Digitalizzazione nel B2b: quali priorità dall’emergenza?

20 November 2020 / Di Paola Olivares / 0 Comments

L’emergenza sanitaria, che ci ha colpiti a febbraio 2020 e che non è ancora terminata, ha radicalmente stravolto le nostre vite e il nostro modo di lavorare. Se fino a qualche mese fa era necessario convincere aziende ed enti dell’importanza di investire in tecnologie digitali, ora è evidente a tutti quanto il digitale sia centrale per garantire la continuità operativa delle organizzazioni.

Anche il mondo del B2b, storicamente abituato a investire in risposta a obblighi normativi (solo negli ultimi 2 anni sono stati introdotti l’obbligo di fatturazione elettronica B2b/B2c da gennaio 2019, l’obbligo di ricezione ed elaborazione da parte delle PA di fatture elettroniche in formato europeo da aprile 2019 la trasmissione telematica dei corrispettivi da luglio 2019, l’obbligo di ordine elettronico in ambito sanitario da febbraio 2020), sta attraversando un forte cambio di paradigma che passa attraverso lo smart working e l’accesso alle risorse da remoto, la necessità di ottimizzare le risorse garantendo flessibilità e reattività ai cambiamenti, il bisogno di restare competitivi sul mercato.

 

Le 5 strade per digitalizzare il B2b

Quello che è quindi necessario fare in questo contesto è dare chiavi interpretative per orientare al meglio gli investimenti. Da qui le 5 priorità identificate con l’Osservatorio Digital B2b:

1) Completa digitalizzazione dei documenti di filiera

A oggi il 78% delle imprese italiane ha introdotto la fatturazione elettronica in azienda. L’estensione ad altri documenti cardine del ciclo dell’ordine resta però molto bassa, con l’ordine elettronico che è inviato dal 26% delle aziende (grandi e PMI) e il documento di trasporto (DdT) dal 20%. Tali percentuali si riducono ulteriormente se consideriamo le aziende che gestiscono in modo elettronico tutti e tre i documenti: 13% dal punto di vista del fornitore (ordine ricevuto, DdT emesso e fattura emessa) e 10% dal punto di vista del cliente (ordine emesso, DdT ricevuto e fattura ricevuta). I benefici che le aziende potrebbero ottenere da una piena e completa integrazione dei documenti del ciclo dell’ordine vanno dai 25 ai 65€ a ciclo, molto maggiori dei 5-9€ che si ottengono digitalizzando il solo documento fattura. La continuità operativa sul fronte amministrativo passa da questo punto.

2) Gestione intelligente del credito di filiera

Secondo una survey erogata dall’Osservatorio Digital B2b a oggi solo il 36% di grandi aziende e PMI utilizza strumenti di Supply Chain Finance per gestire al meglio il proprio capitale circolante. Tra questi troviamo al primo posto l’anticipo fattura, utilizzata dal 39% delle grandi aziende e dal 29% delle PMI, seguita a lunga distanza dal factoring (20% e 8%) e dal reverse factoring (7% e 3%). In un momento in cui la liquidità è un centrale per le organizzazioni, avere strumenti che aiutino a gestirla è il confine tra sopravvivenza e default.

3) Gestione del rischio dei fornitori

In un contesto caratterizzato da Supply Chain globali è fondamentale allineare le informazioni dei diversi Paesi, tracciare le spedizioni delle merci e verificarne quindi la provenienza, avere informazioni tempestive sullo stato delle diverse forniture. L’utilizzo di strumenti come algoritmi di machine learning, control tower o blockchain possono supportare le organizzazioni nel bilanciamento di tutte queste leve e consentire un approvvigionamento intelligente. L’aggiornamento tempestivo su eventuali interruzioni di fornitura è un tema cruciale per la continuità operativa delle aziende soprattutto in un periodo come questo.

4) Accesso ai servizi in cloud

Secondo i dati 2019 dell’Osservatorio Cloud Transformation solamente il 30% delle PMI utilizza il cloud in modo esteso o sperimentale. Ancora troppo poco se pensiamo alle opportunità di questo modello in termini di digitalizzazione, innovazione e internazionalizzazione. Coloro che lo usano ne colgono importanti benefici che non si traducono solo in risparmio di costi, ma che si possono inquadrare in un contesto più ampio che riguarda la migliore gestione dei processi e le opportunità di innovazione. L’accesso alle risorse da remoto non può prescindere dall’abbracciare questo paradigma.

5) Gestione strutturata dei dati della Supply Chain

Dall’ultima ricerca dell’Osservatorio Digital B2b è emerso come la maggior parte delle grandi aziende italiane abbia oggi una forte attenzione al tema della valorizzazione dei dati, ma sia ancora lontana da una loro piena integrazione nei processi decisionali e in un loro utilizzo predittivo o prescrittivo. Le attività delle aziende producono una gigantesca mole di dati in ogni fase della Supply Chain, dall’approvvigionamento, alla produzione, alla distribuzione e vendita. Una corretta e oculata gestione del patrimonio informativo poterebbe aumentare notevolmente la capacità delle aziende di reagire in modo tempestivo agli imprevisti e di prendere decisioni maggiormente informate.


Queste priorità non sono sicuramente le uniche e l’ordine e la profondità di implementazione varia da azienda ad azienda in base alla propria situazione di partenza e alla strategia aziendale. Sono però ambiti, di cui si parla da diverso tempo, che non hanno ancora visto una piena maturazione all’interno delle organizzazioni e che potrebbero portare indubbi benefici, non da ultimo il farsi trovare pronti di fronte a situazioni di emergenza.

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