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Disney+ arriva in Italia e riaccende la streaming war

30 marzo 2020 / Di Denise Ronconi / Nessun commento

Film campioni di incassi e classici senza tempo. Sono queste le premesse che hanno accompagnato martedì 24 marzo il debutto in Italia (oltre che in UK, Irlanda, Germania, Spagna, Austria e Svizzera) di Disney+, la piattaforma streaming di Disney. Con oltre 500 film, 26 produzioni originali esclusive, tra film e serie, e migliaia di episodi televisivi di Disney, Pixar, Marvel, Star Wars, National Geographic e altri, il servizio di Topolino è la nuova casa dello streaming di alcune delle storie più amate al mondo.

Il suo arrivo in Italia riaccende però un tema chiave: la streaming war!

 

Disney+ in Italia: si rinnova la guerra dello Streaming!

Infatti, se inizialmente - a causa del digital divide e del forte approccio tradizionalista verso i contenuti televisivi - nel nostro Paese la diffusione dei servizi SVOD è andata più a rilento rispetto agli altri grandi stati europei, negli ultimi due anni stiamo assistendo ad una crescita significativa e ad una concorrenza sempre più agguerrita.

Fino a qualche anno fa, il mercato era nelle mani di pochi attori come NowTv, Infinity, TimVision e Netflix (dal 2015). Ora il panorama si è fatto più vivace e complesso con l’ingresso in primis di Amazon Prime Video, Dplay+, Apple Tv+ e Disney+. Siamo quindi di fronte ad uno scenario fortemente competitivo che nel prossimo futuro potrebbe essere ancora più agguerrito con l’affacciarsi sul mercato di colossi come Nbc Universal e Warner.

 

Innovazione, un "plus" per la Streamingwar

Come si sa però dove c’è competizione, spesso c’è anche una maggior spinta all’innovazione perché le aziende devono lavorare al fine di introdurre dei fattori differenziali nella propria offerta per distinguersi dalla massa e far si che la scelta del consumatore ricada su di loro. Motivo per cui questa “guerra dello streaming” spinge le piattaforme alla produzione di contenuti originali e di maggiore qualità.

Questa scelta, inoltre, è anche trainata dalla forte volatilità dei cataloghi, con titoli che passano frequentemente da una piattaforma all’altra. La direzione dei player è dunque quella di andare verso librerie proprietarie con una logica di complementarietà all’offerta dei competitor. L’utente si trova così a navigare in un mare magnum di titoli proprietari. E di conseguenza, di fronte alla necessità di sottoscrivere più abbonamenti in contemporanea per seguire tutti gli show preferiti.

 

Streamingwar tra spese e tempo libero dei consumatori

Ma il consumatore può permettersi di seguire tutte queste piattaforme? E forse non è solo un fatto economico, ma anche di tempo.

Il costo infatti dei servizi SVOD è un fattore importante. Ogni piattaforma come abbiamo detto sembra avere adottato una strategia che unisce contenuti originali ad alto budget a un catalogo di contenuti classici. Se un appassionato di serie Tv volesse vedere le più gettonate probabilmente dovrebbe abbonarsi a tre o quattro servizi di streaming con una spesa media di circa 20-30 euro al mese. Un costo ancora contenuto rispetto ad alcuni abbonamenti di Pay Tv ma che comunque potrebbe risultare eccessivo. Inoltre è importante sottolineare come questi servizi non si contendono solo la spesa dell’utente ma anche il limitato tempo libero.

In questi giorni l’effetto di “blocco forzato” dalla vita pubblica per l’emergenza sanitaria offre alla popolazione la possibilità di aumentare il tempo a disposizione per fruire di queste piattaforme SVOD, ma quando tutto sarà tornato alla normalità che cosa potrà accadere?

Bisogna quindi chiedersi: nel mercato c’è veramente spazio per tutti questi servizi, o dopo una fase di allargamento dell’offerta si andrà verso una (rapida?) agglomerazione?

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