Innovazione Digitale in Sanità

Consulto “virtuale” come in Regno Unito, ma con gli strumenti giusti!

15 febbraio 2019 / Di Chiara Sgarbossa / Nessun commento

Il governo britannico ha recentemente annunciato che nei prossimi 5 anni almeno 30 milioni di visite mediche “tradizionali” saranno convertite in consulti virtuali, che potranno essere effettuati anche via Skype.

 

Ridurre le liste d'attesa

Il Piano digital first inglese mira a ottenere molteplici risparmi attraverso la riduzione di almeno un terzo delle visite “faccia a faccia”. È stato stimato un potenziale risparmio economico di circa 1 miliardo di sterline all’anno con il Piano a regime – che prevede anche l’introduzione di tecnologie particolarmente innovative, come l’Artificial Intelligence a supporto della diagnosi – a cui si aggiungerebbe una riduzione delle liste di attesa e notevoli benefici in termini di risparmio di tempo per i pazienti che potrebbero evitare inutili spostamenti per effettuare le visite.

È quindi immediato chiedersi come tali soluzioni possano essere “riusate” anche dal nostro sistema sanitario, che per diversi motivi è spesso paragonato a quello del Regno Unito per le sfide che si trova ad affrontare, tra cui proprio la riduzione delle liste d’attesa (a questo proposito a dicembre 2018 è stato, infatti, redatto il Piano Nazionale di Governo delle liste d’attesa).

 

La comunicazione digitale tra medico e paziente

L’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità, nell’ambito della ricerca svolta nel 2018 sugli strumenti digitali di comunicazione medico-paziente, ha rilevato che il mezzo più utilizzato dai medici è l’email (77% dei specialisti e 83% dei medici di medicina generale), seguita da WhatsApp (52% e 63%) e SMS (46% e 61%).

In particolare, WhatsApp è utilizzato perché consente di scambiare con facilità e rapidamente dati, immagini e informazioni (secondo il 58% dei medici specialisti e il 63% dei medici di famiglia). Solo una minoranza dei medici del campione (10%) ha dichiarato di aver utilizzato la videochiamata di WhatsApp con i propri pazienti per fornire un consulto, andando quindi a sostituire una visita di persona. Siamo, quindi, ben lontani dall’utilizzo di queste applicazioni “consumer” come strumenti che consentano il consulto virtuale. E siamo anche confortati da questo dato, visto che WhatsApp non può rappresentare il canale attraverso cui vengono scambiati dati e informazioni di tipo clinico tra medico e paziente, non essendo uno strumento certificato per questo scopo.

 

Telemedicina e Televisita per il consulto virtuale

Le soluzioni che, a differenza di WhatsApp, si basano su sistemi certificati e che potrebbero consentire di ottenere notevoli benefici soprattutto per i pazienti (risparmio di tempo per inutili spostamenti, tempestiva assistenza, ecc.) sono quelle di Telemedicina e, in particolare – parlando di consulti virtuali tra medico e paziente – di Televisita (per Tele-visita si intende un atto sanitario in cui il medico interagisce a distanza con il paziente. L’atto sanitario di diagnosi che scaturisce dalla visita può dar luogo alla prescrizione di farmaci o di cure). Ad oggi, tuttavia, si riscontra un limitato livello di presenza di queste soluzioni tra le strutture sanitarie (nel 16% dei casi si hanno sperimentazioni) e un basso livello di utilizzo tra i medici (inferiore al 5%).

Quello che ad oggi manca non è l’offerta di tali servizi da parte dei fornitori, ma un chiaro modello di definizione e di remunerazione delle prestazioni svolte in Telemedicina. Non si può, infatti, prescindere dall’identificazione di quel sottoinsieme di visite e consulti che potrebbero essere svolti in modo “virtuale” e dall’istituzione di criteri standard per il rimborso delle prestazioni offerte tramite questi canali digitali. La mancanza di tale regolamentazione limita molto l’appetibilità delle soluzioni di Telemedicina per medici e strutture sanitarie. Solo una chiara definizione di questo modello potrebbe consentire di superare la fase di sperimentazione, permettendo di ottenere quei risparmi che anche il governo inglese ha stimato essere rilevanti.


Chiara Sgarbossa e Deborah De Cesare, Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità

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