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Insegnare ai bambini economia e finanza grazie alle App

16 marzo 2017 / Di Filippo Renga / Nessun commento

In Italia la mancanza di una diffusa educazione economica e finanziaria è un problema. Non solo perché quasi tutti - prima o poi nella vita - si trovano di fronte ad alcune scelte che ne sono influenzate (l’accessione di un mutuo o l’investimento dei propri risparmi). Ma soprattutto per giocare un ruolo sociale più consapevole verso fenomeni che toccano il nostro presente e il nostro futuro.

Facciamo alcuni esempi che denotano in modo abbastanza netto la mancanza di questa cultura. La maggior parte degli Italiani, anche laureati, non sa perché gli stipendi sono aumentati negli ultimi 50 anni, o cos’è il tasso di interesse della banca centrale, e perché questo influenza il proprio mutuo, o, ancora, perché il rischio aumenta i tassi di interesse. Ma ci sono anche domande semplici, che ho sentito porre anche a studenti di facoltà scientifiche, come ad esempio: Cos’è un’azione? Cos’è un’impresa? La mia Banca sfrutta i miei risparmi? Perché c’è l’inflazione? Perché lo stato Italiano ha dei debiti? I debiti dello stato sono anche miei?

Ritengo che almeno alcuni di questi aspetti, se non quasi tutti, dovrebbero essere trattati come materie di base nella scuola dell’obbligo, di qualsiasi tipo, come si tratta la grammatica in Italiano o il sistema solare e la cellula in scienze.

È vero: questa proposta ovviamente richiede tempi e risorse rilevanti per essere attuata nel nostro Paese. Ma grazie ai nuovi strumenti digitali si possono muovere rapidamente dei passi nella direzione attraverso l’azione di genitori ed educatori che colgono la rilevanza di questo tema. Con azioni semplici, ma che possono essere un importante passo educativo.

Penso in particolar modo ai bambini più piccoli, che sono certamente più ricettivi e fin dai primi anni delle scuole elementari si trovano a dover gestire il salvadanaio. Magari devono prestare i soldi alla mamma che non ha il contante o si trovano a dover gestire piccole spese, scegliendo tra 1 gelato o 3 pacchetti di figurine. Contemporaneamente, questi bambini utilizzano smartphone e tablet meglio dei propri genitori.

L’offerta di “sevizi digitali finanziari per bambini” è già vivace e mi aspetto che possa solo aumentare. Sono nate piattaforme che consentono di collegare il salvadanaio all’app sul cellulare dei genitori (ad es. Piggy Bank) o dei nonni e ce ne sono già altre che consento di abilitare piccoli prestiti o di pianificare e vincolare acquisti anche online (a livello di approvazione, di tempi, di categoria, ecc.).

La diffusione di questi “giochi educativi”, seppur poco convenzionali, può essere un’ottima opportunità non solo per la società, ma anche per il mondo bancario, che creerebbe fin da subito un bel legame con la propria clientela (non solo futura, ma anche attuale, con genitori e nonni), creando un circolo virtuoso di lungo temine nel sistema economico e un legame difficilmente dissolubile con i più giovani. Del resto, con molta facilità – e spesso con piacere - una persona ricorda i prodotti che utilizzava durante la propria infanzia!

 

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Filippo Renga

Filippo Renga

Co-Fondatore degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano. È inoltre Direttore degli Osservatori Innovazione Digitale nel Turismo, Fintech & Insurtech e Smart Agrifood.

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