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Con il digitale una filiera molto più protetta e di qualità

12 settembre 2017 / Di Filippo Renga / Nessun commento

Il recente scandalo del Fipronil – l’insetticida antiparassitario utilizzato sugli animali domestici ma vietato nell’UE sugli animali destinati all’alimentazione, che risulta aver contaminato partite di uova distribuite in 15 Paesi europei - ha portato ancora una volta all’attenzione il tema dell’inefficacia dei sistemi di tracciabilità e dell’accesso tempestivo alle informazioni degli alimenti. Un argomento fondamentale per il settore agroalimentare Europeo ed Italiano (quest’ultimo, in particolare, caratterizzato da una distintività dei prodotti per la propria qualità). Se da un lato, infatti, sarebbe auspicabile bloccare tempestivamente gli alimenti non conformi prima che questi arrivino sulle tavole del consumatore, dall'altro è fondamentale poter risalire in tempi rapidi alla fonte del problema, una volta che questo si sia verificato, dimostrando velocemente chi non ne è soggetto (le migliaia di allevamenti Italiani) e identificando (e sanzionando) chi ha fatto il furbo.

Le tecnologie digitali possono offrire un valido contributo nel “proteggere” la filiera alimentare, assicurando la qualità dei prodotti, in quanto possono rendere più efficienti e sicure le procedure per la raccolta delle informazioni relative a tutte le fasi della produzione e distribuzione del prodotto e la loro trasmissione lungo tutta la filiera - ed in particolar modo al consumatore finale -con l’obiettivo finale di garantirne aspetti come sicurezza, origine e sostenibilità.

Due casi concreti di innovazione digitale che supporta la produzione di alimenti riconosciuti dal mercato come di elevata qualità – in particolare sotto il profilo della sicurezza, della sostenibilità, dell’origine e delle caratteristiche nutrizionali - li stiamo portando avanti nel tavolo di Lavoro Lattiero-Caseario 4.0 dell’Osservatorio Smart AgriFood, e possono esemplificare le opportunità che potremmo cogliere come sistema Paese.

Il primo riguarda la trasmissione digitale dei cartellini dei mangimi direttamente dal mangimificio al caseificio, al fine di poter tracciare l’alimentazione delle bovine e ottenere così una garanzia ulteriore di qualità sul latte ricevuto, partendo dai prodotti che hanno mangiato. Tali informazioni sono necessarie se bisogna rispettare i disciplinari dei marchi di qualità (DOP), e in ogni caso divengono utili al fine di agevolare le scelte dei produttori, fornendo loro uno strumento in più per poter selezionare con consapevolezza la materia prima e poter aggiungere un’ulteriore caratteristica di qualità al prodotto finale. Elemento che, opportunamente valorizzato, potrà trovare riscontro positivo agli occhi del consumatore.  L’utilizzo delle tecnologie digitali consentirebbe non solo di rendere più efficienti e rapidi i processi di trasmissione - che in questo momento sono un notevole onere a carico di mangimifici, agricoltori e caseifici - ma anche di garantire la veridicità delle informazioni.

Il secondo caso riguarda la ricettazione elettronica, ovvero la registrazione e trasmissione obbligatoria alle ASL, da parte degli allevatori, delle numerose informazioni relative ai trattamenti sanitari somministrati agli animali. Si tratta di una procedura estremamente onerosa che oggi prevede la compilazione di ricette e moduli cartacei e l’inserimento delle informazioni in un registro che viene controllato una volta all’anno dalle autorità. Questi dati, ora non digitalizzati, potrebbero essere utilizzati per dimostrare, sia ai consumatori sia in sede di verifiche (anche a livello europeo), quanto l’allevamento Italiano sia rispettoso del benessere animale e della sostenibilità, soprattutto se legato alla trasformazione di prodotti tipici. Oltretutto consente forti risparmi di tempo e di carta (presenteremo i dati di dettaglio proprio il 25 Ottobre, all’interno delle Fiere Zootecniche di Cremona durante il convegno “Lattiero-Caseario 4.0: l’innovazione digitale a supporto della competività della filiera”).

I due esempi rappresentano casi concreti di come le tecnologie digitali possano supportare la qualità alimentare attraverso una sempre più efficace tracciabilità. Ma altri si stanno manifestando all’orizzonte, anche grazie a nuove tecnologie come la blockchain, che valuteremo applicata ad un caso specifico.

Filippo Renga e Chiara Corbo, Osservatorio Smart Agrifood

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Filippo Renga

Filippo Renga

Co-Fondatore degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano. È inoltre Direttore degli Osservatori Innovazione Digitale nel Turismo, Fintech & Insurtech e Smart Agrifood.

Tema:  Smart AgriFood