il capitale umano del SSN anche mediante il potenziamento della formazione del personale”.

Reti e presidi territoriali, Fascicolo Sanitario Elettronico, Telemedicina, competenze: sono questi alcuni dei principali elementi che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza mira a rafforzare e sviluppare per i prossimi anni. Come si evince anche dalla direzione intrapresa a livello governativo, è ormai evidente come un sistema sanitario sostenibile, resiliente, equo, non possa prescindere dalla necessità di ripensare i servizi e i processi integrandoli con il digitale, rendendoli efficaci ed efficienti e modellandoli sulle esigenze dei vari attori che operano nel settore, in primis operatori sanitari e cittadini/pazienti.

PNRR e valorizzazione dei dati in Sanità

Tra le priorità del governo espresse nel PNRR vi è un focus importante sul tema della gestione e della valorizzazione dei dati in Sanità. In particolare, il piano dedica 1,67 miliardi di euro per il rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica e degli strumenti per la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati.

Tra gli strumenti che abilitano la raccolta di dati clinici sui pazienti nelle strutture sanitarie vi è sicuramente la Cartella Clinica Elettronica (CCE), identificata come uno dei principali ambiti su cui le strutture sanitarie intendono investire nel 2023, anche impiegando risorse messe a disposizione dal PNRR. Ciò nonostante ad oggi, secondo la Ricerca dell’Osservatorio, in più della metà delle strutture sanitarie non è presente una CCE attiva in tutti i reparti.

A livello nazionale, la raccolta e l’analisi dei dati sul paziente rappresenta una delle leve fondamentali per garantire la programmazione e la sorveglianza sanitaria. Proprio su questi temi si focalizza il progetto inserito nel PNRR, il Piano di rilancio Italiano volto al rafforzamento del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS) del Ministero della Salute. In particolare, oltre al potenziamento dell’infrastruttura per la raccolta dei dati, si prevede anche lo sviluppo di “strumenti di analisi avanzata per studiare fenomeni complessi e scenari predittivi al fine di migliorare la capacità di programmare i servizi sanitari e rilevare malattie emergenti”.

PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico

Un asset fondamentale per la raccolta dei dati dei pazienti è il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), piattaforma che, sebbene ad oggi presenti diverse criticità, potrebbe contribuire allo sviluppo del modello della Connected Care e costituire la base su cui implementare servizi innovativi aggiuntivi.

Dalla Ricerca dell'Osservatorio Sanità Digitale in collaborazione con Doxa Pharma emerge che nel 2022 il 35% degli italiani ha effettuato almeno un accesso al Fascicolo Sanitario Elettronico, in crescita di due punti percentuali rispetto all’anno precedente. Di questi, il 53% dichiara di averlo utilizzato solo per le funzionalità legate all’emergenza sanitaria, in particolare per Green Pass e certificati vaccinali, ma non solo. Tuttavia, essendo ora diminuita la necessità di usufruire dei servizi legati all’emergenza, nel 2023 la conoscenza e l’utilizzo di questo strumento è decisamente rallentata.

Il PNRR dedica al FSE una specifica sezione, con 1,38 miliardi di euro per il “potenziamento del FSE al fine di garantirne la diffusione, l’omogeneità e l’accessibilità su tutto il territorio nazionale da parte degli assistiti e operatori sanitari”.

PNRR e Telemedicina

Mai come negli ultimi anni si è sentito parlare di Telemedicina, non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche tra i decisori che a livello centrale hanno definito come allocare le risorse del Piano di Ripresa e Resilienza PNRR.

L’accelerazione portata dalla pandemia e l’evoluzione della normativa di riferimento hanno portato nel complesso a un aumento nell’utilizzo delle applicazioni di Telemedicina da parte dei medici: se prima dell’emergenza il suo utilizzo superava di poco il 10%, nel 2020 i servizi di Televisita sono stati adottati dal 39% di Medici Specialisti e dei Medici di Medicina Generale, mentre quelli di Telemonitoraggio rispettivamente dal 28% e dal 43%. Dopo una flessione avvenuta nel 2021, dovuta anche al ritorno ad una situazione di nuova “normalità”, il 2022 ha visto il 39% dei Medici Specialisti e il 41% dei Medici di Medicina Generale utilizzare servizi di Televisita, e il 30% e il 39% utilizzare servizi di Telemonitoraggio.

Nonostante l’incremento visto negli ultimi anni, si tratta di percentuali ancora insufficienti per sfruttare appieno le potenzialità di questo ambito di innovazione, senza contare che l’utilizzo di strumenti non adeguati può comportare rischi potenziali per la sicurezza e la privacy dei dati. Tuttavia, con lo sviluppo delle piattaforme specificatamente dedicate alla Telemedicina (sia nazionali che regionali) previste dal PNRR, si auspica una maggiore diffusione di questi servizi, con il conseguente sviluppo di soluzioni più omogenee e sicure.

Coerentemente con questi obiettivi, nella Missione 6 del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza sono stati previsti 7 miliardi di euro per la componente dedicata alle Reti di prossimità, strutture e Telemedicina e di questi, in particolare, un miliardo di euro è dedicato specificatamente alla Telemedicina.

Interventi PNRR: un cambiamento (potenziale) senza precedenti

Il PNRR italiano è un unicum nella storia degli investimenti e del cambiamento della Sanità italiana: è un’opportunità che è necessario non perdere e sfruttare al meglio per ripensare e innovare il nostro Sistema Sanitario Nazionale. Le risorse non mancano e possono dare una forte spinta alla crescita della Sanità digitale italiana. Al momento i risultati di tale cambiamento non sono ancora pienamente visibili, anche a causa dell’incertezza su come impiegare concretamente le risorse economiche.

Con le risorse in gioco è certamente possibile imprimere una spinta allo sviluppo di tecnologie e servizi, ma per ottenere una vera svolta nel settore occorre lavorare costantemente integrando questi strumenti nei processi attuali e favorendo lo sviluppo di una cultura digitale tra gli attori della sanità.

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  • Autore

Direttrice dell'Osservatorio Sanità Digitale e dell'Osservatorio Life Science Innovation